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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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CHIESA VIVA | GENITORI AD OGNI COSTO, MA A QUALE PREZZO?

A dieci anni dal varo della Legge 40, attorno alla procreazione assistita si sta creando un far west in cui i più svantaggiati sono proprio quei figli che si vorrebbero tanto avere. Le riflessioni del dottor Domenico Coviello, genetista e copresidente di Scienza e Vita.



Assolvere una vocazione di paternità e maternità come atto di amore e di dono di sé o intraprendere un cammino in cui al centro non è più il bene comune, ma il bene del singolo?
La risposta a questa domanda è la chiave di lettura del tortuoso percorso che da dieci anni in qua ha fatto carta straccia della Legge 40, approvata dal Parlamento nel 2004 per regolare la procreazione medicalmente assistita.
Nonostante il referendum del 2005, che ha voluto mantenere la Legge 40, oggi siamo ritornati nel far west in cui tutti possono fare tutto.

Una legge fatta a pezzetti

Com'è potuto succedere? I punti principali della Legge 40 stabilivano: a) il divieto di creare in vitro più di tre embrioni, b) il loro totale utilizzo, per non avere freezer pieni di embrioni umani abbandonati (o peggio usati per ricerca) e, c) il divieto di usare gameti (spermatozoi e ovociti) diversi da quelli della coppia che chiedeva l'aiuto di tale procedura per diventare genitore (la fecondazione omologa).
Gli interventi della magistratura ordinaria e della Consulta hanno cancellato pezzo per pezzo il contenuto della legge, fino a superarla e a permettere oggi non solo la produzione di embrioni in numero non controllato con gameti della coppia, ma anche le miscele biologiche più svariate pur di dare "un prodotto" rispondente ai desideri della coppia, autorizzando la fecondazione eterologa.
Partendo dal voler garantire un bambino non affetto da malattie genetiche, ad esempio, alcuni giudici hanno ammesso la diagnosi preimpianto, pensando che dal punto di vista etico non cambiasse nulla. Nella pratica, quel genere di esame richiede un numero di embrioni ben superiore a tre e quindi il primo paletto è stato abbattuto.
Inoltre, l'intervento medico diventa la selezione di un embrione in base alle sue caratteristiche fisiche, con lo scarto degli altri che avanzano. Proprio quello che si definisce eugenetica. E anche il secondo paletto è stato cancellato.

Davanti a un bivio

Si è passati così dal considerare le conoscenze scientifiche a servizio della coppia in una vocazione naturale di genitorialità all'idea che il desiderio del singolo è il diritto da soddisfare a tutti i costi.
Nel primo caso si riconosce che la nostra felicità è strettamente legata all'amore verso l'altro cui si dona gratuitamente, anche con sacrificio; ricevendo però in cambio un amore che riempie di gioia il nostro cuore e la nostra vita.
Nel secondo caso si intraprende un cammino in cui si punta al bene del singolo realizzandone i desideri con gli strumenti del progresso; se poi il risultato delude le attese, può essere sempre rifiutato come un qualsiasi oggetto.
Siamo a un bivio. La scelta sulla via da seguire è fondamentale. È in gioco il concetto antropologico di uomo, un cambiamento radicale e pericoloso per l'esistenza dell'umanità stessa.

Il terzo paletto

In quest'ultimo anno si è abbattuto il terzo paletto, permettendo l'uso di gameti (spermatozoi e ovociti) da persone diverse dalla coppia che chiede assistenza e ottenendo in provetta embrioni da trasferire nella donna ricevente. Quello che si dice "fecondazione eterologa". Quindi colei che porterà avanti la gravidanza può non essere la madre naturale, se viene utilizzato un ovocita donato; oppure il padre potrebbe non essere il padre naturale se si usano spermatozoi donati.
A questo si aggiunge la possibilità della fecondazione in provetta chiamata "doppia eterologa", dove l'ovocita è donato da una donna, il seme maschile da un uomo donatore e l'embrione viene impiantato nell'utero della donna della coppia richiedente, così che nessuno dei due futuri genitori sarà quello naturale.
Considerare lecito applicare all'uomo tutto ciò che la tecnologia può fare non è accettabile. La fecondazione in vitro e la diagnosi preimpianto sono spesso fatte passare per cure dell'infertilità o delle malattie genetiche, mentre servono a bypassare il problema nel primo caso e a fare una selezione eugenetica nel secondo caso. L'infertilità non viene affrontata in modo adeguato. È più semplice (e conveniente commercialmente) spingere le donne verso la fecondazione in vitro anziché fare verifiche più approfondite.
Senza contare che, come tutte le procedure invasive, anche questa comporta rischi medici per la donna e rischi genetici per il concepito. Non è possibile per ragioni di spazio approfondire il tema, ma in proposito l'associazione nazionale Scienza e Vita ha fatto incontri e raccolto materiale, reperibile sul sito web www.scienzaevita.org o alla sede di Roma (06.68192554).

L'accordo delle Regioni

Quanto alla recente decisione delle Regioni di procedere così rapidamente nell'attuazione della fecondazione eterologa, il documento condiviso è solo un elenco di problematiche che devono essere normate: aspetti fondamentali e ineludibili quali la presenza di un registro centralizzato dei donatori, il consenso informato, l'individuazione di un organo di controllo e autorizzazione. Purtroppo si continuano a dare annunci che alimentano la corsa alle cliniche ma la realtà è ben diversa.
Sono molte le testimonianze di chi ha già tentato questa strada all'estero e racconta un percorso di sofferenza e di disillusioni. Ora, con la prospettiva di poter contare sul nostro Sistema Sanitario Nazionale che vorrebbe offrire gratuitamente questo percorso, gli si forniscono false speranze con la promessa di un risultato certo perché fatto in Italia.
Si darebbe atto, inoltre, a una grande discriminazione tra le coppie che scelgono l'adozione, per cui non sono previsti aiuti economici, rispetto a chi sceglie la fecondazione artificiale.
Ha ragione il ministro della Salute Beatrice Lorenzin a preoccuparsi di questa eterologa fai-da-te. Il testo presentato dalle Regioni non vincola nessuno all'applicazione dei consigli condivisi e i centri privati già ora si muovono in maniera autonoma verso un'offerta riproduttiva senza regole. Si risponde al desiderio della coppia, travisando il vero significato di genitorialità: atto di amore verso un dono che si accetta e non oggetto desiderato che si prenota.

«LE TECNICHE CHE PROVOCANO UNA DISSOCIAZIONE DEI GENITORI, PER L’INTERVENTO DI UNA PERSONA ESTRANEA ALLA COPPIA (DONO DI SPERMA O DI OVOCITA, PRESTITO DELL’UTERO) SONO GRAVEMENTE DISONESTE. TALI TECNICHE (INSEMINAZIONE E FECONDAZIONE ARTIFICIALI ETEROLOGHE) LEDONO IL DIRITTO DEL FIGLIO A NASCERE DA UN PADRE E DA UNA MADRE CONOSCIUTI DA LUI E TRA LORO LEGATI DAL MATRIMONIO. TRADISCONO “IL DIRITTO ESCLUSIVO [DEGLI SPOSI] A DIVENTARE PADRE E MADRE SOLTANTO L’UNO ATTRAVERSO L’ALTRO”» (CCC N. 2376).

Domenico Coviello, direttore del Laboratorio di genetica umana
Ospedali Galliera di Genova e copresidente nazionale di Scienza e Vita


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 6 

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