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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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CHIESA VIVA | Papa Francesco: dalla sacrestia alla periferia

Periferia: in una parola uno dei segreti di Papa Francesco



Periferia è ormai termine di moda: discuterne tra cristiani, oggi, fa trend. E tutta colpa, o merito, di Papa Francesco. Il Papa affronta sovente l'argomento: aveva frequentato le periferie in lungo e in largo a Buenos Aires da giovane prete, poi da provinciale dei gesuiti, e non meno da vescovo e cardinale. Ora che è Papa visita quelle d'Italia e del mondo, le commenta in discorsi e omelie, e indica l'uscire dalle sacrestie come impegno apostolico imprescindibile. Di più, dilata il concetto - di per sé legato all'urbanistica - dandogli una sfumatura teologica: parla di periferie esistenziali. Quelle della fede.

A Buenos Aires, "gesuita salesiano"

Anche Buenos Aires, fin dalle sue origini, ha le baraccopoli, chiamate Villas Miseria. La pubblica amministrazione le indica non con un nome ma con un numero. Padre Bergoglio giovane prete visita la più vicina, la Villa Miseria numero 21. Arriva con l'autobus 70. Trova analfabetismo, droga, tratta delle bambine, prostituzione, smercio delle armi. Diventato provinciale, porta a lavorare nelle baracche i giovani gesuiti studenti di teologia, impegnandoli in avventurosi week-end apostolici. Non tutti i suoi confratelli vedono bene l'iniziativa, alcuni - lui stesso l'ha raccontato - per questo apostolato spicciolo lo accusano di essere gesuita salesiano. Ma lui persevera.
All'inizio del nuovo millennio, in un momento di forte crisi (e nelle crisi a pagare sono soprattutto i poveri), il card. Bergoglio dà vita in Buenos Aires a un "Vicariato per la Pastorale nelle Bidoville", e lo affida a un manipolo di giovani preti disposti a osare.

Quali periferie

Bergoglio usa il termine periferie anzitutto nel suo significato originario, dell'urbanistica. E periferia, nelle metropoli, sovente coincide con bidonville. Sulla pastorale nelle baraccopoli ha idee forti, e da vescovo le espone ai sacerdoti. Li sollecita a uscire. Dice: "Si deve uscire da se stessi, andare verso la periferia. Si deve evitare la malattia spirituale della Chiesa autoreferenziale". Con questo aggettivo erudito disapprova un tipo di clero che fa riferimento solo a se stesso e ai propri rituali, non va oltre il proprio orto.
Ha scoperto: "La realtà la si capisce meglio non dal centro, ma dalle periferie." Conosce i rischi: "È vero che uscendo per strada, come capita a ogni uomo o donna, possono succedere degli incidenti. Però se la Chiesa rimane chiusa in se stessa, invecchia. E tra una Chiesa accidentata che però esce per le strade, e una Chiesa ammalata di autoreferenzialità, non ho dubbi nel preferire la prima".
Bergoglio legge il termine periferia anche in rapporto con le parrocchie: ogni parrocchia ha la sua periferia. Riferendo i dati di una ricerca sociologica, spiega che i fedeli se abitano nel raggio di seicento metri dalla chiesa si trovano al centro; se più lontani e a piedi, faticano a frequentare le funzioni. E il parroco deve uscire a incontrarli. Deve scendere dal campanile, attraversare il sagrato, stare con la gente. Consiglia: "Affittate un garage e lo affidate a un catechista ministro dell'eucaristia, che accolga le nonne e i bambini…"
Infine per Bergoglio ci sono soprattutto le periferie esistenziali, le più estese. "La Chiesa è chiamata a recarvisi: sono le periferie del mistero del peccato, del dolore, dell'ingiustizia, quelle dell'ignoranza, dell'assenza di fede, quelle del pensiero." Nelle statistiche solo due uomini su sette vengono catalogati come cristiani, e tra loro tanti sono lontani, agnostici, se non atei e ostili. Si dà il caso di ex che vanno dal parroco e chiedono di essere sbattezzati, cancellati dal registro. Dovrebbero diventare l'assillo di ogni cristiano impegnato in missione.

Nelle periferie del mondo

Diventato Papa, Bergoglio non ha diminuito ma se mai accresciuto la sua frequentazione delle periferie, soprattutto quelle esistenziali. Le cerca, in Italia e all'estero. Per esempio? Ma gli esempi non finirebbero più…
In sostanza periferia per Papa Francesco è parola-chiave dell'agire cristiano nel nostro tempo. Occorre scendere dal campanile, uscire dalla sacrestia, attraversare il sagrato, andare oltre i seicento metri, affittare un garage. Fondersi con la gente, come il pastore che prende l'odore delle pecore. In senso fisico, e figurato.

Enzo Bianco SDB - bianco.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 6 

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