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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014
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CHIESA VIVA | La nuova evangelizzazione del sociale



Incontro con S. Ecc. Mons. Mario Toso

S. Ecc. Mons. Mario Toso, nato a Mogliano Veneto (TV) nel 1950, salesiano, è stato decano della Facoltà di Filosofia e, poi, Rettore magnifico dell'Università Pontificia Salesiana/UPS (2003-2009). Professore di filosofia sociale e politica e di Dottrina sociale della Chiesa, fu consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e della Conferenza episcopale italiana per i problemi sociali. In un saggio edito da LEV, rivisita il tema della nuova evangelizzazione del sociale alla luce del magistero di Benedetto XVI e dell'attuale pontefice].


Eccellenza, da cinque anni lei è Segretario del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace. Può ricordarci qual è il compito di questo Consiglio e in particolare il suo?

Il Pontificio Consiglio mira a far sì che nel mondo siano promosse la giustizia e la pace secondo il Vangelo e la dottrina sociale della Chiesa. Si impegna perché quest'ultima sia aggiornata, largamente diffusa e tradotta in pratica presso i singoli e le comunità. Raccoglie notizie e risultati di indagini circa la vita sociale. Li valuta e, secondo l'opportunità, ne rende partecipi gli organismi episcopali delle conclusioni che ne trae. Mantiene rapporti con le associazioni cattoliche internazionali e con gli altri istituti esistenti, anche al di fuori della Chiesa cattolica, i quali s'impegnano sinceramente per l'affermazione dei valori della giustizia e della pace nel mondo. Ha particolari rapporti con la Segreteria di Stato, specie ogni qualvolta si debbono trattare pubblicamente problemi attinenti alla giustizia e alla pace mediante documenti o dichiarazioni il compito del Segretario è molto semplice. È quello di coadiuvare il Presidente nel dirigere il personale e nel trattare le questioni del Dicastero. Implica anche la rappresentanza presso le Sedi internazionali come l'ONU, l'OSCE ed altri organismi, nonché seguire la preparazione di bozze di testi utili al Pontefice e alla Santa Sede.

Il suo incarico l'ha portata a collaborare con due pontefici. Quali sono i loro principali "desiderata" o forse, "sogni" nel campo della giustizia sociale?

Credo che l'utopia sociale, in senso positivo, di papa Benedetto XVI sia espressa bene, oltre che nell'enciclica Deus caritas est, nell'enciclica Deus caritas in veritate. Qui egli auspica una nuova evangelizzazione del sociale che, in un contesto di globalizzazione e di cultura post-moderna, può offrire ad ogni credente ed uomo di buona volontà la via della redenzione, della rigenerazione del pensiero e della progettualità, qualora si viva un amore pieno di verità nelle relazioni interpersonali, nelle istituzioni, in ogni ambito sociale, in vista di uno sviluppo plenario, sostenibile e aperto alla Trascendenza. La dottrina o insegnamento sociale della Chiesa è da papa Benedetto considerata elemento essenziale dell'evangelizzazione, strumento e luogo imprescindibile di educazione alla fede. Il "sogno" sociale di papa Francesco è in stretta continuità con quello del suo predecessore che, tra l'altro, desiderava che la fraternità fosse considerata principio fondamentale della società, dell'economia e della politica. Nell'esortazione apostolica Evangelii gaudium, il papa argentino evidenzia la dimensione sociale della fede e dell'evangelizzazione, il realismo dell'incarnazione, per cui uomo è mio fratello e in lui sono chiamato a riconoscere e ad amare Cristo stesso. Sulla base di un simile sguardo di fede, traducibile in una visione personalista e comunitaria, egli propone la prospettiva di un'economia e di una democrazia inclusive dei poveri, implicanti il lavoro per tutti, specie per i giovani.

C'è un loro gesto che le è rimasto nel cuore?

Penso, anzitutto, all'umiltà e alla saggezza con cui papa Benedetto ha rinunciato al pontificato. Credo che una scelta così coraggiosa e "storica" l'ha potuta compiere perché grande credente e vero teologo, uno dei più acuti e profondi della Chiesa contemporanea. Chi salva il mondo non sono i papi, gli uomini, tantomeno le ideologie, ma soltanto Dio, il volgersi a Lui - garante della nostra libertà e di tutto ciò che e vero e buono -, mediante il Figlio e il suo Spirito. Papa Francesco mi ha impressionato per i suoi molteplici gesti evangelici, per la sua pedagogia pastorale e la sua testimonianza coinvolgente. Basti pensare al suo viaggio a Lampedusa, alla sua scelta di indire una giornata di preghiera per la pace in Siria. Con simili atti, squisitamente cristiani, ha scosso l'opinione pubblica, ha "spiazzato" e fatto arrossire la politica elusiva e distratta, nonché le diplomazie inconcludenti del mondo, mostrando con vigore l'urgenza di decisioni risolutive e di un sussulto di dignità da parte dei popoli.

Perché la "Evangelii Gaudium" è una pietra miliare nel pontificato di papa Francesco?

Perché si tratta di una esortazione speciale, che non è solo relativa al Sinodo di cui parla, ma mostra di essere un testo programmatico per la Chiesa del terzo millennio, per il ministero petrino del pontefice argentino, per la pastorale in genere, ma anche per la pastorale sociale, in quanto domanda una conversione nella vita di comunione, nelle modalità dell'annuncio e della testimonianza. Ai christifideles laici domanda, ad es., di non essere introversi, di non essere impegnati solo in compiti intraecclesiali, ma di curare adeguatamente l'impegno per l'applicazione del Vangelo nella trasformazione della società. Domanda di non limitarsi all'impegno assistenziale e caritativo, bensì di dedicarsi, con decisione e a largo raggio, alla rimozione delle cause strutturali della povertà, nelle sue forme vecchie e nuove.

Quali sono i princìpi per lei maggiormente importanti?

Nell'Evangelii gaudium si incontrano i principi tradizionali della Dottrina o insegnamento sociale della Chiesa - dignità della persona, destinazione universale dei beni, solidarietà, sussidiarietà, bene comune -, ma papa Bergoglio ne illustra altri, sui quali occorre ritornare, quali: il tempo è superiore allo spazio; l'unità prevale sul conflitto; la realtà è più importante dell'idea; il tutto è superiore alla parte. Questi principi emanano dai primi e appaiono fondamentali per una politica che non si limita ad occupare posti ma si impegna, invece, a seguire e a favorire processi di crescita integrale per tutti; per una finanza strutturata eticamente, in modo trasparente, democratico, funzionale al bene comune; per costruire la pace sociale, mediante la logica del dialogo e dell'incontro dei popoli.

Lei è un vescovo salesiano: nella sua attività quotidiana, quanto influisce l'impegno di don Bosco per formare "buoni cristiani e onesti cittadini"?

Influisce in maniera naturale, come anche l'esperienza del mio insegnamento nell'ambito sociale e politico, tant'è che mi sono prodigato affinché il Pontificio Consiglio fosse dotato di un'area di attenzione alla politica. Come, infatti, poter promuovere la giustizia e la pace senza un'adeguata e simultanea attenzione ai problemi politici, nazionali ed internazionali?

Lorenzo Bortolin - bortolin.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 5 

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