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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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CHIESA VIVA | LE FAMIGLIE SALVERANNO LA FAMIGLIA. CON L'ALLEANZA



Isolate, parcellizzate, trascurate. Ma non senza speranza. Infatti c'è una strategia semplice per rompere l'isolamento a cui sembra condannata la famiglia. Si chiama alleanza. Lasciati soli - come di fatto sono - i nostri piccoli nuclei familiari rischiano di condannarsi ad essere poco significativi. Addirittura insignificanti. Uniti invece possono resistere alle fatiche di una quotidianità sempre più complessa, combattendo allo stesso tempo le insidie dei settori meno amichevoli della società, e le poche promesse e le molte inadempienze della politica. Ma che cosa significa alleanza familiare? Non pensiamo a forme complesse di associazionismo o di militanza. La prima collaborazione, la più elementare, è quella che sappiamo inventarci con altre famiglie, con gli amici, con i vicini, con coloro che frequentano il nostro gruppo e la nostra comunità. Un tempo questo pur minimo sforzo associativo non era necessario. La famiglia patriarcale, il "cortile", la rete estesa delle parentele assicuravano una presenza affidabile nella normalità o nell'emergenza.
Perché insistere sul concetto di alleanza? Perché solo le famiglie potranno salvare la famiglia.

Rafforzare i legami tra famiglie e famiglie

Gravate dal crescente carico di incombenze pubbliche e private, i nuclei familiari chiusi in se stessi rischiano l'asfissia. Ma se ciascuno tende la mano al vicino, se ha il coraggio di aprire la porta di casa per chiedere come per offrire aiuto, qualcosa dovrà cambiare. Da tempo le associazioni familiari sostengono il "progetto alleanza". Si tratta di rafforzare i legami tra famiglie e famiglie, tra associazioni e associazioni, per incidere più profondamente nel tessuto sociale e politico. Il salto di qualità è indispensabile. In caso contrario, la famiglia rischia di rimanere solo un argomento per dibattiti e tavole rotonde: retorica, perfino demagogia, e poco più. D'altra parte gli esperti finanziari mettono in guardia dal nutrire troppe speranze sul futuro del welfare. Gli aiuti pubblici in questo momento di crisi sono sempre più misurati, molto spesso inesistenti. Da qui l'esigenza di dare nuova visibilità a quel volontariato che anima l'associazionismo familiare, risolvendo tanti grattacapi. Non a caso i buoni risultati delle associazioni familiari stanno sollecitando riflessioni più attente. Non sono i grandi successi politici - che non esistono - ad attirare il consenso degli esperti, ma le piccole, efficaci forme di auto-organizzazione familiare. Altrettanto opportuni sono i gruppi di sostegno alle coppie in difficoltà che si stanno moltiplicando anche al di fuori dei tradizionali circuiti dell'area cattolica. La cultura d'ispirazione laica se ne sta accorgendo: troppi coniugi che alzano bandiera bianca perché schiacciati dai propri limiti ritenuti insuperabili, troppe famiglie che dichiarano fallimento e si arrendono disseminando il campo di morti (gli affetti) e feriti (i figli). L'intera società ne subisce gli effetti negativi. Ancora una volta è inutile pensare solo o innanzitutto a grandi progetti di legge o a chissà quali iniziative istituzionali. Tanto non arriveranno.

C'è già, ma non si vede

Gli interventi più risolutivi, i primi, i più efficaci hanno per protagoniste coppie di volontari, le stesse che magari hanno sperimentato nella propria vita a due il dolore della separazione e sanno come muoversi. E proprio in questa capacità di intervenire nella concretezza delle situazioni si delinea, con la forza della famiglia, il futuro dell'associazionismo familiare. Esistono già gruppi familiari che hanno saputo inventarsi, per esempio, piccole scuole materne flessibili, senza orari rigidi, modellate sulle esigenze dei bambini perché le "insegnanti" sono, a turno, le mamme stesse. Con il medesimo criterio sono sorte forme di collaborazione familiare per il lavoro domestico o per l'assistenza degli handicappati. Ci sono anche "comunità familiari" in cui l'alleanza è solida e definitiva, fondata su bisogni pratici ma anche su comuni percorsi di fede. Sono purtroppo esperienze isolate, ancora poco conosciute. Le associazioni familiari stanno lavorando per sollecitare nuove iniziative, nuove forme di auto-organizzazione familiare. Anche perché queste piccole alleanze, nate per rispondere ad esigenze concrete, possono rappresentare la premessa per un associazionismo familiare più maturo e impegnativo, capace di incidere davvero sul fronte più complesso della cultura e della politica. La strada comunque appare senza alternative. Occorre moltiplicare gli sforzi per convincere le famiglie che solo alleandosi sarà possibile divenire protagoniste nei cambiamenti di una società dove, tra pochi anni, sarà profondamente diversa la maniera di vivere, di lavorare, di fare politica.

Luciano Moia, caporedattore
Noi genitori&figli - Avvenire - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 4  

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