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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
                      Ecclesialità - Chiesa - Papa e Vescovi - Parrocchie - Sacramenti - Avvenimenti ecclesiali

 

CHIESA VIVA | LA RIVOLUZIONE DELLE PAROLE SEMPLICI


Una manciata di parole semplici. Il primo giorno del Concilio Vaticano II, che avrebbe riportato la Chiesa a marciare al passo della storia, non si è chiuso con proclami ma con l'ennesimo segno di un tempo che assegnava alla parola un ruolo principale.
La sera dell'11 ottobre del 1962 migliaia di fedeli raggiunsero piazza San Pietro nell'attesa di un saluto di Giovanni XXIII. Un augurio di "buonanotte", una benedizione pronunciata "a braccio". "La mia persona non conta niente: è un fratello che parla a voi, un fratello divenuto padre per volontà di Nostro Signore" dirà Giovanni XXIII, dopo aver osservato la piazza illuminata dalle fiaccole e aver indicato nella luna una compagna speciale. "Cari figlioli, sento le vostre voci. La mia è una sola, ma riassume tutte le voci del mondo; e qui di fatto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera. Osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. Noi chiudiamo una grande giornata di pace".

La Chiesa che dialoga

Karol Wojtyla il 22 ottobre del 1978 elevava una fervente, umile, fiduciosa preghiera. "Fa' che io possa essere un servo! Anzi, servo dei tuoi servi". Le parole con cui inizia il pontificato di Giovanni Paolo II, "un vescovo che non è romano, un vescovo che è figlio della Polonia".
Se "inscrutabile è il disegno della divina Provvidenza", Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II hanno riportato l'uomo al centro di quel progetto. La semplicità nel rivolgersi ai fedeli resta la testimonianza di una volontà di cambiamento esaurita solo dalla morte. Esemplare per la Chiesa della seconda metà del Novecento nel segnare la qualità del tempo all'insegna del dialogo e circoscriverla al compiersi, qui e ora, del regno di Dio.

Il tempo compiuto

"Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà. Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l'uomo e l'umanità intera! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!" tuonerà Wojtyla, prendendo dal Vangelo di Giovanni le parole con cui Gesù conforterà i suoi discepoli prima di accogliere il proprio destino, quando l'annuncio, "il tempo è compiuto", era venuto con la morte di Giovanni (Mc, 1.15).
Ed è "alla sua salvatrice potestà" che Giovanni Paolo II chiede di aprire "i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo". Sarà così. Una decina di anni dopo risuoneranno programmatiche, più che profetiche.

L'Uomo al centro

"Non abbiate paura!" aveva esortato Wojtyla. "Cristo sa "cosa è dentro l'uomo". Solo lui lo sa" mentre "oggi, così spesso, l'uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore, invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione". Con "umiltà" e con "fiducia", Wojtyla chiede una sola cosa all'inizio del pontificato. "Permettete a Cristo di parlare all'uomo".
Quanto era capitato una sera di sedici anni prima, quando Giovanni XXIII si rivolse ai "figlioli di Roma" per dare un compito semplice, nell'attesa che dal Vaticano uscisse una Chiesa rinnovata. "Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell'incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c'è, qualche cosa che ci può tenere un po' in difficoltà. Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite: "Questa è la carezza del Papa". Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specie nelle ore della mestizia e dell'amarezza".

Enrico Romanetto - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 4  

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