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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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CHIESA VIVA | Famiglia oggi: Modellli familiari e strategie sospette



In queste ultime settimane si è riacceso il dibattito sulla cosiddetta "famiglia lunga", dove figli già adulti - sulla trentina e oltre - continuano a convivere con i genitori. Una scelta spesso condizionata da difficoltà obiettive, come la casa o il lavoro, ma altrettanto frequentemente legata a motivazioni più vaghe e - diciamolo con franchezza - meno onorevoli. Anche al termine degli studi infatti, con un buona occupazione e magari un pied-à-terre a disposizione "per sentirsi più liberi", troppi ultra-trentenni rimangono comunque in famiglia perché più comodo e meno impegnativo. Il guscio rassicurante della casa paterna permette di dilazionare a tempo indeterminato la decisione di costruirsi una famiglia propria. Manca il coraggio di assumere nuove responsabilità. Fa difetto la coerenza di rinunciare alle tranquille e disimpegnate abitudini da single tardo-adolescenti per operare una scelta di maturità.

Un sottofondo di tensioni e interrogativi

Ma è davvero così serena e rassicurante l'esistenza in queste "famiglie lunghe"? Alcune ricerche sottolineano come i rapporti tra i genitori e figli nell'ultima fase dell'adolescenza - proprio quella che va allungandosi a dismisura - siano sempre più difficili. Nella sostanza, se non nella forma. Problemi delicati come l'affettività e la sessualità dei ragazzi restano ai margini della vita familiare. Non se ne parla affatto. Tensioni e interrogativi latitano in sottofondo ad inasprire implicitamente rapporti già complicati, perché protratti con modalità scombinate e fuori tempo massimo. Molto spesso, osservandole soltanto la superficie, si potrebbe essere ingannati dalla calma sorprendente di dinamiche familiari tanto piatte da apparire cadaveriche. Non ci sono conflitti, né contrasti reali, e neppure si innescano dibattiti sui temi che contano. Troppi genitori di figli ultra trentenni, vivono in una difficile condizione di conflitto e di incertezza. Da un lato sono tentati di considerare favorevolmente una prospettiva che li vede ancora genitori al centro della scena domestica, con la presenza rassicurante dei figli intorno a loro. Dall'altra avvertono più o meno distintamente che quel momento di stasi familiare racchiude in sé una serie di pericoli esiziali.

Quali pericoli

Il primo è quello dell'implosione. Come tutte le realtà sociali, anche la famiglia deve percorrere in modo dinamico le fasi previste dall'alternanza naturale delle generazioni. Bloccare in modo artificioso i passaggi inevitabili della vita, che l'antropologia ha assunto in sé e codificato in ruoli ben definiti, significa introdurre una deriva che porta inevitabilmente all'atrofia e allo svuotamento ideale. Figli che non diventeranno mai genitori e genitori che non diventeranno mai nonni finiscono non solo per isterilire la famiglia ma anche per necrotizzare la più decisiva delle dinamiche sociali: il rinnovamento generazionale. Non è colpa soltanto delle avverse condizioni economiche, del lavoro che non c'è, della casa che ha costi inavvicinabili. I genitori per primi devono sentire la responsabilità di accelerare un rinnovamento che troppo spesso non esigono per inerzia, egoismo, desiderio di non accentuare i contrasti. Il desiderio di crescere e di far crescere deve nascere da dentro, dal cuore. E deve porsi il grande traguardo di costruire il futuro, tornando a donare quell'amore che gratuitamente abbiamo ricevuto.
Obiettivo importante, ma tutt'altro che agevole da raggiungere. Anche perché troppo spesso la famiglia può contare solo sulle proprie forze. Messa ai margini dal dibattito culturale, risulta quasi sempre ignorata anche dalle iniziative politiche.

Esiste una politica sulla famiglia?

Le attenzioni che si concentrano in questi mesi sui nuovi modelli familiari - dalla "famiglia lunga" alla famiglia di fatto, dalle ricomposizioni più variegate ai nuclei in cui si intrecciano esperienze di genere e presenze Lgbt - lasciano spazio a qualche dubbio. Invece di dedicare tanti sforzi e tante energie per legittimare questi modelli familiari alternativi, non sarebbe più opportuno e meno dispendioso impegnarsi realmente per aiutare, con politiche davvero efficaci, la famiglia normale, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna? L'unico modello che prepara davvero il futuro di tutti. E agevolare quindi, con interventi sul fronte della casa, del lavoro e del fisco, la formazione di nuovi nuclei familiari? La domanda è forse "politicamente scorretta" ma analisi e ricerche qualificate - e sono ormai numerose - sembrano andare in una sola direzione. Non potranno essere i "nuovi" modelli familiari la terapia vincente di una società sempre più disgregata e impoverita dentro. Il gran polverone sollevato per esempio sul riconoscimento delle unioni omosessuali - meno del 3 per cento della popolazione - rischia di mettere in secondo piano il dramma autentico di una società al crepuscolo, in cui è crollato il numero di matrimoni e in cui nascono sempre meno bambini. I diritti di tutti sono importanti per costruire il futuro. Ma se non prepariamo il futuro non ci saranno diritti per nessuno.

Luciano Moia, caporedattore - Noi genitori&figli - Avvenire
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 3  
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