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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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CHIESA VIVA | Matrimoni oggi: Poligamia successiva e scelte di civiltà


Crisi del matrimonio in Occidente. Caso serio. Molto serio. Perché il matrimonio, oltre che sacramento dell'amore e della vita, è un patto di civiltà. Distruggere il matrimonio, o proporre soluzioni alternative, varianti light, aggregazioni diverse da quella - fondata sull'unione tra uomo e donna - che da millenni rappresenta l'architrave della società, vuol dire preparare la strada a un modello di convivenza civile completamente diverso. Ne siamo davvero consapevoli?
Da un paio di decenni, anche il nostro Paese, ha di fatto mutuato dal mondo anglosassone una sorta di "poligamia successiva", quella consuetudine ormai largamente diffusa e che non incontra più né riprovazioni sociali né remore etiche, per cui si convive prima del matrimonio per alcuni anni, ci si sposa sempre più tardi, talvolta con un altro partner, e infine nella piena maturità arriva spesso un nuovo rapporto, non necessariamente sancito dalla separazione e da una nuova unione civile. Il quadro è evidente: una situazione di incertezza affettiva, conseguenza di una deriva culturale in cui tutto appare provvisorio e instabile - dal lavoro all'abitazione - diffonde la sua precarietà anche nel quadro sociale, contribuendo a rendere ogni rapporto segnato da una vaghezza di fondo, da una insoddisfazione latente, da un clima in cui nulla appare più assodato e accettato per sempre. L'analisi - più volte tracciata - purtroppo è inconfutabile.

Il questionario e un Sinodo

Fermarsi alla presa d'atto non basta più. E la Chiesa l'ha pienamente compreso. Proponendo un Sinodo "biennale" sulla famiglia, preceduto da un questionario diffuso in tutto il mondo per raccogliere informazioni e dare voce ai tanti disagi in formato familiare, ha deciso che è giunto il momento di tracciare con chiarezza una prospettiva diversa che contribuisca a quel passo in avanti auspicato da tutti coloro che guardano al "caso serio" del matrimonio e della famiglia. Forse, per cominciare a riflettere con efficacia su questo aspetto fondativo della nostra civiltà, occorre avere il coraggio di partire da una premessa, che è allo stesso tempo un grave interrogativo. Se oggi tanti uomini e donne vivono in una situazione di cosiddetta precarietà affettiva - e cioè convivono, si separano, divorziano, si risposano - non sarà perché il modello di matrimonio monogamico, segnato da fedeltà, unicità e indissolubilità, è stato "promosso" e "tradotto" in modo non del tutto efficace negli ultimi trent'anni? Forse certa teologia e, di conseguenza, alcuni ambiti della pastorale, hanno a lungo tratteggiato un paradigma nuziale un po' troppo idealizzato.
Il risultato è stato inversamente proporzionale alle intenzioni, pur lodevoli, dei protagonisti di queste scelte: non siamo stati in grado di adattare quello schema alla complessità e alle sofferenza della realtà matrimoniale. Abbiamo perseverato lungo il tracciato di una strada maestra senza renderci conto - almeno in parte - che il mondo degli affetti e dei legami aveva imboccato vie secondarie, sentieri tortuosi, percorsi considerati eticamente inaccessibili. In troppi casi abbiamo proclamato molta verità e poca carità.

Profezia da compiere

La Chiesa, da almeno 15 anni, auspica un "gesto profetico" ("Lettera alle nostre famiglie", Conferenza episcopale lombarda, 2001). Ma nel frattempo le cifre delle dissolvenze affettive sono cresciute in modo esponenziale. E quel "gesto profetico", che voleva richiamare la necessità di un atteggiamento profondamente diverso da parte della Chiesa nei confronti delle persone che vivono il fallimento del proprio progetto affettivo, nessuno ancora l'ha veramente compiuto. Così la maggior parte dei separati ha ancora oggi la sensazione di vivere ai margini della Chiesa, come corpo estraneo, appena tollerato. Una contraddizione difficilmente componibile. Da una parte non ci stanchiamo di proclamare lo stupore di una teologia nuziale secondo cui è giusto l'accostamento tra amore nuziale e amore trinitario. Ma, d'altra parte, quando scendiamo dall'empireo di categorie così elevate all'antropologia della quotidianità e facciamo i conti con le lacerazioni che si palesano nella normalità del rapporto di coppia, vediamo come quelle idealizzazioni siano lontane anni luce dal sentire e dai bisogni di tanta gente.

Nuovi linguaggi e misericordia

Forse, per rendere di nuovo comprensibile e accattivante la proposta dell'amore cristiano, c'è anche tutto un linguaggio da semplificare, tutto un apparato di rimandi e di suggestioni da depurare e attualizzare, tutto un atteggiamento di spiritualità elitaria da passare al setaccio dell'umiltà e del dialogo. E forse, dovremmo anche preparaci al tentativo di comprendere come queste nuove modalità di leggere lo sviluppo, la crescita e le trasformazioni dell'affettività all'interno della coppia, possano essere convogliate in una prospettiva accettabile di accoglienza e di misericordia, fornendo risposte credibili alle esigenze concrete di tante donne e di tanti uomini che, nonostante tutto, vogliono continuare a credere nel Vangelo dell'amore.

Luciano Moia, caporedattore - Noi genitori&figli - Avvenire
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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 2  
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