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 ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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CHIESA VIVA | Quel prete (inesistente?) di Bagdad


Durante un viaggio turistico, le "vie del Signore" portano a "scoprire" gli iracheni cristiani, una minoranza antichissima che rischia l'estinzione
Da 15 anni leggo, studio e scrivo soprattutto degli iracheni cristiani. Formano una minoranza antichissima, in via di estinzione in un Paese sempre più orientato verso una omogeneità religiosa islamica, che tende ad escluderli. Quando andai in Iraq la prima volta, di loro non sapevo nulla e non potevo immaginare che incrociandone la "strada", la mia vita sarebbe cambiata così tanto. Qualcuno parla di caso, altri di destino. Io penso, invece, che le circostanze che hanno permesso questo cambiamento siano frutto di una Volontà Superiore, che voleva che mi occupassi di loro.
Era il 1997 e una ragazza irachena, incontrata per caso a Baghdad, mi chiese se come italiana, ero cattolica. Alla mia conferma, disse che in una chiesa vicina all'hotel dove alloggiavo, avrei potuto incontrare il sacerdote responsabile della Caritas, per parlare con lui della comunità cristiana. Ringraziai la ragazza, ma non diedi peso a ciò che mi aveva detto. Viaggiavo in gruppo, c'era la città da scoprire e non c'era tempo per visitare una chiesa.
Neanche l'anno dopo, di nuovo a Baghdad, ci pensai; ma un caldo pomeriggio di settembre le parole della ragazza mi tornarono alla mente. Io e la mia amica non volevamo passare ore a bordo della piscina o nella camera dell'albergo; ma i negozi avrebbero aperto soltanto alle 18, i musei erano chiusi, i monumenti all'aperto li avevamo visitati l'anno prima e non era neppure l'ora giusta per una passeggiata. E se avessimo cercato quel prete? Come responsabile Caritas, forse avrebbe potuto darci informazioni sugli effetti dell'embargo sulla popolazione civile. Ma come si chiamava e dov'era la chiesa? Era vicina all'albergo, aveva detto la ragazza. E quante chiese avrebbero potuto esserci? Una, al massimo due. Beata ignoranza!

Un autista che non parla inglese

Forti di questa sicurezza, chiedemmo all'hotel un'auto con autista che parlasse inglese. Per prudenza, chiedemmo anche ad un responsabile dell'albergo di spiegargli che stavamo cercando la chiesa vicina all'hotel. Iniziò, così, una sorta di pellegrinaggio durante il quale molte volte l'autista fermò l'auto e facendoci cenno di rimanere a bordo, bussò alle porte di varie chiese, tornando però sempre scuotendo il capo e ripartendo. Quindi, di chiese ce n'era più di una; ma, impossibilitate a parlare con l'uomo, che… non parlava inglese, ci chiedevamo: se non sa dove dobbiamo andare e chi dobbiamo incontrare, dove ci sta portando? Il dubbio sembrò svanire all'ennesima tappa.
Ad un incrocio, l'autista si fermò a chiedere qualcosa ad una donna, che a sua volta fermò un'auto che stava passando. Da questa, scese un uomo che, dopo aver parlato con loro due, venne verso di noi: indossava il clergyman e ci parlò in francese. Finalmente un sacerdote! Dopo avergli spiegato che stavamo cercando il responsabile della Caritas e che l'autista non aveva la minima idea di dove trovarlo, egli ci tranquillizzò: gli avrebbe spiegato dove portarci. Ripartimmo, ma via via che andavamo, fu chiaro che ci stavamo allontanando dall'albergo. Altro che chiesa vicina! Lasciato uno ampio viale del centro, l'auto svoltò in un vicolo e quella volta l'autista, dopo aver fermato l'auto, ci indicò un portone di legno invitandoci a bussare. Lo facemmo, ma non avendo avuto risposta, ci rendemmo conto che era aperto. Lo varcammo e ci trovammo in un piccolo chiostro deserto.

Do you speak english? "Why not?"

Alle pareti spiccavano varie croci e da lontano, udimmo un canto dedicato alla Madonna che avevamo imparato da piccole. Percorremmo il porticato e ci affacciamo in una chiesa, dove il coro stava provando. Imbarazzate, entrammo ed osservammo l'interno, cercando di non disturbare il canto, sino a quando una bimba ci venne incontro e prendendomi per mano, mi chiese qualcosa di cui capii solo la parola: Baba. Pensai che intendesse il sacerdote ed annuii. Percorso qualche metro, la bimba indicò una porta alla quale bussare. Lo feci ed udendo una voce, aprii la porta. All'uomo seduto alla scrivania, chiesi se parlasse inglese. Rispose: "Perché no?". Mi stupì e per un attimo pensai che lui "fosse" inglese. Non lo era, era un sacerdote della chiesa cattolica caldea con cui io, la mia amica e poi, tutto il nostro gruppo facemmo subito amicizia. Dopo di lui, ci furono altri sacerdoti, fedeli, vescovi e patriarchi, che oramai fanno parte della mia vita.
Oggi, a volte mi chiedo: e se solo una delle cose che ho raccontato fosse stata diversa? Se l'autista avesse sbagliato strada? Se non avessimo incontrato per strada quel sacerdote? Se alla fine di tutti quegli eventi concatenati, l'altro sacerdote avesse parlato solo arabo o fosse stato scostante o indaffarato? Io non sarei qui a scrivere degli iracheni cristiani, ma la mia è una domanda inutile. Io "dovevo" farlo. Qualcuno aveva deciso per me. E, per inciso, non ho mai incontrato il sacerdote di cui quella ragazza, tanti anni fa, mi aveva parlato.

Luigia STORTI- redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 1  
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