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 ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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CHIESA VIVA | Domenica non è più Domenica


Aumentano i centri commerciali e i negozi aperti anche nei giorni festivi. È un'esigenza reale? La proposta di una lettrice di Livigno.

Chissà. Forse qualche nostro lettore ricorda ancora una canzone, sigla di una trasmissione tivù (e di un film) in voga a fine anni Cinquanta. Cantata da Mario Riva, aveva come ritornello: "Domenica è sempre domenica / si sveglia la città con le campane. / Al primo din-don del Gianicolo / Sant'Angelo risponde din-don-dan". Oggi, le campane si sentono meno. Forse perché sostituite da altoparlanti. Forse per il minor appeal religioso. Forse per i richiami delle "sirene" delle nuove "cattedrali": i centri commerciali, aperti dall'alba a notte inoltrata, anche il sabato e la domenica. E a chi si adagia sul melanconico (ed inutile) "ai miei tempi non c'era questa frenesia", qualcuno ribatte che quegli orari permettono di creare nuovi posti di lavoro e di andare incontro alle esigenze di chi può acquistare "soltanto" nelle ore libere dal lavoro (se no, quando potrebbe spendere?). Quasi che i dipendenti dei centri commerciali non abbiano, anche loro, l'esigenza di fare acquisti… Quanto è reale, dunque, il bisogno di avere negozi aperti anche la domenica? E quanto siamo disposti a pagare in termini personali, familiari e sociali in cambio di questa comodità?

Far festa insieme

Non stiamo ad approfondire che nel racconto biblico della creazione Dio si riposò il settimo giorno (Genesi 2, 2-3). Né che quasi tutti i popoli antichi dopo sei giorni di lavoro ne avevano uno di festa: per i romani era il "dies solis", denominazione conservata nell'odierna lingua inglese, Sunday, e tedesca, Sonntag.
Basterebbe ricordare che "l'istituzione del giorno del Signore contribuisce a dare a tutti la possibilità di godere di sufficiente riposo e tempo libero che permetta loro di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa" (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2184). Va da sé che l'eventuale giorno di riposo "a rotazione" non favorisce questi rapporti.
Non a caso, nella Lettera apostolica "Dies Domini" del 31 maggio 1998, il papa (e prossimo santo) Giovanni Paolo II annotava, tra l'altro, che "la domenica cristiana è un autentico "far festa", un giorno da Dio donato all'uomo per la sua piena crescita umana e spirituale" (n. 58) e che "attraverso il riposo domenicale, le preoccupazioni e i compiti quotidiani possono ritrovare la loro giusta dimensione: le cose materiali per le quali ci agitiamo lasciano posto ai valori dello spirito; le persone con le quali viviamo riprendono, nell'incontro e nel dialogo più pacato, il loro vero volto. Le stesse bellezze della natura - troppe volte sciupate da una logica di dominio che si ritorce contro l'uomo - possono essere riscoperte e profondamente gustate" (n. 67). E non è neppure un caso se lo scorso novembre, papa Francesco ha telefonato a un ragazzino di Dese (Venezia) che gli aveva scritto lamentandosi perché ogni domenica lui resta solo con i nonni, dato che i genitori devono andare a lavorare anche in quel giorno. E il papa ha parlato anche con il papà, rappresentante del gruppo "Domenica No Grazie", impegnato contro il lavoro festivo.

Oggetti o affetti?

Certo, dal lunedì al venerdì siamo abituati a rincorrere l'orologio "frammentato" tra scuola dei figli-lavoro-palestra- fornelli-lavatrice-eccetera. Così, il sabato e la domenica ci possono sembrare giorni ideali per girare con calma tra gli scaffali dei negozi e dei supermercati. Ma non confondiamo la spesa, magari genitori e figli insieme, con la gioia del gioco, il dialogo, la confidenza…
A questo punto, senza tornare "ai miei tempi", è possibile un'alternativa? Una proposta arriva da una nostra lettrice, Maria Cusini. È una commerciante di Livigno (Sondrio), località frequentatissima per la natura intatta, per le piste di sci e perché zona extra-doganale (con elevati sgravi fiscali, dalla benzina ai computer, o alle pellicce), a pochi chilometri dal confine svizzero.
Ebbene, lei propone: da lunedì a venerdì, i negozi dovrebbero essere aperti con orario regolare; il sabato, con orario continuato sino alle 18; la domenica, giorno di chiusura settimanale (esclusi, ovviamente, ristoranti, alberghi e qualche negozio di alimentari). E aggiunge: "Questa mia proposta potrebbe risultare assurda e impraticabile, ma in realtà non è così: infatti, molte realtà a noi vicine già applicano questo sistema. Si vedano, ad esempio, St. Moritz, Davòs e Lugano. Queste località sono molto note, non si trovano certo sulla Luna! Molti miei compaesani credono che attuando la chiusura domenicale, calerebbe troppo il lavoro. Secondo la mia umile opinione ciò non accadrebbe". Proprio come non accade nelle famose località svizzere da lei citate. Aggiunge: "Applicando la chiusura domenicale, eviteremmo di creare caos e disservizi dovuti alla chiusura settimanale a rotazione e avremmo un unico giorno di riposo settimanale, uguale per tutti: la domenica". E conclude: "Profumi, cellulari, gioielli non sono ossigeno! Il vero ossigeno per noi sarebbe poter passare la domenica con le nostre famiglie, con i nostri cari e per chi vuole, con Dio"
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Lorenzo Bortolin - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 1  
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