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 ARCHIVIO RMA 2013 : ECCLESIALITA' - CHIESA - PAPA - VESCOVI - Avvenimenti Ecclesiali ....

SFIDE EDUCATIVE | PAPA FRANCESCO E I GIOVANI


Nell'ambito della moderna sociologia, da qualche tempo a questa parte, si parla della necessità di raccogliere le sfide della cosiddetta "seconda modernità" che, secondo il sociologo tedesco Ulrich Beck, fa vivere il "reincanto del sacro" alla faccia della moderna e dilagante secolarizzazione. Questa corrente carsica di interesse verso il sacro è testimoniato dal dilagare di fenomeni come i pellegrinaggi mariani di Medjugorie, il pullulare dei gruppi di preghiera di Padre Pio, dalla quotidiana presenza nei talk-show televisivi di numerosi preti, dall'attenzione dei quotidiani, attraverso i vaticanisti, ai fatti e misfatti del mondo ecclesiastico. Ma la più spettacolare manifestazione di interesse verso il sacro, nel mondo giovanile, è dato dall'irruzione delle folle oceaniche dei "papa boy".

Il fenomeno dei "papa-boy"

Giovanni Paolo II ha saputo coagulare attorno alla sua persona l'attenzione e la simpatia delle masse giovanili. La forza della sua personalità e la sua capacità di toccare le corde del cuore di tutti non hanno lasciato i ragazzi indifferenti. Sono accorsi a milioni ai suoi appuntamenti nel mondo. La sua sicurezza, la sua "teatralità", il suo indomito coraggio nell'affrontare la malattia hanno fatto scattare le molle dell'ammirazione e dello stupore. Tuttavia, Giovanni Paolo II per i giovani è sempre stato troppo grande per essere preso come modello di vita. Lo ascoltavano presi dalla soggezione, ma i suoi messaggi rimanevano lettera morta quando si trattava di trasformarli in regola di vita. Assenti erano dalla vita della Chiesa e tali sono rimasti. Credono, ma non appartengono alla chiesa. Più o meno lo stesso andazzo è proseguito con Benedetto XVI. Un papa mite, dolce, venato di timidezza perenne. Intellettuale e semplice. In certi aspetti Egli si pone agli antipodi del suo predecessore. Non grandi proclami, ma un pensiero profondo presentato con garbo ed ironia. Anche lui riempie gli animi di ammirazione, ma non accende il desiderio della sequela. L'elevato spessore culturale, la sua stringente razionalità, il suo attaccamento ai principi "non negoziabili", le sue scarpe rosse, il suo camauro si frappongono come limite invalicabile tra l'ammirazione e la condotta di tutti i giorni. Le Giornate della Gioventù continuano ad essere un formidabile mezzo di partecipazione, ma non incidono sull'appartenenza ad una realtà di fede. Ora i ragazzi sono chiamati dalla Provvidenza a confrontarsi con Papa Francesco.

Il fenomeno Francesco

ll suo modo di vivere e presentare la fede li sorprende e li spiazza. Egli non li provoca a livello di grandi dogmi e di sublimi principi morali, ma li prende in contropiede con la sua libertà e semplicità di vita. Il suo scorazzare per Rio de Janeiro a bordo di una utilitaria e non del solito macchinone li ghiaccia. Francesco non parla di sobrietà, la vive. Quella sgangherata Idea mette in crisi i loro sogni frutto della società consumistica che li spinge a desiderare macchine potenti su cui scorazzare. Solo gli "sfigati" vanno in giro su simili catorci. Il suo abbracciare bambini e persone down, piccona il mito giovanile della bellezza e prestanza fisica a cui essi dedicano tempo e denaro. Il suo desiderio di incontrare prima i poveri di una favela e poi i rappresentanti della società civile sbriciola i protocolli del perbenismo e delle convenzioni. Le sue scarpe nere che portano i chiari segni di molte riparazioni fanno sentire loro terribilmente stretti le sneakers costosi e di marca che portano ai piedi. I suoi prolungati silenzi durante i momenti di preghiera, parlano più di tanti aulici discorsi e pie esortazioni. Al silenzio i giovani non sono abituati. Ne hanno paura. Li costringe a riscoprire la voce della coscienza ed il significato genuino dell'esistere. Presi dai vortici esistenziali moderni, non sono più capaci di parlare a se stessi. Quella borsa di cuoio nero ormai consumato dall'uso, stretta saldamente tra le mani lungo la scaletta dell'aereo, è un segnale di essenzialità e di libertà che sorprende ed interpella. Il suo partire dalle persone e non dai principi, il suo non essere ossessionato dalla dottrina, la sua semplicità di porsi, la sua libertà davanti ai protocolli, il suo voler vivere in mezzo agli altri, la sua furbizia mescolata ad una semplicità bonaria, il suo inginocchiarsi di fronte ad una giovane mussulmana per lavarle i piedi, le sue telefonate di solidarietà a chi si trova immerso nella sofferenza toccano i cuori dei giovani non solo in occasione dei grandi raduni ma li raggiungono e snidano nel bel mezzo della loro quotidianità. Papa Francesco non si limita ad esortare ma testimonia nella concretezza della vita con coerenza e rispetto. Parla chiaro senza accusare, non tesse i peana dell'amore ma ama aldilà degli stereotipi perbenisti. Non indica la strada della carità, la percorre. Nessuno, neanche gli adolescenti, può rimanere indifferente ed impassibile.

                               Ermete Tessore - tessore.rivista@ausiliatrice.net                 


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 6  
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