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   ARCHIVIO RMA 2013 : ECCLESIALITA' - CHIESA VIVA - PAPA - AVVENIMENTI .... ecc.
    
APPUNTI DI UN CRONISTA

In piazza San Pietro, durante l'ultima udienza generale di Benedetto XVI. "La barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è del Signore e il Signore non la lascia affondare"


C'è un bambino che dorme in piazza San Pietro. È stanco come se avesse affrontato a piedi il viaggio da Monza a Roma. Come un pellegrino è lì insieme alle sue catechiste per partecipare all'ultima udienza generale di Benedetto XVI. Dorme, mentre dagli altoparlanti esce la voce serena del pontefice che saluta i suoi fedeli. È stanco, il bambino. Gli occhi si chiudono dopo un'attesa passata a giocare con i suoi compagni di viaggio, a stupirsi per il boato che creano i cori più scatenati in piazza. Forse gli è sembrato per un attimo di essere allo stadio, certo non immaginava così la Chiesa. "Viva" come l'ha definita Benedetto XVI nel suo congedo. "Il Papa è stanco", mi dice una signora di mezz'età che è partita dalla Colombia per essere in Vaticano "in tempo per salutarlo". Faccio il mio lavoro di cronista, prendo appunti sulla signora. Dice che lo trova stanco, "come può esserlo un uomo che sente tutto il peso della Croce". Intanto, il bimbo di fronte a lei continua il suo sonno, sorride, sogna. Ed è una stanchezza umana anche quella, carica di innocenza. Quel bimbo è stanco per esser stato bambino. Un uomo può esserlo nell'affrontare la vita, come un pescatore che incontra una tempesta, pur rimanendo saldo e fiducioso nell'affrontarla?

Quanto pesa la croce del redentore?

Ogni giorno ha la sua croce e non resta che decidere come portarla. Non ha torto chi ha interpretato la scelta di Benedetto XVI come un atto di responsabilità. Altro conto sono le fatiche umane, ma è nella fiducia nell'uomo, nella possibilità che ha la Chiesa di proseguire il percorso sulle proprie gambe, che si sceglie di affidarsi agli altri. All'altro possiamo affidare qualcosa, ma a chi ci affidiamo quando sentiamo il peso della croce? Quello di Gesù, verso il Gòlgota, è affidato a Simone di Cirene. Un contadino.
Questo grande stravolgimento nella storia della Chiesa, la rinuncia al ministero petrino da parte del Papa, è avvenuto in tempo di Quaresima. Quando all'uomo è dato di dover toccare con mano i propri abissi di umanità e scegliere in cosa confidare, mentre è portato dallo Spirito nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti che non lo rendono certo meno umano. Prepararsi al peso della croce da quel momento, prepararsi a saperla portare. Quell'uomo potrà concedersi al sonno sulla barca in balia della tempesta sul lago o finirà per cedere alla paura? Saprà rispondere se gli sarà chiesto "Dove è la tua fede?".

L'annuncio di Francesco

"Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore. Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l'unica gloria: Cristo Crocifisso". Non sono passate più di tre settimane da quel giorno in piazza San Pietro. Sotto la croce del Redentore, Francesco ha rivolto al mondo il suo primo saluto, ha chiesto "la benedezione del popolo", chinando il capo sulla sua croce di vescovo. "Il compito del conclave è dare a Roma il suo vescovo e pare che i cardinali lo siano andati a prendere quasi alla fine del mondo". Francesco è arrivato con la sua croce di vescovo da Buenos Aires, dove ha conosciuto la violenza e la disperazione dei barrios, inviando un esercito di preti di strada a evangelizzare e farsi testimoni di speranza. Perché quella di Francesco è la croce che redime, non lo strumento di supplizio.

Un innesto rinnovatore

Per l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, l'arrivo di Papa Francesco al soglio di Pietro ha una portata "sicuramente rinnovatrice". Un "respiro nuovo" per gli uomini di buona volontà. "Come per un albero che necessita di un innesto, perché porti ancora fiori e frutti da un germoglio nuovo", ricorda Nosiglia, che ha subito pensato a Papa Roncalli sentendo le prime parole di Francesco. "Dovremmo guardare con attenzione ai "primi cento giorni", all'inizio del pontificato, perché ne daranno il senso. Senza esagerarli, i primi gesti e i primi discorsi faranno capire dove la Chiesa intende andare. Un po' come avvenne con Giovanni XXIII" spiega l'arcivescovo di Torino. Con la prima omelia da Papa, Francesco ha indicato tre linee guida perché la Chiesa non diventi "una Ong pietosa": camminare, edificare e confessare. La Chiesa di Francesco si è già messa in cammino o forse non si è mai fermata. "La Chiesa ora più che mai può tornare davvero a mettere al centro del proprio mandato l'uomo. L'evangelizzazione di cui ha parlato Francesco non contraddice quella di Benedetto XVI, ne è complementare. La croce diventa un simbolo di resurrezione e non soltanto di morte. Mi sembra un'accentuazione molto forte dell'annuncio di Gesù, come atto d'amore che non fa distinzione tra il povero e il ricco".

Enrico Romanetto - redazione.rivista@ausiliatrice.net


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 03  
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