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   ARCHIVIO RMA 2013 : ECCLESIALITA' - CHIESA VIVA - PAPA - AVVENIMENTI .... ecc.
     
I NUOVI MARTIRI

Anche oggi c'è chi muore nel mondo perché crede in Dio. Le persecuzioni hanno radici profonde nella storia del cristianesimo. Ma l'intolleranza religiosa è davvero l'unica ragione delle stragi?


È notte nel villaggio di Musari, nel Nord-est della Nigeria, Paese in maggioranza musulmano. quando quindici cristiani vengono trucidati nel loro letto, colti nel sonno. Il fatto viene reso noto a fine dicembre 2012.
A pochi giorni di distanza, a Chibok, un villaggio vicino, altre quindici persone sono uccise da un commando, durante una celebrazione in chiesa.
Il duplice episodio, purtroppo, non è isolato. Altri casi si sono verificati, ancora in Nigeria, ad agosto, ottobre, novembre 2012, in una terribile escalation. Il più delle volte i fedeli vengono attaccati mentre partecipano a una funzione. E nel mondo si spande lo spettro di un nuovo martirio.
I supplizi contro chi crede non sono una novità, nella storia del cristianesimo: anzi, sono connaturati allo sviluppo delle prime comunità. Di nuovo c'è che, dopo venti secoli, il fenomeno sembra riproporsi. A essere colpiti sono cristiani cattolici, anglicani, evangelici, copti…: chiunque provi a riunirsi per pregare insieme.

Cosa c'è sotto

Le stragi in Africa entrale portano la firma di Boko Haram, un gruppo fondamentalista che fa parte dell'organizzazione terroristica di Al Qaida, e che proprio in quella zona (vale a dire, nello Stato di Borno), ha i suoi quartieri generali.
Il metodo è semplice e spietato: alcuni uomini armati si recano in un luogo di culto, in un momento di partecipazione comunitaria, e fanno fuoco.
In questo modo, dal 2009 a oggi, la guerra dichiarata da Boko Haram al governo nigeriano ha provocato almeno 3mila morti, oltre a migliaia di profughi. Ma la colpa non è della religione.
Secondo molti, le guerre che stanno dissanguando il Continente sono dettate dal desiderio di controllare le risorse del sottosuolo, e in particolare il petrolio. Come sembra insegnare una diversa tragedia, consumata nei mesi scorsi in Algeria. Forse, suggeriscono alcuni osservatori, le comunità cristiane rappresentano il mondo occidentale e come tali vanno semplice eliminate.
In ogni caso, è chiaro come nel mirino degli estremisti si trovino quanti si oppongo alle loro idee, o che, più semplicemente, non vi aderiscono. Tutti i riferimenti al'Islam sono un tentativo di dotarsi di una nobile bandiera. Ma l'unico ideale che seguono con convinzione è quello del potere, perseguito attraverso una strategia del terrore.
Conclusioni confermate del resto da mons. John Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, che mette in guardia sulle facili interpretazioni: "Non è in atto una persecuzione di cristiani da parte dei musulmani - ha detto - Per questo è necessario sostenere l'impegno profuso per creare un Paese in cui cristiani e islamici possano percorrere il loro cammino insieme".
Una pacifica convivenza che non fa comodo a chi punta a realizzare un caos generalizzato, secondo l'antico adagio "divide et impera".

Le persecuzioni nel mondo
Il caso della Nigeria non è l'unico. Nel 2012, nel mondo sono stati almeno 105mila i cristiani "nuovi martiri". Uno ogni 5 minuti, stando alla stima dell'Osservatorio sulla libertà religiosa del ministero degli Esteri. Al primo posto della "World Watch List 2013", l'elenco dei 50 Stati dove le persecuzioni sono maggiori - a cura dell'associazione Porte Aperte - si trova la Corea del Nord, con i suoi campi di prigionia che ospitano decine di migliaia di cristiani. Un triste primato, che dura continuativamente da undici anni.
Seguono, nella sezione "persecuzione estrema", Arabia Saudita, Iraq (presso cui si mettono bombe davanti alle case dei cristiani per costringerli ad andarsene; un atto definito da Joseph Ratzinger "vile gesto di morte, che offende Dio e l'umanità intera"), Mali, Eritrea e Siria (salita in un anno dal 36° al 11° posto!).
Poco più sotto, in graduatoria, si trovano altri Paesi dell'Africa centrale, che rappresenta uno dei teatri più evidenti di una tendenza al cristianicidio, con molte realtà inserite nella lista per la prima volta (Tanzania, Kenya, Uganda, Niger), oltre al Medioriente e all'Asia sudorientale.

Come uscirne

In occasione dell'Angelus dello scorso 20 gennaio, dedicato all'unità dei cristiani, Papa Benedetto XVI ha esortato tutti affinché "Nei diversi conflitti purtroppo in atto, cessino le stragi di civili inermi, abbia fine ogni violenza, e si trovi il coraggio del dialogo e del negoziato".
L'unica arma possibile è la stessa utilizzata duemila anni fa, ai tempi dei primi martiri: "Perseverare nella fede e nella testimonianza di non violenza", dice con forza Benedetto XVI. Quella stessa che ci ha consegnato Cristo, con i suoi insegnamenti e l'esempio. Perché, se in certe zone del mondo l'odio (nascosto dal paravento della religione) è causa di sofferenza, in altre la costanza inizia a portare frutti: in Cina si sta allentando la stretta persecutoria, con una discesa dal 21° al 37° posto della World Watch List. Così in Mauritania, scesa nella black list dal 14° al 23° posto, e in l'Uzbekistan, passato dal 7° al 16° posto. È questione di tempo. Un fattore, del resto, di poco peso per chi è abituato da duemila anni a pensare in termini di eternità.

Luca Mazzardis - redazione.rivista@ausiliatrice.net


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 02  
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