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 ARCHIVIO RMA 2013 : ECCLESIALITA' - CHIESA VIVA - PAPA - AVVENIMENTI .... ecc.
Papa Benedetto: il "no cristiano " alla violenza

Di fronte alla violenza che oggi dilaga, il Papa nella sua visita al Libano ha suggerito il comportamento corretto dei cristiani, indicando alcuni verbi da coniugare. Compito dei capi di stato e movimenti reli-giosi, ma anche di genitori e educatori. E di tutti


Era accaduto al Cairo, il 16 ottobre 2011 (è solo un caso fra i tanti). In una scuola statale frequentata da ragazzi musulmani e qualche cristiano copto, c'è Ayman Nabil Labib, sedici anni, che è cristiano e ha una croce tatuata sul polso. Il professore gli dice di coprirla, lui si rifiuta. Il professore lo afferra per la gola e quasi lo soffoca. Alcuni studenti si uniscono a lui nel pestaggio, e tutti insieme lo ammazzano di botte.
Dell'intolleranza legata al fondamentalismo religioso Papa Benedetto XVI in Libano ha detto: "Il fon-damentalismo è sempre una falsificazione della religione. Va contro l'essenza della religione, che vuole riconciliare e creare la pace di Dio nel mondo". "La libertà religiosa è diritto fondamentale. Professare e vivere liberamente la propria religione senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà, dev'essere possibile a chiunque".

La violenza esiste, dilaga

Il martirio del giovane Ayman si perde nella quotidianità delle infinite violenze che accadono dapper-tutto. La violenza esiste, dilaga. È esercitata con la forza fisica, e non meno in guanti gialli. Per esem-pio…
? Da sempre i popoli sono contro i popoli, in guerre fratricide. Un racconto biblico su Davide comin-ciava dicendo: "All'inizio dell'anno, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra…" (2Sam 11,1). Fare la guerra era una regolare attività di stagione, come andare in ferie.
? Certe ideologie: marxismo e liberalismo economico ritengono lo stato e il capitale al di sopra della persona, e sfruttano l'uomo.
? I ceti sociali si scontrano e si sopraffanno (in Italia e un po' dovunque la cosiddetta casta della finan-za si arricchisce a spese dei poveri).
? C'è il mobbing sul lavoro.
? C'è violenza contro le donne, violenza nelle famiglie, perfino tra i ragazzi (il bullismo).
E via elencando… Il Papa nel viaggio in Libano (14-16 settembre 2012) è stato esplicito: "La violenza non risolve mai un problema". " Essa è sempre un oltraggio alla dignità umana, sia dell'autore della violenza, sia della vittima".

Verbi da coniugare

Come dire il "no cristiano" alla violenza? Il Papa in una decina fra discorsi, omelie, interviste tenute in Libano, ha suggerito i verbi che i cristiani dovrebbero coniugare. Verbi proposti tanto alle autorità che governano il mondo, quanto all'uomo della strada che litiga in ufficio, con i vicini di casa e in famiglia. Eccoli.

Operare per il disarmo. È evidente: "Purtroppo, il fragore delle armi - ha detto il Papa - continua a farsi sentire, come pure il grido delle vedove e degli orfani! La violenza e l'odio invadono la vita, e le donne e i bambini ne sono le prime vittime. Perché tanti orrori? Perché tanti morti?"
"Deve cessare l'importazione di armi: senza l'importazione di armi la guerra non potrebbe continuare. Invece di importare le armi, che è un peccato grave, dovremmo importare idee di pace, creatività…"

Accettare le differenze. "Oggi, le differenze culturali, sociali, religiose, devono approdare a vivere un nuovo tipo di fraternità, dove ciò che unisce è il senso comune della grandezza di ogni persona, e il do-no che essa è per se stessa, per gli altri e per l'umanità." "In Libano la Cristianità e l'Islam abitano lo stesso spazio da secoli. Non è raro vedere nella stessa famiglia entrambe le religioni. Se in una stessa famiglia questo è possibile, perché non dovrebbe esserlo a livello dell'intera società?".

Dialogare. "Una società plurale esiste solo per effetto del rispetto reciproco, del desiderio di conoscere l'altro e del dialogo continuo." "È bello vedere le azioni di collaborazione e di vero dialogo che co-struiscono una nuova maniera di vivere insieme." "Questo dialogo tra gli uomini è possibile solo nella consapevolezza che esistono valori comuni a tutte le grandi culture, perché sono radicate nella natura della persona umana".

Educare alla pace. "Volendo aprire alle generazioni di domani un futuro di pace, il primo compito è quello di educare alla pace per costruire una cultura di pace. L'educazione, nella famiglia e a scuola, dev'essere anzitutto educazione ai valori spirituali".

Valorizzare la persona umana. "La logica economica e finanziaria vuole continuamente imporci il suo giogo e far primeggiare l'avere sull'essere. La disoccupazione, la povertà, la corruzione, lo sfrut-tamento, i traffici di ogni sorta, e il terrorismo, implicano - assieme alla sofferenza inaccettabile di quanti ne sono vittime - un indebolimento del potenziale umano." "Noi dobbiamo rispettare nell'altro la reale essenza comune di essere immagine di Dio, e trattare l'altro come un'immagine di Dio".

Perdonare. "…e infine di perdonare. Perché solo il perdono dato e ricevuto pone le fondamenta dure-voli della riconciliazione e della pace per tutti".

Il cedro, un simbolo

Il cedro del Libano, pianta solida, tenace, capace di fronteggiare ogni sorta di intemperie, è raffigurato nella bandiera nazionale. Il Presidente del Libano ha invitato il Papa a piantare un cedro nella sua resi-denza. Nel compiere il gesto, Benedetto XVI ha indicato il cedro come simbolo e modello. E ha ag-giunto: "Il Libano è chiamato, ora più che mai, a essere un esempio. Politici, diplomatici, religiosi, uo-mini e donne del mondo della cultura, vi invito a testimoniare con coraggio intorno a voi, a tempo op-portuno e inopportuno, che Dio vuole la pace, che Dio ci affida la pace".

Enzo Bianco - bianco.rivista@ausiliatrice.net


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 1  
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