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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015:
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CATECHESI | LE FERITE DELLA VITA
Continuiamo a conoscere Analia Damboriana, Mar del Plata (Buenos Aires - Argentina), grazie al suo blog: www.levantarlamirada.blogspot.com, direttrice di una scuola materna per bambini con situazioni famigliari "a rischio" dell'ispettoria salesiana di Buenos Aires.

Ho trovato, per puro caso, un'immagine e un testo che parlano del Kintsugi.
Non avevo la minima idea di cosa fosse, così mi sono messa a cercare informazioni. Mi viene naturale "leggere" cose, testi, immagini, sensazioni, paesaggi, storie, tutto… ben più in là di quello che già dicono. Così ho scoperto qualcosa di più che semplicemente "l'arte giapponese di riparare le crepe".
Dovete sapere che Kintsugi (? ? ?) (in lingua giapponese: oggetto d'artigianato in oro) o Kintsukuroi (? ? ?) (in lingua giapponese: riparazione in oro) è quell'arte giapponese che consiste nel riparare le spaccature di un oggetto di ceramica utilizzando vernice di resina in polvere mescolata a polvere d'oro, argento o platino.
Ho pensato alla gente in generale, ho pensato a me stessa, come se ognuno di noi fosse quell'oggetto rotto, fratturato, rovinato, di scarso valore. A come possiamo facilmente risultare "inutilizzabili" ai nostri occhi e a quelli degli altri se ci osserviamo in base alle cose che ci capitano quotidianamente. La tendenza nostra è, infatti, perdere la speranza di un possibile "restauro", pensare che le cose non possano più cambiare, come se fosse impossibile una conversione.
In realtà non si tratta solo di riparare. Soprattutto per il nostro mondo interiore dobbiamo curare un punto di vista che facilmente sfugge: far risaltare il valore delle crepe, delle ferite, mettendo in bella mostra proprio quello che in realtà tutti tendono a nascondere. La ferita viene così valorizzata, accettata. La si cura senza cancellarla del tutto, tanto da renderne visibile, attraverso l'oro, il suo valore, la sua bellezza.
L'oggetto - da leggersi come il cuore di ognuno di noi - assume un nuovo valore, addirittura maggiore di prima! Grazie al cammino di accettazione di un'esperienza negativa, si può scoprire di essere cambiati… e pure in meglio!!!

Proprio come canta Eduardo Meana "Non vedi il filo d'oro di Pasqua, che riesce a ridisegnare tutto quello con cui viene a contatto?"

traduzione di Deborah Contratto
redazione.rivista@ausiliatrice.net

IL CANTANTE SI CHIAMA EDUARDO MEANA
La canzone da cui è tratta la frase ha come titolo "Si quieres te acompaño en el camino" (Se vuoi ti accompagno del cammino) Questo il link…così…se volete per i vosri link multimediali https://www.youtube.com/watch?v=8z263loQidw


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 1  

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