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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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VITA SPIRITUALE : Papa Francesco e la Preghiera

Colloquio con don Gianfranco Venturi, salesiano, in occasione dell'uscita del suo ultimo libro "Pregare e celebrare con Papa Francesco". Veronese di origine, scledense d'adozione, insegna Liturgia pastorale e sacramentaria all'Università Pontificia Salesiana (UPS) di Roma. Passa alla storia per aver scritto la messa per i funerali di Giovanni Paolo II.



Come ti è venuta l'idea di questo libro, un po' diverso da tante pubblicazioni apparse su papa Francesco?

C'è una motivazione di fondo, che direi generale. Il pensiero, le scelte, l'azione, i gesti, il linguaggio di papa Francesco, sono oggetto di vari tipi di analisi da parte di credenti e non credenti. Mi pare però un elemento ricorrente non sempre evidenziato adeguatamente, quello della preghiera. Forse è qui il segreto che accomuna e ispira tutta la sua riflessione e la sua azione. Fin dal suo primo apparire sulla loggia delle benedizioni, ha domandato a tutti il silenzio, la preghiera e la benedizione, manifestandosi fin dal quel momento un "mendicante della preghiera".
Le sue omelie a santa Marta, subito riportare sui giornali, e che ormai fanno parte del suo magistero quotidiano, nascono dal silenzio, dalla meditazione della parola della messa del giorno. Per comprendere il suo pensiero e la sua azione è pertanto necessario partire dal suo punto di partenza, dall'attento ascolto della parola di Dio e dalla preghiera che ne scaturisce. Il modo migliore per varcare la soglia e penetrare nel suo mondo è mettersi in ginocchio: ascoltare la parola, accogliere la sua riflessione, pregare, cambiare vita.

Perché hai scelto come filo conduttore la GMG

Ai giovani radunati a Rio per la GMG papa Francesco ha proposto molte riflessioni e prospettive di vita cristiana, tutte orientate all'uscire dalle sacrestie per divenire missionari. Ora tutto questo rischia di rimanere come un bel ricordo, mentre nell'intenzione del papa dovrebbe essere tradotto in scelte personali e ecclesiali. Di qui il presente tentativo di riprendere, riascoltare, meditare, tradurre in un rinnovato stile di vita il suo messaggio, camminando sulle vie - aspre ma non prive di intima gioia - tracciate dal papa. Ogni incontro è articolato perciò in una proposta di lettura o letture bibliche che fanno da fondamento alla riflessione del papa, per poi essere tradotta in preghiera, spesso usando le stesse parole o espressioni del papa.

La presentazione ha un titolo un po' strano per non dire provocatorio: "Dal chiasso dell'"Andate e…", al "chiasso del silenzio" orante". Che cosa intendi dire?

Un caro amico, dopo aver letto tutto quello che avevo preparato, compresa l'introduzione, mi ha suggerito questo titolo che riassume bene quasi un cammino a ritroso: dall'invito evangelico del papa ad "andare" alla sua fonte propulsiva che è la preghiera. Ai giovani argentini il papa disse "Spero, come conseguenza della Giornata mondiale della Gioventù, …che ci sia chiasso". C'è chiasso quando i giovani si riuniscono per una festa; per il papa bisogna fare chiasso anche per annunciare il vangelo. C'è poi un chiasso del tutto particolare, quello del silenzio e della preghiera. Quando la sera della sua elezione papa Francesco si presentò sulla loggia delle benedizioni e invitò al silenzio, quel silenzio si "fece sentire", "fece chiasso", in quasi tutto il mondo. Quel chiasso del silenzio diede origine a quel grande chiasso di papa Francesco quando annuncia il vangelo e le sue esigenze.
Dal "chiasso del silenzio" si passa al "chiasso dell'ascolto", al "chiasso della preghiera", al "chiasso del fare" secondo il vangelo; sembra che tutti questi passaggi non abbiano a che fare con il chiasso; in realtà essi sono essenziali perché si realizzi il "chiasso del vangelo", dell'evangelizzare.

Nella seconda parte sono raccolte tre celebrazioni: perché questa scelta?

La celebrazione, attraverso il linguaggio simbolico che le è proprio, ha la capacità di portare al presente gli eventi e le parole del passato per essere tradotti nella vita; come ebbe a dire il papa recentemente, il 10 febbraio 2014, celebrare significa "entrare nel mistero di Dio, lasciarsi portare al mistero ed essere nel mistero". Le celebrazioni , per il loro dinamismo hanno al capacita, attraverso ascolto della parola di Dio, la riflessione, i gesti simbolici, di dar vita al messaggio del papa, farlo risuonare oggi, viverlo oggi. Celebrando, la GMG rivive, si riprone, mantiene la sua attualità, illumina, diventa evento di grazia.

Marcello Munari - redazione.rivista@ausliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 3   
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