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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 :
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VITA SPIRITUALE :
ALLA RICERCA DELL'ESSENZIALE

L'attore Gualtiero Scola è impegnato con lo spettacolo itinerante "Francesco, il cammino dell'amore semplice". Ma il suo è anche un viaggio rivolto più in profondità, direttamente nell'anima.

Tra venti minuti inizia la rappresentazione. È "Francesco, il cammino dell'amore semplice". Il regista e interprete principale è Gualtiero Scola, 43 anni, attore (è tra i protagonisti di "Cuori rubati") e doppiatore, soprattutto di cartoons.
Il suo mondo è il teatro, ma da qualche anno ha scelto di tuffarsi in uno spettacolo itinerante gratuito, che porta la storia del santo di Assisi fra le chiese e i santuari d'Italia. È il seguito ideale e semplificato della "Lauda di Francesco", dove ha recitato a fianco di Angelo Branduardi e dei suoi musicisti.
E solo una prova d'artista o nasconde anche un percorso spirituale?

Il compito dell'artista

"Apriamo un discorso lunghissimo - risponde Gualtiero Scola - Faccio teatro da sempre. Ho iniziato da bambino. Ho provato di tutto: la prosa, l'opera musicale e quella comica… Adesso credo che il compito di un artista sia anche di parlare e di portare una certa spiritualità, in senso ampio. Vuol dire elevare un po' il proprio discorso, ma sul piano dello spirito, non della cultura. Ho conosciuto persone molto semplici ma con un'incredibile spiritualità. Credo che il mondo abbia bisogno di questo. Come artista lo sento un mio compito. Da diversi anni ho fondato l'associazione Teatri Danzanti. Il nostro obiettivo è proprio questo: faccio fatica a considerare un testo, quando vedo che bene o male non c'è quell'aspetto".
Sei alla ricerca di Dio?
"Credo di sì. Ho vissuto per molto tempo una fede "latente". A un certo punto ho avuto un "tonfo', sono andato in crisi. Ero stufo di finalizzare la mia professione a prendere il treno solo per fare la parte in un lavoro; per recitare lo stesso copione, la quotidianità. Mi sono detto: ci dev'essere dell'altro. E quell'altro alla fine arrivato…".

Tutto nasce dalla Lauda

In che modo ti sei accorto che qualcosa era cambiato, che il viaggio stava iniziando?
"Tutto nasce dalla "Lauda di Francesco" ormai 10 anni fa, nel 2004. Ho avuto la fortuna di essere chiamato allo spettacolo con Branduardi. Si è trattato di un tour molto faticoso ma entusiasmante, dove danza, recitazione e musiche dal vivo erano un tutt'uno. Conclusa dopo un anno l'esperienza ufficiale con la compagnia, con cui abbiamo girato tutta l'Italia, è nata in me l'esigenza di riprendere in mano questo copione, rielaborandolo ancora e semplificandolo, per rendere ancora più vivido tra pubblico e interprete il senso della spiritualità".
Un cambio di rotta deciso…
"Sì. Quest'opera è arrivata in un momento doloroso della mia vita, è "caduta" come un dono dal cielo. Anche la durata della preparazione, un anno giusto, ha avuto per me un significato particolare. È uno spettacolo in cui faccio fatica a pensare che certe casualità siano solo "casuali". Mi sembra come in quei giochi dove si uniscono i puntini: a mano a mano si vede l'immagine che si viene a creare, ed è bellissima".
Perché la scenografia è ridotta all'essenziale?
""Il cammino dell'amore semplice" non è uno spettacolo in senso classico, né vuole esserlo: ci sono solo due leggii accanto al pubblico; il palcoscenico è quello naturale, dato dal luogo della rappresentazione. È un richiamo alla semplicità. Non c'è null'altro da aggiungere. Semplicità vuol dire profondità".

Una crisi che si fa scoperta

Hai vissuto momenti di crisi in questa ricerca?
"Continuamente. In quei momenti mi dico: vedi, tu sei stato chiamato a portare un messaggio di un certo tipo. Due anni e mezzo fa ho avuto l'occasione e di partecipare a un lavoro sull'Epifania. Ho approfondito il tema dei Re Magi come portatori di una natura diversa. Chiaro, in una lettura cristiano-cattolica i Magi sono chiamati alla ricerca del Signore. Ma è altrettanto bello vedere come avessero nature diverse l'uno dall'altro. È bello anche vedere come nei primissimi secoli del cristianesimo i credenti vivessero in una commistione di culture. Bisogna avere il coraggio di semplificare. All'inizio non ci capiamo, ma se si va all'essenza delle cose, non potremo che riconoscerci insieme in ciò che ci accomuna".
Come sviluppi questo messaggio ne "Il cammino dell'amore semplice"?
"Francesco è entusiasmante. Si scoprono cose bellissime leggendo i libri scritti su di lui. Il suo messaggio è centrale, anche oggi: la ricerca della semplicità intesa non come banalità ma come essenzialità di un desiderio che ci fa guardare verso l'altro e verso l'alto. Il fulcro dello spettacolo è l'incontro di Francesco con il sultano: nel cuore di una guerra spaventosa, lui a piedi nudi parla con il capo dei nemici. Una cosa incredibile".
Le tappe future di questo viaggio?
"Avremmo voluto portare la rappresentazione in India, ma per ora non è possibile. Più di tutto, ci piacerebbe inscenarla davanti a Papa Francesco… Ecco, noi siamo qui, con umiltà. Se capiterà, la porteremo nella sua semplicità, come ricorda un verso del testo: "Ascoltateci, ascoltate noi umili, mendicanti, noi vestiti di niente, ascoltateci perché siamo fratelli sotto quest'unico cielo…"".

Luca Mazzardis - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 1  
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