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 ARCHIVIO RMA 2013 : Spiritualità - Vita Spirituale - Virtu' - Conversione - Giovani e fede .... ecc.
         
BEATO LUGI NOVARESE:
I sette gradi del silenzio interiore

Sono la guida spirituale di Luigi Novarese, sacerdote piemontese fondatore del Centro Volontari della Sofferenza, che la Chiesa ha proclamato beato l'11 maggio di quest'anno.


Luigi Novarese è il sacerdote piemontese che la Chiesa ha proclamato beato l'11 maggio di quest'anno. Nato a Casale Monferrato (Alessandria) nel 1914 e morto a Rocca Priora (provincia di Roma) nel 1984, è stato definito da papa Giovanni Paolo II "l'apostolo degli ammalati". Ha fondato case di ricovero, centri di assistenza e di accoglienza, si è impegnato a fondo nell'apostolato a favore dei disabili e degli infermi dando vita ad associazioni come il Centro Volontari della Sofferenza (1947) e i Silenziosi Operai della Croce (1950). A spingerlo al sacerdozio fu l'incontro con la sofferenza. Ammalatosi a nove anni di tubercolosi ossea, infermità che nella prima metà del Novecento era ritenuta incurabile, ne guarì per grazia divina dopo essersi affidato all'intercessione di Maria Ausiliatrice e san Giovanni Bosco come gli aveva insegnato la mamma, Teresa Sassone. Fu durante gli anni trascorsi in ospedale e in sanatorio, che Luigi capì l'importanza che veniva ad assumere la vita interiore dell'ammalato nel modo di vivere e affrontare la malattia. Una scoperta decisiva. Nel trascorrere lunghi momenti in solitudine davanti al Crocifisso nelle cappelle degli ospedali, Novarese imparò a incontrare il Cristo dentro di sé nella meditazione e nella preghiera. E si rese conto che questo incontro giovava no soltanto alla sua serenità, ma gli rendeva meno penoso anche il dolore fisico. Il Cristo Risorto rompeva la sua solitudine e lo faceva sentire amato. Sconfiggeva l'angoscia, riaccendeva in lui la speranza.

La "tenda interiore": lo spazio dato a Dio

L'incontro con Cristo convinse Luigi a preferire il sacerdozio alla professione medica. E fu grazie all'esperienza spirituale vissuta alla luce di quell'incontro che, dopo la guarigione, egli decise di dedicare la sua vita ad un compito preciso: trasmettere agli ammalati la gioia della sua scoperta. Insegnare loro il cammino per incontrare dentro di sé la forza del Risorto. Novarese ha descritto le tappe di questo cammino in una serie di Meditazioni che hanno dato vita a "I sette gradi del silenzio interiore", una guida spirituale nella quale egli ha riproposto la propria esperienza. A leggere questi scritti, si resta colpiti dagli evidenti punti di contatto con i mistici carmelitani spagnoli del Cinquecento. Se Santa Teresa d'Avila (1515 ­ 1582), prima donna nominata Dottore della Chiesa da papa Paolo VI, indica nel "castello interiore" il luogo in cui l'anima ricerca la dimora dove l'attende il Dio Trinità; se san Giovanni della Croce (1542 ­ 1591) descrive questa dimora con i termini "caverna" e "cella", don Luigi prende in esame questa dimensione dell'essere usando un'altra definizione: "tenda interiore". E spiega: "La tenda interiore è lo spazio che si dà a Dio in se stessi e che va da un massimo di presenza per chi fa di Dio lo scopo della propria esistenza, a un minimo per chi non spinge in avanti i rapporti con Dio fermandosi a una vita superficiale, magari contraddittoria".

Presa di distanza dal corpo sofferente

È nella tenda interiore che l'ammalato impara a fare esperienza del Cristo. "Nella propria tenda interiore, lì, veramente, si svolge il lavoro di officina, di limatura, di confronto per far scomparire gli angoli, per smussare, arrotondare, fare in modo che l'azione somigli sempre più a Gesù" (Settima Meditazione). La via che porta all'incontro con il Signore è un esercizio spirituale nel quale la creatura impara a fare esperienza del silenzio e del distacco. La partita con noi stessi è la più difficile. Essa è simile a una scalata lungo pareti impervie che ha come obiettivo un'altezza vertiginosa: l'annullamento dell'io nella volontà divina. È questa la meta interiore che prepara un abbandono senza rimpianti nelle braccia del Signore. "Gesù ci dice che se vogliamo salvare la nostra vita dobbiamo essere disposti a perderla con Lui, a metterla in gioco per Lui in una vita che sia completamente contro, in opposizione ai voleri umani". (Nona Meditazione). L'insegnamento di Novarese conduce l'ammalato a immergersi in una dimensione psicologica ed esistenziale nuova. Il rinnegamento dell'io diventa anche presa di distanza dal corpo sofferente, realizza la fine dell'identificazione mentale con la malattia. Il risultato è la pace. La liberazione dello spazio interiore dall'io, per lasciare posto a Lui. All'incontro con il Cristo medico che risana le ferite e appaga la nostra sete. (Mauro Anselmo)                                  


          RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 4  
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