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 ARCHIVIO RMA 2013 : ECCLESIALITA' - CHIESA VIVA - PAPA - SACRAMENTI - CATECHESI - AVVENIMENTI .... ecc.
      
DIMMI COME PREGHI...

«A Messa mi annoio: non riesco a pregare...». «Non ho voglia di imparare a memoria le preghiere del
libro di catechismo». «Quando prego penso ad altro: come si fa a pregare bene?». «Prego soltanto quando ho bisogno di aiuto». «Dio si arrabbia di più se non preghiamo o se preghiamo male?».

Ecco alcune domande significative del mio gruppo di catechismo.
All’ultima, onestamente, non saprei rispondere se Monica non mi fornisse un appiglio: «Scusa, ma
tu ti arrabbi di più se i tuoi alunni non fanno i compiti o se li fanno male?». «Certamente se NON fanno i compiti, perché sull’errore si può intervenire, mentre sul NULLA non si costruisce». «Forse allora il buon Dio ragiona anche così»... Credo proprio di sì, credo che preferisca un contatto un po’ distratto, superficiale, interessato, alla mancanza assoluta di contatto.
Quando gli rivolgiamo una preghiera fredda o interessata non ci comportiamo da figli riconoscenti,
ma forse, Lui che è un Padre SUPER sa comunque apprezzare il tentativo di connetterci, anche se la
connessione risulta lenta e difettosa. Attenzione però a non rifugiarci dietro queste attenuanti e a
non generalizzare. La preghiera deve essere un sincero desiderio di parlare con Lui, non una specie
di rimedio superstizioso ai nostri guai! «Ma come si fa? Lui è così lontano» sbotta Gian
Luca. «Non così tanto: Devi cercarlo nell’interno del tuo cuore; chiudendo gli occhi per non vedere
e sentire altro; concentrandoti come quando ti rivolgi ad un amico. Ecco, per pregare bene
occorre parlare intensamente con una Persona che ascolta; parlare anche con formule imparate
a memoria o con parole che nascono dal cuore, raccontandoci, ringraziando, chiedendo perdono».
Nel corso della settimana proviamo a fare un semplice esercizio: ripetere più volte nella giornata le
espressioni Ave Maria e Padre nostro pensando intensamente al significato di quello che diciamo: al valore del saluto angelico, al senso della parola Padre, con la carica di affetto e di emozione
sottintese, e ancora, al numero di persone cui si riferisce l’aggettivo nostro. «Soltanto questo? È
facile!» esclama Valentina. «Non come sembra, se meditiamo davvero!».
Entriamo in Chiesa in silenzio, per iniziare l’esercizio. Sostiamo davanti all’altare, ad occhi chiusi.
«Signore, se ho fatto qualche pasticcio, rimedia Tu!
E aiutami ad amarli con il tuo cuore». Riapriamo gli occhi, sorridendo. Oggi abbiamo pregato davvero.


Anna Maria Musso Freni - redazione.rivista@ausiliatrice.net


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 1  
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