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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | ARCHIVIO 2015:
AMICI e CAMPIONI DI DIO: S. Francesco Saverio (1506-1552)
Francesco Saverio, missionario geniale

'Convertito' dall'esempio di Ignazio di Loyola, diventò gesuita e fu un grande missionario, geniale e metodologicamente creativo. E' il Patrono delle Missioni.
Sarà vero che "una rondine non fa primavera", ma il passaggio di un santo su questa terra suscita davvero una primavera di santità a beneficio dell'umanità. E' il caso di S. Giovanni Bosco, e alcuni secoli fa di Francesco, di Domenico e di Ignazio di Loyola e di altri. Quest'ultimo, dopo la conversione, era a Parigi per studiare teologia, e proprio qui ci fu l'incontro provvidenziale, con un giovane basco pure lui, Francesco, nato a Xavier (1506) da famiglia nobile. Scriverà: "Quale grazia Nostro Signore mi ha fatto nell'aver conosciuto il signor Maestro Ignazio". Questi, di 15 anni più vecchio, gli fece veramente da Maestro. Dopo lunghe conversazioni infatti, anche Francesco si convertì con tutto il cuore a Gesù Cristo, fino alla morte.
Fu uno del gruppo di 'ignazisti' che a Montmartre (1534) emisero i voti religiosi istituendo la Compagnia di Gesù o Gesuiti. Diventato sacerdote a Venezia (1537) e dopo un po' di apostolato a Vicenza e Bologna, fu segretario di Ignazio nel 1539-1540. Poi la svolta radicale. Nel 1540 Francesco accettò di sostituire un missionario in partenza che si era ammalato.

Francesco tra i pescatori di perle
Il 1500 è stato un secolo di grandi navigatori. La scoperta dell'America con il genovese Cristoforo Colombo (1492) aveva risvegliato l'entusiasmo: il mare non faceva più paura anzi vi si vedevano grandi opportunità e nuove vie di comunicazione. Anche Francesco partecipò di questo spirito di avventura. Erano molti quelli che sfidavano i mari per arricchire se stessi materialmente. Tanti missionari (prima e dopo) affronteranno le stesse fatiche e rischi per arricchire gli altri spiritualmente.
Nel maggio del 1542 era a Goa. Ma Il suo primo vero lavoro missionario fu nel sud dell'India, a Ceylon. Lavorò con dedizione e amore tra i pescatori di perle, convertiti da poco tempo, e privi di cure pastorali. Francesco ne imparò la lingua, il tamil, li istruì scrivendo per loro un Catechismo e difendendoli dagli sfruttatori.
Nel biennio '45-'47 operò nelle isole Molucche. Stesso lavoro, stessa dedizione, stesso entusiasmo e… risultati. Ma Francesco sognava di evangelizzare tutta l'Asia, specialmente Cina ed Giappone. Ed ecco un incontro provvidenziale con un vero giapponese, Yajiro, un ex pirata. Questi gli parlò dei connazionali come gente di buona cultura e aperta alle cose religiose. Francesco voleva rispondere a questo loro desiderio di "cose nuove su Dio".

"I Giapponesi amano ascoltare le cose di Dio"
Arrivò nel 1549 in Giappone con Yajiro, che sarà l'interprete. Trovò un paese in preda a dissidi e contese tra i feudatari e latifondisti ed il problema della lingua emerse subito. Impiegò ben 40 giorni ad imparare il Comandamenti in giapponese. I frutti di conversione, dopo un po' di tempo e cambi metodologici, arrivarono e furono abbondanti. Scriverà: "La gente con la quale abbiamo finora parlato è la migliore che abbia mai incontrato… amano ascoltare le cose di Dio".
Ma oltre le rose arrivarono anche le spine. Cresceva infatti l'opposizione dei bonzi buddisti. Allora puntò in alto, alla corte e all'imperatore stesso, commettendo però un errore. L'aspetto umile dei missionari non fu capito, anzi fu il contrario: non fu nemmeno ricevuto. Cambiò strategia e metodologia (oggi si direbbe saggiamente si 'inculturò' meglio). Si presentò vestito bene secondo l'etichetta di corte e con ricchi doni… a ottenne il permesso di predicare.
Ma c'era sempre un obiezione. Ma questa nuova religione la conoscono in Cina? Obiezione non proprio strana: la Cina allora era considerata al 'top' anche in campo religioso. Doveva conoscere anche il Cristianesimo se era la verità. E Francesco, sapendo di logica, decise la nuova missione. Pensava: cristianizzata la Cina…

Francesco, missionario catechista
Ebbe sempre una opzione preferenziale per i bambini e i ragazzi e proprio per essi preparò i Catechismi. Per gli adulti invece creò un "metodo per pregare" e anche un catechismo adatto a loro.
Francesco dava grande importanza al ministero della Parola, e questa annunciata con stile semplice e comprensibile. La considerava come il centro di tutta la evangelizzazione. È proprio vero che l'uomo propone e Dio dispone. Francesco ritornò a Goa per prepararsi.. alla Cina. Dopo varie difficoltà arrivò a Canton. Accompagnato da un solo compagno, cinese e cristiano. Colto da forti febbri, morì a 46 anni, sull'isola di Sanchnan, davanti alle coste cinesi. Era il 1552. Fallimento? No, il suo sogno sarà realizzato da altri.


Francesco Saverio fu missionario e catechista. E fu grande missionario perché grande catechista. Questo lo dimostrò nella sua prima missione nell'India del sud e in Ceylon, dove per i bambini e ragazzi preparò dei catechismi.
In Giappone cambiò metodologia. Ne studiò la struttura sociale, e i primi approcci li fece con i signori feudali e i bonzi. Sempre comunque diede molta importanza al ministero della Parola di Dio, come centro di tutto.

Mario SCUDU / scudum@tiscali.it

**** Tratto in forma ridotta dal volume:
MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni. Elledici, Torino 2011.


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 6 

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