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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | ARCHIVIO 2015:
AMICI e CAMPIONI DI DIO:
S. Giuseppe da Copertino: Se lì c'è Dio, allora va bene

Fatta la Riforma della Scuola, rimane il problema di far studiare gli allievi, impresa molto più complicata. Un aiuto può venire dal patrono degli studenti: san Giuseppe da Copertino. Morto nel 1663, santo nel 1767. Non fu certo un intellettuale, tutt'altro, ma un santo sì.
Giuseppe Maria Desa nacque a Copertino (Lecce) il 17 luglio 1603 in una famiglia povera, rovinata economicamente. Da bambino andò poco a scuola perché malatticcio, non solo sembrava inadatto ad ogni tipo di studio. Non era svogliato, ma i libri furono sempre per lui un ostacolo difficile. La volontà c'era ma non aveva memoria, le nozioni le leggeva ma poi esse scivolavano via nell'oblio. E non ricordava niente. Quante volte gli insegnanti scuotevano il capo sentenziando: "Vada a zappare". Aveva poca memoria, poca salute, poche doti umane. Eppure coltivava un sogno: diventare sacerdote, nonostante i tanti anni di scuola, i libri, i professori, gli esami, paure e… possibili fallimenti.

Custode di un asino

Per coronare il sogno bussò ai conventi, che inesorabilmente dopo un po' si chiudevano. Motivo? Manifesta incapacità. In tutto. Alla fine fu accettato (grazie a uno zio!) tra i Frati Conventuali alla Grottella presso Copertino.
In comunità non ci fu alcun discernimento sull'incarico da dargli: sapevano tutti che era un incapace, allora vada a custodire l'asino. Giuseppe era felice lo stesso, poteva finalmente realizzare il sogno. E i dannatissimi libri, gli esami con tutta la coreografia di professori, giudizi e… paura? C'erano sempre… superati in maniera inspiegabile. Un esempio: all'esame del diaconato. Fra Giuseppe era riuscito a imparare bene la spiegazione di un solo brano del Vangelo. Si presentò e gli fu chiesto proprio quel passo! Lui sorrise e… promosso.
All'esame del sacerdozio poi, Giuseppe era l'ultimo. L'esaminatore esaminò i primi della fila e dopo qualche tempo gli arrivò l'ordine di sospendere. Ma, visti che fino ad allora erano così preparati ammise tutti, compreso lui, che sorrise felicemente. Sapeva bene che la Madonna, che pregava spesso, si era schierata dalla sua parte, quindi... E così, nel 1628 diventò sacerdote.

Accusato di "millantata santità"

Padre Giuseppe ebbe da Dio grandi carismi o doni straordinari (dono dell'estasi, di grande discernimento delle coscienze, del buon consiglio, anche profetici). Ma è santo non per questi doni (che sono un regalo di Dio) ma per la sua risposta quotidiana, durante tutta la vita, a vivere le virtù del discepolo di Cristo. Egli visse di grande fede, di totale abbandono nelle mani di Dio (e della Madonna che considerava la sua Mamma, visto che quella terrena sembra non lo amasse molto), di pazienza e di preghiera. Tutto fu vissuto in maniera eroica. Qui sta la sua santità, non tanto la fama (e i parecchi "fastidi") che ebbe già in vita. I guai e difficoltà furono tante, specialmente all'interno delle comunità religiose dove fu mandato. Non tutti infatti credevano alla sua santità, anzi pensavano dov'era il trucco?
Nel 1630 ebbe anche il primo volo (il termine tecnico è levitazione). Aveva vinto la legge di gravità, era attirato con tutto il corpo verso il cielo, e si sollevava da terra… e volava. Fenomeni visti, scrutati, discussi da tanti testimoni. I suoi confratelli poi che erano terra terra (non terra e cielo come lui) durante una di queste levitazioni, gli misero una candela accesa sotto i piedi... per richiamarlo al rispetto della fisica. Lui finita l'esperienza mistica sorrise esclamando: "Guardate che cosa mi fanno i confratelli". Scherzi... da frati.
Fu anche denunciato al Sant'Uffizio. Sentite l'accusa: "Millantata santità, cioè di operare per virtù diabolica e non per santità di vita". I monsignori arrivati per l'esame…. scoprirono che quel frate era limpido come l'acqua di montagna. Altro che collusione col diavolo.

Ad Assisi un santo basta!

La gestione di un frate come padre Giuseppe non era facile. Per qualche superiore era solo "quello strano frate che mi procura un sacco di grattacapi". Quando veniva mandato in un nuovo convento esclamava: "Se lì c'è Dio, allora va bene!". Fu mandato anche ad Assisi. Anche qui lo raggiungeva gente di ogni tipo contadini, nobildonne, soldati e principi, fino ad un duca tedesco luterano. Anche qualche cardinale andò a chiedergli consiglio. Ma nel 1653 arrivò l'ordine: via da Assisi. La motivazione dello stesso Papa: "Ad Assisi un santo basta già".
Finché nel 1656 fu mandato ad Osimo. Anche qui nel nuovo convento segregazione, poco contatto con la gente e molta diffidenza e sofferenza… dai confratelli.
Ma lui non perse mai né la fede né la serenità. Fino alla morte, che lui chiamava, l'ultimo "pellegrinaggio" che fece santamente il 18 settembre 1663.


* San Giuseppe da Copertino ebbe durante tutta la sua vita una spiccata, personale e originale devozione alla Madonna. Ai pellegrini che andavano a venerare la Madonna della Grottella (non lontano da Copertino) soleva dire, quasi ammonendoli: "La Madonna non vuole né fiori né frutti, ma vuole i cuori". Non tanto omaggi esteriori, ma la conversione del proprio cuore a Dio e al Vangelo, tradotto in una vita virtuosa e onesta
** Di lui si tramanda anche questa preghiera di consacrazione o affidamento alla Madonna: "Maria, io mi sono dato a te fin dalla nascita; durante tutti i giorni della mia vita mi sono fatto tuo servo e a te sola ho dato le chiavi dell'anima mia. Nell'ora della mia morte, mostrati vera Madre. Monstra te esse Matrem... Nessuno dubiti di essere da te amato. Ognuno si accosti con fiducia al tuo trono di Madre sicuro che in te troverà salvezza".

Mario Scudu sdb / scudum@tiscali.it)

**** Tratto in forma ridotta dal volume:
MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni. Elledici, Torino 2011.


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 5 

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