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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | ARCHIVIO 2015:
AMICI e CAMPIONI DI DIO:
Silvio, il dodicenne che vive serenamente le sue sofferenze con Gesù

Silvio Dissegna è "venerabile". Il 7 novembre 2014 Papa Francesco ha autorizzato il decreto sulle "virtù eroiche" di Silvio Dissegna (1967-1979) "fanciullo", eroe e maestro di vita non solo dei ragazzi ma anche degli adulti.
I Dissegna sono una famiglia di immigrati a Poirino, provincia e diocesi di Torino, negli anni Cinquanta dal Veneto, dopo l'alluvione del Polesine. Il papà Ottavio, classe 1937, è mezzadro e poi operaio alla Fiat (Mirafiori e poi Carmagnola), la mamma Gabriella è casalinga e operatrice scolastica. Silvio nasce il 1° luglio 1967, vive la fanciullezza in un ambiente sereno e laborioso. È un bambino solare e gioioso, allegro, servizievole, anima poetica, amante della natura e del gioco. "Da grande farò il maestro per insegnare agli altri" scrive sul suo diario.
All'inizio del 1978 comincia a lamentarsi di un dolore alla gamba sinistra. La diagnosi è terribile: cancro alle ossa. Ha solo 11 anni ma capisce che il male sta per travolgerlo. Non si dispera ma si affida alla volontà di Dio e alla protezione di Maria. Le sue condizioni si aggravano e il dolore diventa implacabile: a nulla valgono le cure e i sette ricoveri in una clinica specializzata vicino a Parigi.

L'Eucaristia è la sua forza

Trae forza dall'Eucaristia che riceve ogni giorno, dalla preghiera e dai rosari recitati notte e giorno. "Ma devo soffrire proprio 24 ore su 24? Sia fatta la volontà del Signore" è la sua domanda e la sua risposta. A tutti regala un sorriso radioso; consola i genitori e il fratello; incoraggia i medici che si sentono impotenti; rincuora chi va a trovarlo. Il suo corpo si trasforma in una piaga, perde la vista, gli "scoppia" un occhio. Si spegne la sera del 24 settembre 1979.
Ricevendo i genitori il 9 novembre 2001 Giovanni Paolo II esclama: "Lo conosco già. Silvio è una figura bellissima, ne vale la pena. Affidiamo la causa alla Madonna". L'arcivescovo di Torino cardinale Severino Poletto spiega: "L'epilogo umanamente dolorosissimo dell'itinerario di questo ragazzo ha evidenziato quanto nel suo cuore abbia agito l'azione discreta ma efficace dello Spirito Santo che ha trovato in lui una accoglienza disponibile e una collaborazione aperta. L'esperienza di Silvio parla ai ragazzi e ai giovani, ha un messaggio da trasmettere a quanti si accostano alla realtà delicata e terribile ma preziosa della sofferenza innocente".

La testimonianza di mamma

Racconta la mamma: "Anche prima di ammalarsi aveva grande intensità e concentrazione nella preghiera. La sera, quando il papà faceva il turno di notte, io, Silvio e il fratellino Carlo dicevamo le preghiere inginocchiati sul tappeto nella stanza dei ragazzi. Manine giunte, non si distraeva ma riusciva a isolarsi perché la preghiera era un dialogo personale e intimo con il Signore". Ricorda il papà: "Da piccolo era molto maturo e i suoi ragionamenti erano da adulto: aveva una cultura, anche religiosa, superiore alla media, come si vede nei quaderni di scuola e del catechismo". I genitori non rivelano al piccolo che ha un cancro e che deve morire, ma lui lo capisce da solo.
La sua è una testimonianza bella e luminosa, valida e convincente, purificata nel crogiòlo della malattia e della sofferenza più cruda. Silvio è un santo atipico e solitario. "Atipico" per la giovanissima età, per l'estrazione familiare, per l'ambiente sociale e per il modo in cui ha vissuto la malattia. "Solitario" nel panorama della santità subalpina.

Mamma e papà, i suoi accompagnatori spirituali

A differenza degli altri santi, beati, venerabili e servi di Dio, non ha tempo né possibilità di intessere rapporti e stabilire relazioni; farsi aiutare, guidare, consigliare; avviare collaborazioni, varare progetti, realizzare opere.
Per lui nessun educatore carismatico o eccelso direttore di spirito. Può contare solo sul papà e la mamma, genitori all'antica con un grande cuore e una miniera di buon senso, persone rigorose e normali, senza alcuna specializzazione, lavoratori infaticabili. Cristiani a 24 carati, sono i primi testimoni, educatori della fede e catechisti dei figli. E può contare solo due-tre preti che fanno i preti e che gli offrono un sostegno preziosissimo.
La sua storia è tutta racchiusa nel piccolo mondo di Borgata Becchio di Poirino. Nessun rapporto con l'oratorio perché troppo lontano da raggiungere a piedi; con gruppi, associazioni o movimenti, che lo sostengano e lo appoggino; la Prima Comunione è un evento persin troppo familiare anziché un evento della comunità parrocchiale. Non ha la fortuna di un San Domenico Savio che ha un maestro straordinario e uno sponsor eccellente in San Giovanni Bosco.
Così dietro la causa di beatificazione e canonizzazione non c'è nessuna potente congregazione religiosa, nessuna diffusa associazione, nessun aggressivo movimento, nessun gruppo strutturato. C'è la sua famiglia, la sua parrocchia, la sua Poirino, la sua gente a Torino e in Piemonte, in Veneto e in Italia, in giro per il mondo. Questo è il "miracolo" di Silvio, eroe e maestro di vita in una bella e grande compagnia.

Pier Giuseppe Accornero - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 3 

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