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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | ARCHIVIO 2015:
AMICI e CAMPIONI DI DIO: S. Carlo Borromeo: L'amore più grande ***
S. Carlo Borromeo (1538-1584), vescovo di Milano
Di famiglia nobile e ricca, dopo alcuni anni a Roma (era nipote di Pio IV) diventò vescovo di Milano: fu un pastore instancabile e organizzatore intelligente della sua diocesi. Era devoto della Sacra Sindone, che, anche grazie a lui, è ancora a Torino.

2015: anno speciale per Torino: è Capitale Europea dello Sport; il suo gioiello artistico, il Museo Egizio, rivive un rilancio dopo gli ampliamenti; è l'Anno in cui la Famiglia Salesiana, celebra il Bicentenario della nascita di Don Bosco. Ed infine l'Ostensione della Sindone e, con essa, la visita di papa Francesco.
Dato l'importante evento vi propongo un santo, Carlo Borromeo, molto devoto della Sindone. Anzi fu questa sua devozione a propiziare il trasferimento da Chambery a Torino. Il duca Emanuele Filiberto di Savoia ne aveva fatto la capitale del ducato (nel 1563) e pochi anni dopo, nel 1578, vi trasferì anche la preziosa reliquia, di sua proprietà. Perché? Il vescovo di Milano voleva sciogliere un voto, fatto durante la peste del 1576, e voleva recarsi a Chambery proprio per questo. Fu il duca, tanto premuroso verso il vescovo quanto politicamente scaltro, a offrire di trasferire la Sindone nella città, ormai la sua capitale, per rendere più agevole il pellegrinaggio di Carlo (senza le Alpi!). E fu così: il vescovo arrivò a piedi da Milano a Torino, dopo cinque giorni di cammino. E da quell'anno diventò la Sindone di Torino. Mandò in seguito anche il suo architetto, Pellegrino Tibaldi, per consigliare il duca sul modo migliore di conservarla. Questi suggerì di fare una cappella all'interno del Duomo stesso (realizzata poi da Guarino Guarini) per sottolineare la centralità della Sindone per Torino.

Carlo… in carriera a Roma

Carlo nacque nel 1538 ad Arona sul Lago Maggiore da genitori, nobili e ricchi, profondamente religiosi e… generosi. Il loro influsso rimarrà fondamentale nella sua educazione.
A 12 anni un gesto clamoroso: fu nominato commendatario di un'abbazia con un rendita di 2000 scudi. Una buona cifra, che il ragazzo, disse al padre, aveva 'deciso' di dare ai poveri.
Studiò a Milano e a Pavia. Nel 1559 diventò dottore 'in utroque jure', e poco tempo dopo fu chiamato, insieme al fratello Federico, a Roma, dallo zio papa Pio IV. Questi, riversò sui due nipoti cariche, onori, titoli e relativi grandi privilegi economici. Carlo fu anche nominato, a 22 anni, capitano generale della chiesa, creato cardinale ed eletto vescovo di Milano, con l'obbligo però di rimanere a… Roma. Pio IV che lo stimava molto lo voleva vicino.
Ed ecco la svolta: la morte improvvisa del fratello Federico. La interpretò come un segno di Dio per riformare la propria vita in senso più evangelico. Così cambiò radicalmente: addio ai festosi ricevimenti, addio ai divertimenti anche leciti, addio alle Notti Vaticane che divennero un cenacolo di cultura religiosa. Ridusse il proprio tenore di vita, intensificò penitenza, digiuni e rinunce. Rafforzò anche la propria formazione… era pur sempre un vescovo. Conosceva (e ne fu influenzato) personaggi come Ignazio di Loyola, Gaetano da Thiene, Filippo Neri (tutti santi!). Lo zio papa lo sconsigliò, lo scoraggiò, lo rimproverò, ma lo lasciò fare ed infine… lo imitò.

Carlo… in azione a Milano

Carlo consigliò lo zio papa di creare cardinali solo quelli favorevoli alla riforma della Chiesa secondo il Concilio di Trento. Fu così. Morto Pio IV avrebbe potuto farsi eleggere papa con facilità… Ma lo Spirito Santo e… lui stesso decisero di no. Ed infatti il successore di Pio IV fu Pio V (quello del Rosario e della Battaglia di Lepanto, 1571) che promosse proprio la implementazione del Concilio.
Fu nel 1566 che Carlo diventò effettivamente vescovo e pastore della grande diocesi di Milano. Fu un pastore intelligente, originale, lungimirante, instancabile: dimostrò a tutti ed in ogni circostanza quell'amore più grande praticato e predicato da Cristo: dare la vita. Fu perfino rimproverato dal papa per questo zelo quasi esagerato. Grande esempio di dedizione ai suoi fedeli lo dimostrò durante la peste del 1576: lui presente in città quando le autorità politiche (… leggete i Promessi Sposi) erano fuggite.
A causa della sua attività pastorale senza sosta, dei frequenti viaggi (quattro volte a Torino), delle continue penitenze, la sua salute peggiorò rapidamente. Morì il 3 novembre del 1584 e fu canonizzato da Paolo V nel 1610.
Carlo moriva fisicamente ma la sua eredità, fatta di santità personale e di azione instancabile per la Chiesa era più viva che mai, e sarebbe continuata nei secoli. Fino ad oggi.

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Facciamo tutto nell'amore: "Tutte le vostre cose si facciano nell'amore, così potremo superare tutte le difficoltà che innumerevoli dobbiamo sperimentare giorno per giorno; e così avremo le forze per generare Cristo in noi e negli altri". ( Così disse nell'ultimo Sinodo di Milano)

Mario SCUDU sdb - E-mail: archivio.rivista@ausiliatrice.net


*** Tratto in forma ridotta da: MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Elledici 2011, Torino
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 3 

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