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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | ARCHIVIO 2015:
AMICI e CAMPIONI DI DIO: S. Francesca Romana: Un sorriso per tutti ***
Il 9 marzo 1440 si celebrò a Roma il funerale della signora Francesca de' Ponziani: fu un vero trionfo di partecipazione. Perché? Chi era costei? Era una donna madre di famiglia, rimasta vedova, molto famosa a Roma, per la sua opera caritativa verso i poveri e i bisognosi della città. Tutti la conoscevano, tutti la stimavano e ammiravano. I romani la sentivano una di loro, era infatti "romana de Roma", ed è passata alla Storia della Chiesa e specialmente alla cronaca della Città Eterna come santa Francesca Romana. Così, con questo nome è ricordata nella liturgia.

Un matrimonio non voluto ma… riuscito

Francesca è nata a Roma nel 1384 da una famiglia dell'antica nobiltà romana. Già da bambina era buona, saggia e devota. Si era costruita in casa un piccolo eremo dove poter pregare e lentamente cominciava a crescere in lei il desiderio di consacrarsi al Signore come religiosa. Ma i suoi genitori la pensavano molto diversamente: e il loro progetto fu imposto su di lei. A 12 anni fu promessa sposa a Lorenzo de' Ponziani, ricco commerciante di Trastevere. La decisione dei genitori scatenò in lei una violenta reazione nervosa, di chiara natura psicosomatica. Dopo vari tentativi un po' dubbi e non voluti dalla ragazza, la terapia giusta arrivò mediante una visione: Francesca si sentì tranquillizzata, riacquistò la pace interiore e la vigoria fisica.
Aiuto morale e spirituale straordinario lo trovò nella cognata, Vannozza, una donna devota, sensibile e di grande carità. Le due donne, diventate grandi amiche, marciavano in sintonia, fino a trasformare la loro ricca casa in Trastevere in un punto di riferimento per i poveri e bisognosi della città.
Intanto a Francesca nacquero tre figli, e così era diventata madre di famiglia, premurosa verso tutti, sempre occupata nella faccende domestiche. Era di buona cultura, attenta e accorta nell'amministrazione della casa, seguiva tutti e tutto, amministrando e guidando con dolcezza ma anche con efficacia ed efficienza la numerosa servitù. Un particolare che oggi fa sorridere: non curava il suo "look" più di tanto, non le interessava apparire, non cercava l'ammirazione ed il "gossip" del mondo. Eppure i mezzi finanziari li aveva. Non era insomma una di quelle "femmine vane", cioè vuote e senza sostanza, stigmatizzate con forza dal predicatore di Siena Bernardino (santo). Anzi, d'accordo con il marito Lorenzo, si vestiva sempre di scuro: niente abiti di seta, niente gioielli o veli preziosi, niente … tacchi alti! La sua autostima non aveva bisogno di queste cose esterne.

Non le mancava mai il sorriso

Francesca era quindi una donna di grande azione ed intraprendenza, una donna di sostanza insomma. Tutto qui? No, era anche una donna di orazione a Dio e di contemplazione del suo mistero di amore, trasmessoci attraverso il Figlio Gesù. Nonostante tutte le incombenze familiari, riusciva a ritagliarsi un pezzo di giornata per la preghiera. Qui attingeva la forza per andare avanti, con serenità e con coraggio. Anche nella opera caritativa e assistenza ai malati. Ed era molto apprezzata: visitava e curava i malati dalle malattie più diverse, "specializzandosi" in quelle proprie delle donne e dei bambini. Ebbe anche molto da "fare" contro il diavolo, che la "consigliava" di lasciar perdere tutta quella carità.
E arrivarono anche per lei i momenti tragici e difficili, da mettere a dura prova la sua fede in Dio. La guerra portata a Roma dalle truppe del regno di Napoli regalarono alla città violenza, miseria e disperazione: a lei ridarà il marito reso invalido. E pochi anni dopo arrivò anche la peste, che le strapperà via due figli. Ma anche in quegli anni così difficili per Roma e per lei, la gente vide in quella donna vestita di scuro che guidava un asinello nei suoi giri di carità, un modello di fede e di coraggio. E nell'immaginario collettivo dei romani di allora rimase impressa la figura di "Ceccolella" che donava ai poveri e aveva un sorriso per tutti.

1425: fondazione di un sodalizio di Oblate

La vita e gli esempi di fede e di carità di Francesca non passarono inosservate. La sua bontà, la pazienza, la carità dimostrate in tanti anni fecero breccia su alcune donne sue amiche: nacquero così le Oblate, che dovevano vivere non in comunità religiose ma nelle proprie case, soccorrendo i poveri. Fu nel 1433 che cominciarono a vivere insieme, in una comunità, che diventò il primo monastero di Tor de' Specchi. Anche Francesca, mortole il marito nel 1436, si ritirò con loro. A loro diceva: "L'amore e la paura non pieghino il vostro animo, come pure l'onore e la timidezza non offuschino la vostra mente: abbiate sempre come intento della vostra attività unicamente la gloria di Dio".
Tornò alla Casa del Padre il 9 marzo 1440, ricca di sofferenze, di tanti esempi di carità e di sorrisi. Per la gente era già santa in vita… ma la Chiesa la dichiarò tale solo nel 1608. I romani, per l'evento, organizzarono una grande festa di popolo, in onore della loro Francesca, romana, santa.

"L'amore e la paura non pieghino il vostro animo, come pure l'onore e la timidezza non offuschino la vostra mente: abbiate sempre come intento della vostra attività unicamente la gloria di Dio". (S. Francesca Romana, alle sue Oblate)

Mario SCUDU sdb - E-mail: archivio.rivista@ausiliatrice.net


*** Tratto in forma ridotta da: MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Elledici 2011, Torino
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 2 

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