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AMICI e CAMPIONI DI DIO : S. Francesco di Sales (1567-1622):
Vescovo,dottore della Chiesa e patrono dei giornalisti
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Francesco dalle buone maniere

Nei mass media risuona un allarme, più frequente di quello della Protezione Civile, riguardante l'imbarbarimento dei rapporti interpersonali: la buona educazione non si insegna, le buone maniere sono rare, il galateo ritenuto una sovrastruttura medievale inutile per l'uomo post moderno. Ed allora imperversano, a livello pubblico, i signori dalle parolacce facili, dai gestacci e insulti inqualificabili. Penso che conoscere la vita di Francesco di Sales aiuterebbe ad essere meno "barbari". Egli, pur di famiglia nobile, ricco di cultura e di qualità umane, è rimasto famoso anche per le sue buone maniere con tutti: cattolici o protestanti, poveri o ricchi, uomini o donne. Tutti soggiogati.

Francesco, studente a Parigi e Padova

Francesco è nato in Savoia (a Sales), nel 1567, in una famiglia nobile solo quattro anni dopo che il duca Emanuele Filiberto trasferisse la capitale da Chambery a Torino. Nel 1578 vi trasferirà anche la Sacra Sindone diventata così la Sindone di Torino. Il padre aveva già programmato per lui, il primogenito, un posto nel Senato della Savoia ed una carriera politica. Lui la pensava diversamente: le sue aspirazioni si indirizzavano verso il servizio nella Chiesa. Studiò dai Gesuiti a Clermont, teologia a Parigi e diritto a Padova. Qui diventò dottore in diritto civile e religioso. Fece anche un pellegrinaggio a Loreto. Culturalmente era quindi ben attrezzato come dimostrerà in seguito. Ed il futuro? Lo scontro col padre, inevitabile, diventò palese. Francesco però optò risolutamente per la Chiesa Cattolica. Non voleva la politica.

Francesco missionario tra i protestanti

I protestanti era diventati forti. Erano presenti anche la Savoia e per questo il duca Carlo Emanuele I, sognava una "riconquista", politica e religiosa. Nel 1593 iniziò una nuova campagna di ri-conversione cattolica, grazie ai Cappuccini, a volontari missionari del clero diocesano. Uno di questi era Francesco. I capi calvinisti didero subito in allarme diffidanto dall'ascoltare gli odiati (da loro ma non dalla gente) predicatori papisti. Tra di essi si distinse per la sua cultura e per i modi sempre affabili con tutti Francesco. Egli aveva adottato come metodo di base il dialogo, paziente e graduale con tutti. Magari non erano convinti dalle argomenti ma certamente lo erano umanamente. Il che non è poco. Anzi per molti fu proprio l'inizio della conversione e del ritorno nella Chiesa. Fu cioè una metodologia vincente. Scriverà: "Vi garantisco che ogni volta che sono ricorso a risposte pungenti, ho dovuto pentirmene. Gli uomini fanno molto di più per amore e carità, che per severità e rigore". Un principio valido in famiglia, nella Chiesa e tra i religiosi. Nel 1596 arrivarono i primi risultati: un noto avvocato ridiventò cattolico e due anni dopo tremila capifamiglia lo seguirono. Nel 1599 durante un suo viaggio a Roma fu nominato vescovo ausiliare di Ginevra con diritto di successione. Qui conobbe san Filippo Neri e altri personaggi che saranno utili per la fondazione dell'ordine della Visitazione (insieme a santa Francesca F. de Chantal, sua figlia spirituale).

Francesco vescovo e scrittore

Nel 1602 divenne vescovo di Ginevra, diocesi con ancora 130 parrocchie da ri-cattolicizzare con la pazienza, il dialogo, la bontà e la formazione per il clero e i fedeli. Tutti ne avevano bisogno: fu un lavoro enorme. La storia dice che fu sempre un pastore affabile con i nobili, i dotti e i semplici fedeli, di campagna o di montagna. Tutti.
Non fu solo un grande vescovo e predicatore. è stato anche autore di libri spirituali famosi, ancora oggi letti. Il suo pensiero centrale era: l'amore di Dio per noi e il nostro amore per Dio. Tra i suoi libri, quello più famoso rimane "La Filotea". Qui egli approfondisce il concetto di "devozione" intesa come amore intenso e pronto verso Dio; un amore non esclusivo di penitenti o dei religiosi ma come vocazione di tutti. In altre opere ha insistito molto sulla 'santa indifferenza' davanti alla volontà di Dio e all'idea che bisogna fare tutto per amore di Dio. Paolo VI (beato, 2014) lo dichiarò Doctor Divini Amoris.
La sua fama di santità, i suoi libri sempre attuali, la metodologia apostolica (dialogo, pazienza e bontà) lo hanno reso famoso nella Chiesa. Ultimo particolare: don Bosco lo scelse come modello dei Salesi
ani, che da lui derivano appunto il nome.


PENSIERI DI FRANCESCO:

1 Le notti sono giorni quando Dio è nel nostro cuore, e i giorni diventano notti quando Lui non c'è

2 Non è per la molteplicità delle nostre opere che piacciamo a Dio ma per l'amore con il quale noi le compiamo

3 Una sola cosa è necessaria, che è di avere e possedere Dio. Se non cerco che lui, che m'importa che mi si faccia fare questo o quello?

Mario SCUDU sdb - E-mail: archivio.rivista@ausiliatrice.net


*** Tratto in forma ridotta da: MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Elledici 2011, Torino
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2015 - 1 

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