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AMICI e CAMPIONI DI DIO : S. GIUSEPPE DI NAZARET

 

 Giuseppe, vero uomo e grande santo perseguitato dal dubbio


 

Giuseppe è una figura umana altamente drammatica. Storicamente di lui conosciamo nulla. Ci sono a nostra disposizione solo alcuni indizi nei Vangeli. L'ampia informazione fornitaci dalla letteratura apocrifa è priva di credibilità, anche se ne ha appesantito e condizionato il culto. Matteo (1,16) ci informa che è figlio di Giacobbe della discendenza di Davide. È un "giusto" (Mt 1,18) che conosce ed osserva fedelmente la Legge: per questo non vuole coprire col suo nome un bambino di cui ignora la paternità.
Ma, soprattutto, è un "buono" che, convinto della virtù di Maria, si rifiuta di consegnarla agli spietati rigori della Legge: "Se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, allora la faranno uscire all'ingresso della casa del padre e la gente della sua città la lapiderà, così che muoia, perché ha commesso un'infamia in Israele, disonorandosi in casa di suo padre. Così toglierai il male in mezzo a te" (Dt 22,20-21).
È intelligente e conosce bene anche le scappatoie fornitegli dai cavilli legali. Opta per "ripudiarla in segreto" (Mt 1,18). Questo evita a Maria di essere esposta al ludibrio degli occhiuti benpensanti salvandola da una morte ignominiosa. Per far questo basta scrivere su un biglietto: "Tu non sei più mia moglie ed io non sono più tuo marito" (Os 2,4) ed il gioco è fatto.
Il Talmud evidenzia che, in Israele, la donna può essere sempre ripudiata, lo voglia o no, anche per motivi arbitrari o futili. Solo l'angelo, in sogno, distoglie Giuseppe da questo intento. Altre informazioni evangeliche, a suo riguardo, sono la nascita a Betlemme, la fuga in Egitto, il ritorno a Nazareth, il ritrovamento di Gesù nel Tempio. Tutto il resto della sua vita è avvolto nel più assoluto silenzio e mistero.

La fantasia degli scritti apocrifi.

A riguardo della vita del padre di Gesù, l'imbarazzante silenzio evangelico è abbondantemente compensato dalla logorrea apocrifa. Gli scritti non riconosciuti dal Canone biblico presentano Giuseppe non come un aitante giovanotto sui vent'anni, come veramente è, ma come un vecchio vedovo. Questo per salvaguardare, grezzamente, la verginità di Maria. Maria, dodicenne, viene affidata dai sacerdoti del Tempio, al quarantenne Giuseppe padre di quattro figli (Giuda, Iosetos, Giacomo e Simone) e di due figlie (Livia e Lidia). Per l'affidamento di Maria viene bandito un concorso fra 12 pretendenti che devono presentarsi al Tempio tenendo una verga in mano. Solo da quella di Giuseppe fuoriesce una colomba bianca.
Questo viene interpretato come segno visibile della preferenza divina. Giuseppe prende Maria in casa aspettando che compia 14 anni per poterla sposare. Giuseppe trascorre lunghi periodi fuori casa a motivo del suo lavoro. Sta lavorando a Cafarnao da nove mesi, quando Maria compie quattordici anni. Si affretta a ritornare a Nazareth per preparare il matrimonio, ma la sua felicità viene annichilita dall'apprendere che la sua promessa sposa è incinta di tre mesi. Grazie all'intervento angelico, Giuseppe vince il trauma.
È accanto a Maria durante la nascita, la accompagna durante l'esilio, è al suo fianco nel ritornare a Nazareth. Nell'apocrifo "Storia di Giuseppe il falegname" è Gesù stesso a sintetizzare l'intera sua vita: "Dopo la morte dell'empio Erode tornammo nella terra di Israele e ci stabilimmo in una città della Galilea che si chiama Nazareth. Mio padre Giuseppe, il vecchio benedetto, riprese a fare il suo mestiere di falegname, e campando del lavoro delle sue mani, potemmo tirare avanti. Non mangiò mai pane che non si fosse guadagnato, secondo il dettame della Legge di Mosè".
Sempre Gesù aggiunge: "Pur dopo tutto questo tempo, il suo corpo non soffriva acciacchi, la sua vista non era calata, in bocca non gli mancava neppure un dente e non gli veniva mai meno l'intelletto né la sapienza: era un uomo giovane, nonostante avesse raggiunto la bella età di centoundici anni". Si tratta di un vecchietto arzillo, lucido ed in buona salute. Solo la sua fine non fu brillante come la vita. Assistito da Maria e da Gesù, Giuseppe ha terrore della morte, urla, si macera ancora nel dubbio a riguardo della nascita verginale. Finalmente esala l'ultimo respiro. Gli angeli prendono la sua anima e l'avvolgono in drappi di seta finissima. Viene inumato nella tomba di famiglia accanto al suo padre Giacobbe.
Che dire? Giuseppe fu un grande. Silenzio, lavoro, onestà, minuzioso rispetto della Legge, amore infinito per Gesù e per Maria, presenza assidua e discreta, capacità di fidarsi ciecamente di Dio anche se con la morte nel cuore, intelligenza pratica nel risolvere gli impicci della quotidianità, sobrietà sono i valori che presenta alla nostra attenzione. Ma noi li consideriamo ancora degni di essere imitati e tradotti in comportamenti coerenti?

Bernardina Do Nascimento - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 4  
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