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AMICI e CAMPIONI DI DIO : S. Monica (331-387) ***

 

 Monica, una mamma di pazienza e di preghiera


 

Con un figlio adolescente o post adolescente, è difficile dormire sempre tranquilli. Questo perché alcuni loro comportamenti sono fonte di apprensione e di preoccupazione, di angoscia e di lacrime.
Educare gli adolescenti nella civiltà contadina e pre-industriale riservava meno problemi. La nostra società post-moderna (e ormai anche post-cristiana) si qualifica per la sua connotazione consumistica. E nel gran mare consumista i giovani nuotano molto bene, grazie al sostegno finanziario dei genitori, spesso acriticamente generosi. Con i soldi e con una personalità ancora insicura e non strutturata l'adolescente cade più facilmente vittima dell'uso e dell'abuso del fumo, dell'alcol e della droga, di divertimenti aggressivi e comportamenti devianti. Tutto, o quasi, lontano dai principi morali e dagli esempi dei genitori.
Quante mamme, se conoscessero la vita di s. Monica, alla fine tirerebbero un sospiro di sollievo, dicendo: "Allora, non sono l'unica ad avere problemi con i figli… Pure lei! Sono in buona compagnia. Ma quanta pazienza!". E preghiera, e lacrime, e notti insonni, paure, preoccupazioni, si deve aggiungere. Agostino stesso (che si era autodefinito, pensando alla madre, "un figlio di tante lacrime"), scrivendo le Confessioni riconobbe candidamente che il merito della sua conversione era stato (dopo la grazia di Dio, naturalmente) proprio della madre Monica. Un bell'elogio da figlio a madre. Meritato ampiamente.

La santità a piccoli passi

Monica nacque a Tagaste (Algeria del nord), nel 331, da genitori cristiani, ma poco preoccupati di dare una seria educazione cristiana ai figli, come talvolta succede oggi). Se nel caso di Agostino l'educatrice alla fede e alla vita cristiana fu la madre Monica; per quest'ultima fu invece la fedele nutrice, diventata parte della famiglia: era ben voluta, di ottima condotta e saggezza. Agostino dirà di lei: "Era energica nel punire con santa severità quando era opportuno e ricca di saggezza nell'istruire". La dottrina del permissivismo in educazione, seguita da non pochi genitori (ed educatori) di oggi, non faceva parte del suo bagaglio educativo: era severa ma con saggezza, correggeva ma con tatto, sapeva anche punire ma con giustizia.
Monica non era nata santa, lo diventò con pazienza, con costanza ed umiltà. Aveva i propri difetti e difficoltà che seppe superare. Un esempio: a Monica piaceva il vino. E non poco. L'aveva raccontato lei stessa, nella sua grande umiltà, al figlio Agostino. Questo è segno di santità: "Quando i genitori credendola sobria, le ordinavano… di andare ad attingere vino, ella, prima di versare il vino nel fiasco... ne beveva un pochino". Solo un po', naturalmente. All'inizio. Ma bevi oggi, bevi domani, la debolezza era diventata un'abitudine negativa, una schiavitù (oggi si direbbe una dipendenza). La nutrice che aveva intuito tutto, ebbe il coraggio di intervenire. Un giorno, bisticciando con lei, la chiamò "ubriacona". La verità le fece male, ma non si arrabbiò, anzi riuscì a liberarsi dal vizio. Piccola cosa? Forse, ma grande nel suo cammino di santità.

Preghiera e pazienza col marito e…

Nel 353 Monica andò sposa ad un certo Patrizio, romano, dal quale avrà tre figli. Questi non era cristiano ed aveva un carattere un po' violento e non brillava per fedeltà. E così la seconda battaglia che lei vinse, dopo il vino, fu quella del marito. Battaglia paziente, dolorosa, lunga, ma vittoriosa: riuscì infatti a guadagnare al Signore anche lui. Questi morirà nel 371, dopo essere diventato un buon cristiano.
Ma la più grande sofferenza e nello stesso tempo la più grande gioia a Monica arriveranno dal figlio Agostino. Lei stessa l'aveva educato cristianamente, con la parola e con l'esempio…
Era un ragazzo molto intelligente, e Monica lo mandò a Cartagine per gli studi. Poco tempo dopo, cominciò a convivere con una donna (alla quale peraltro rimase sempre fedele). Per Monica fu un colpo terribile:insegnamenti e buoni esempi… tutto in fumo. Così sembrava. Aveva addirittura abbracciato l'eresia manichea. Fu per questo quando tornò a Tagaste, per un po' di tempo, non volle riceverlo in casa.

… col figlio Agostino
S
Agostino, spirito intelligente quanto inquieto, intraprese due 'viaggi' alla ricerca della verità: il primo filosofico studiando le filosofie e teologie di allora. E il secondo geografico: si trasferì prima come professore di eloquenza a Cartagine poi sarà la volta della capitale, a Roma: nel 383, con uno stratagemma si era imbarcato nottetempo. Meta finale Milano, alla ricerca del 'posto sicuro e fisso' come professore di eloquenza e retorica. Questo il motivo ufficiale, e il secondo, possiamo immaginarlo, 'fuggire' lontano dalla madre… e da Dio (la conversione).
Forse Agostino credeva che più andava verso nord, più la madre rimaneva a sud... lontana. E si sbagliava di grosso. Monica non aveva ormai nessun interesse, nessuna preoccupazione, nessun obiettivo terreno che la sua conversione. E questo amore, anche se tra le lacrime, non si lasciava spaventare dalle distanze e dai disagi che comportavano i viaggi di allora. E così per amore del figlio prodigo lontano, dopo aver viaggiato con il mare in tempesta, arrivò nell'anno 385 a Milano.
Qui la Provvidenza li aspettava entrambi con l'incontro con il famoso vescovo della città, Ambrogio, "un uomo di Dio. Tutti e due seguirono le sue omelie, tutte e due rimasero molto impressionati. Ambrogio predicava, Monica pregava, Agostino pensava. E Dio? Semplice, 'lavorava' tutti e in tutti. Con risultati insperati. La conversione infatti arrivò alla fine del 386, e fu battezzato proprio nella Pasqua del 387: era il sigillo finale della ricerca della verità.
Nel viaggio di ritorno arrivati ad Ostia madre e figlio ebbero la famosa estasi (vedi le Confessioni). Era un piccolo assaggio di vita eterna da parte di Dio, che cambiò la prospettiva esistenziale di entrambi. "Che cosa dunque sto a fare qui?" diceva Monica al figlio. Finite le lacrime per lui, Monica era "malata" ormai delle Cose di Lassù, intraviste.
Missione compiuta. Il Paradiso non poteva più attendere. Moriva infatti a Ostia (387), all'età di 56 anni, mentre Agostino. "quel figlio di tante lacrime" incominciava la sua prodigiosa attività come pastore di anime e scrittore.


Nulla è lontano da Dio

Pochi giorni dopo l'estasi di Ostia (piccolo assaggio della Patria definitiva o Paradiso) Monica colpita dalla febbre, si mise a letto, e si preparò all'incontro con Dio, che lei desiderava con tutte le forze. Non aveva nessuna preoccupazione né di morire né di essere lontano dalla sua terra, dove aveva preparato con cura la propria tomba accanto al marito. Fece solo una raccomandazione ai presenti: si ricordassero di lei nell'Eucarestia. Alla domanda se non aveva paura di lasciare il proprio corpo in terra straniera, così lontana dalla propria patria, lei rispose: "Nulla è lontano da Dio, e non c'è da temere che alla fine del mondo egli non ritrovi il luogo da cui risuscitarmi" (Dalle Confessioni 9).

Mario SCUDU - archivio.rivista@ausiliatrice.net


*** Tratto in forma ridotta da: MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Elledici 2011, Torino
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 4  
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