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I SANTI: AMICI e CAMPIONI DI DIO

 

 Con Karol Wojtila una valanga di santi


 

Ha fatto più santi che tutti i papi degli ultimi 500 anni messi insieme. Alcuni li ha conosciuti di persona. E al mondo dei cristiani che cambia, ha proposto all'imitazione forme nuove di santità.

Papa Karol Wojtyla anche riguardo ai santi risulta da Guinness dei primati. Gli si devono 51 canonizza-zioni con 482 nuovi santi, e 147 beatificazioni con 1338 nuovi beati: più di tutti i papi degli ultimi 500 anni messi insieme.
I santi nella sua vita hanno svolto un ruolo fondamentale: ne ha incontrati alcuni di persona, mentre al-tri con i loro scritti hanno nutrito la sua mente e formato la sua spiritualità.
Tra i santi che conosce di persona c'è Madre Teresa, che nei suoi tanti spostamenti, passando per Ro-ma, ogni volta si recava a fargli visita in Vaticano. C'è Padre Pio, che Wojtyla da giovane sacerdote ha visitato a San Giovanni Rotondo: si è pure confessato da lui. E il poco noto servo di Dio Jan Tyrano-wski, di professione sarto, che a Cracovia nella parrocchia salesiana San Stanislao Kostka aveva fonda-to un gruppo di preghiera e di studio per i giovani, e li radunava in casa sua: tra loro negli anni 1940-42 c'era Karol, che maturava alla sua scuola e si preparava a entrare nel seminario clandestino della dioce-si.
Inoltre Karol in gioventù è cresciuto nello studio di forti personalità come il martire Massimiliano Kol-be, Faustina Kowalska apostola della Divina Misericordia, suor Benedetta della Croce (Edith Stein) vo-lata al cielo dai camini di Auschwitz. E da Papa ha avuto la gioia di promuovere le loro cause.

Perché tutti quei santi

Perché tutti quei santi avviati agli altari? Papa Wojtyla si è detto convinto che la santità ai nostri giorni è più diffusa di quanto non si immagini, che si realizza con modalità proprie dei tempi nuovi, e quindi è nella logica delle cose che i nuovi santi siano proposti come modelli all'uomo d'oggi.
E le novità nella sua azione non mancano.
Anzitutto la sua preferenza va alle figure del Novecento, molto meno a quelle dei secoli passati. Poi scova i santi a tutte le latitudini del pianeta, un po' meno nel Vecchio Continente. Dà ampio spazio a santi laici che si sono realizzati nella vita matrimoniale, non solo a figure del clero o religiosi. Richia-ma l'attenzione sul grandissimo numero di martiri che hanno colorato di rosso il Secolo Ventesimo. Ri-chiama l'attenzione anche sui santi fioriti nel mondo protestante e ortodosso.
Non resta che portare qualche esempio.
- Dal terzo mondo Papa Wojtyla canonizza Giuseppina Bakita (1869-1947), una nera sudanese, rapita e ridotta in schiavitù. Venduta più volte, ha conosciuto sofferenze fisiche e morali d'ogni genere. Ma la chiamavano Bakhita, che significa fortunata. Nel 1882 è "comprata" a Kartum dal console italiano, che la affida a una famiglia in Italia. È libera. Lavora come tata in quella famiglia. Nel 1890 chiede il batte-simo, nel '93 ottiene di farsi suora canossiana. Poi, cinquant'anni in mansioni umili e semplici, vissute con gioia e generosità.
Ma Wojtyla canonizza anche uno zingaro spagnolo, e catechisti martiri in Africa e in Asia…
- Dal mondo della famiglia il Papa nel 2001 propone tra l'altro una coppia di sposi, i primi a essere beatificati insieme, Maria Corsini e Luigi Beltrame: "L'eroicità delle virtù è stata riscontrata a partire dal loro vissuto come coniugi e come genitori". E santa Giovanna Beretta Molla: "Madre di famiglia: portando un figlio in grembo, morì anteponendo amorevolmente la libertà e la salute del nascituro alla propria stessa vita". Canonizzata nel 2004.
- Ai martiri del Ventesimo Secolo Karol ha dedicato una cerimonia speciale, nel luogo più suggestivo (il Colosseo), durante l'anno 2000 del grande Giubileo. A conti fatti risultavano "ottomila martiri in Europa, quasi duemila in Asia, più di mille nell'ex Unione Sovietica, 746 in Africa, 333 nelle Americhe e 126 in Oceania".
"Quasi militi ignoti della grande causa di Dio".

In amicizia con Madre Teresa

Soprattutto Wojtyla è stato in amicizia con Madre Teresa. È la santa che quando viene insignita del No-bel per la pace, lo accetta "in nome dei bambini mai nati". E riesce a collocare le comunità delle sue suore anche i Paesi come l'Urss, impenetrabili per la Chiesa. E mette le sue suore anche in Vaticano.
Nel 1986 Wojtyla è a Calcutta e visita la "Casa dei Moribondi" aperta da Madre Teresa. Con la piccola suora al suo fianco osserva le Suore Missionarie della Carità al lavoro, si ferma presso i letti dove giac-ciono uomini e donne a un passo dalla morte, porge loro da mangiare. Abbraccia Madre Teresa le dice: "Se potessi farei il papa da qui".
Madre Teresa in vita era già santa: anche per gli indù e per i musulmani. Papa Wojtyla piange la sua morte, poi fa accelerare l'iter della causa, e prima di morire ha la gioia di dichiararla beata (2003).

Un'affettuosa vendetta

Il Martirologio, libro ufficiale con l'elenco dei santi venerati dalla Chiesa Cattolica, con Papa Wojtyla è raddoppiato. Alla valanga di nuovi santi da lui proposti all'imitazione dei credenti, la Chiesa ha rispo-sto a Karol Wojtyla in modo curioso, si può dire con un'affettuosa vendetta: ha aggiunto all'elenco dei santi anche lui.
E a ragione: il suo modo di fare il papa risulta nuovo, e quindi è un modello da offrire all'imitazione… dei papi che verranno.

Enzo Bianco - bianco.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 3  
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