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AMICI e CAMPIONI DI DIO : S. Caterina da Bologna (1413-1463) ***

 Tutto per Cristo, mio bello


S. Caterina da Bologna (1413-1463), monaca clarissa

Per i bolognesi è semplicemente la santa; per i ferraresi invece è una donna illustre vissuta a Ferrara e che la Chiesa venera come s. Caterina da Bologna. Caterina Vigri è infatti nata proprio in questa città nel 1413 da Giovanni e Benvenuta Mommolini. Suo padre, un nobile patrizio, dottore in legge e Lettore all'Università di Padova era in servizio presso la corte degli Estensi, i signori della città: un personaggio insomma. Quando lei aveva nove anni la famiglia si trasferì a Ferrara. E così la piccola entrò a corte come damigella di Margherita d'Este. La ragazza era di buona intelligenza, di pronta memoria e di facilità nell'apprendere, ma aveva anche un forte desiderio di conoscere. Perciò il padre, premuroso quanto assente, volle per lei un'educazione completa. E Caterina così studiò musica, pittura, danza, l'arte poetica, la miniatura e la copiatura. Ed anche il latino: si considerava una privilegiata e lo era. Ma questo bagaglio culturale lei lo mise sempre al servizio delle consorelle e solo per la gloria di Dio, non per nutrire il proprio narcisismo.

Dalla corte al… monastero

A quattordici anni ecco la prima svolta: Caterina decise di fare comunità con un gruppo di ragazze, per lo più nobili e ben posizionate socialmente, intenzionate a vivere da religiose.
Qualcuno si meraviglierà: passare dalla bella vita di corte, con tutta la coreografia mondana fatta di sfarzo e di lusso, di bei vestiti e di feste… a quella di un monastero? Molto perplessi. È possibile? Sì è stato possibile, e lo è ancora oggi. Non dimentichiamoci che all'origine di tutto (la vocazioni) c'è lo Spirito di Dio con la sua metodologia originale, Lui creatività assoluta anche nel muovere i cuori ed nell'illuminare le menti. Qualche volta (raramente) con modalità radicali (vedi san Paolo). Normalmente con metodi più "soft", più suadenti e dolci, con illuminazioni e ispirazioni, con piccoli segni o semplici incontri… "Vero sussurro di Dio" lo spirito agisce in mille modi.
Seconda svolta nel 1432: Caterina con le compagne professò la regola di s. Chiara, nel monastero del Corpus Domini. Era monaca.

Caterina, tutta umiltà e… flessibilità

Un particolare. Il monastero del Corpus Domini di Ferrara era famoso perché ospitava giovani donne, di nobile famiglia, che avevano scelto la povertà e la penitenza.
Caterina, nobile e ricca, non disdegnava affatto anzi accettava volentieri le più umili mansioni. Uno dei punti fermi della sua vita spirituale fu infatti l'umiltà e l'obbedienza: "Tutto per amore del Cristo mio bello", così affermava. E così fu portinaia, fornaia, lavandaia; lavorò in cucina, insegnò musica e mise a disposizione le sue conoscenze nella miniatura e copiatura. Fu anche maestra delle novizie. Un vero esempio di santa flessibilità.
Terza svolta. Nel 1456 Caterina e diciotto consorelle arrivarono a Bologna, su invito delle autorità, per fondarvi un monastero: si chiamerà del Corpus Domini (ancora oggi). Lei fu nominata badessa.
Come superiora Caterina continuò nel suo amore radicale alla povertà e nel continuo esercizio dell'umiltà e carità.

L'amore di Dio: dono e... molta fatica

Ma fu specialmente come maestra delle novizie dove rifulse la sua santità e anche la sua abilità di educatrice alla fede. Il suo insegnamento suscitava fiducia ed entusiasmo nelle allieve, tutte affascinate dalla grazia e dalle sue parole. Proprio per loro scrisse "Le armi necessarie per vincere la battaglie spirituali" che ebbe larga diffusione in Italia e all'estero. L'esempio e la continua vicinanza, fisica e spirituale, con Caterina era per loro un continuo invito alla santità.
Un giorno le chiesero: "Quanto saremmo felici se potessimo amare Dio come l'amate voi". E Caterina: "Cercate, cercate con ogni studio di conoscere voi medesime, e che siete fattura di Dio; di conoscere li difetti vostri e la brevità del tempo con quale si può acquistare o perdere la vita eterna a nostro volere... Però, sorelle mie, né croce né chiodi sarebbero stati sufficienti a tenere confitto in croce il Verbo divino, se non vi fosse stato l'amore".
Cristo fu e rimase sempre al centro dei suoi pensieri, nella preghiera in chiesa, nel lavoro al forno, lavando i piatti, in lavanderia, come maestra della novizie o come badessa. Una sua consorella affermò: "Per Caterina "tutto el suo portamento è stato per amare"". Esclamava infatti: "Piacere e dispiacere sia uguagliato, purché io ami e piaccia a Cristo mio bello".
La morte arrivò il 9 marzo del 1463. Il suo culto subito si estese ben oltre Bologna, anche per numerosi prodigi che le si attribuirono.


*** Tratto in forma ridotta da: MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Elledici 2011, Torino
RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2014 - 2  
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