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 CAMPIONI DI DIO: Ven. Fratel Luigi Bordino

 AMARE DIO E GLI ULTIMI


Prigioniero durante la seconda guerra mondiale, fa un voto alla Madonna. Diventato religioso cottolenghino, muore nel 1977, a soli 55 anni. Nel 2003, papa Giovanni Paolo II lo dichiara Venerabile.
C'era una volta, e c'è ancora, un piccolo borgo nel Roero cuneese, Castellinaldo, circondato da campi e da filari di viti. Là, il 12 agosto 1922, era nato Andrea, terzogenito di otto figli dei coniugi Bordino, buoni e semplici lavoratori. In quella numerosa famiglia aveva imparato l'arte del silenzio e dell'ascolto. La profonda interiorità di questo fanciullo "maturo fin dall'infanzia" si esplica in ogni ambiente: il lavoro dei campi, l'amore per la preghiera... Quando alla sera suonavano le campane del Vespro, sospendeva di giocare, e si recava in Chiesa, divenendo presto un modello per i piccoli amici che presero ad imitarlo. Anche come delegato dell'Azione Cattolica non intrattenne mai i suoi uditori con discorsi lunghi e noiosi: gli erano sufficienti poche parole in dialetto. Stava al suo posto senza darsi la più minima importanza, lasciando spazio agli altri, ma soprattutto all'altro che è Dio.

Il voto alla Consolata

La tranquillità di questa vita intessuta di lavoro e di preghiera venne improvvisamente turbata dallo scoppio della seconda guerra mondiale. Il 15 Agosto 1942, solennità dell'Assunzione, arruolato nell'Artiglieria alpina della divisione "Cuneense", partì col fratello Risbaldo alla volta della Russia, istallandosi presso il villaggio di Rossosh, nelle retrovie del fronte che era presso il fiume Don. Nel gennaio del 1943 i fratelli Bordino caddero prigionieri e vissero insieme la tagica ritirata. Con loro era il Cappellano militare don Aldo del Monte, poi diventato Vescovo di Novara. Una notte, esposti al rischio continuo di morte per assideramento, i Bordino emisero un voto alla Madonna della Consolata: se fossero rimasti in vita, una volta tornati a casa, si sarebbero consacrati al Signore. Durante la prigionia ma soprattutto nel viaggio verso la Siberia, Andrea si rivelò vero angelo di consolazione: non si lamentava mai, accudiva con dedizione i commilitoni infermi e moribondi nel lazzaretto di Spassh, ed il suo parlare era solo: ?Dunque, pregare e consolare?. Nel settembre del 1945 rientrò in patria col fratello. Sulla dura esperienza della guerra non volle mai raccontare nulla, ma tutti si accorsero che qualcosa era cambiato in lui. Seppur sempre gioviale ed amabile con tutti, divenne più taciturno: trascorreva il tempo nel lavoro e nella preghiera.

Caritas Christi urget nos

Il 23 luglio 1946, insieme alla sorella Ernestina, partì per Torino per farsi religioso cottolenghino: entrambi erano sospinti dal grido: ?Caritas Christi urget nos?, ?l'amore di Cristo ci spinge?. Le vette dell'eroismo quotidiano che furono raggiunte da Luigi della Consolata - questo il nome che scelse da religioso in omaggio al voto - difficilmente potrebbero essere narrate e comprese! I servizi più umili li riservava sempre per sé. Infermiere espertissimo, anche di fronte a calunnie ed ingiusti provvedimenti, rimase in silenziosa obbedienza. Divenuto, poi, Superiore dei suoi fratelli, sapeva ottenere la disciplina e l'osservanza delle regole solamente dandone l'esempio. Tuttavia la malattia aveva visitato anche lui. Nel 1975 fu colpito da leucemia mieloide. Per due anni convisse colla sua sofferenza accettata ed offerta. Negli ultimi giorni di vita ricevette la visita del cardinale Michele Pellegrino, anch'egli consapevolmente malato, il quale, ad un sacerdote che gli domandò cosa mai si fossero detti, rispose: ?Fratel Bordino diceva niente; Fratel Bordino semplicemente era?. Andò incontro al Signore il 25 luglio 1977: cinquantacinque anni vissuti nell'amore a Dio ed ai fratelli.
Che cos'altro dire di questo nostro umile fratello? Chiediamo al Signore di imitarne la fede intrepida e l'apostolico coraggio, e preghiamo che presto venga glorificato anche in terra. E grati al Dio per il dono che ci ha fatto in lui, esclamiamo riconoscenti: Deo gratias.

                                                                                                  Luciano Cardinali


Nella sua esperienza la sofferenza e la morte umana conservavano tutta la loro naturale
ripugnanza, tuttavia queste, senza perdere la sostanza del loro mistero s’illuminavano,
diventavano importanti e preziose sulla filigrana del disegno divino. (fr. D. Carena, cottolenghino)


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 6  
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