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CAMPIONI DI DIO: S. Francesca Cabrini (1850-1917) ***

 Ci sentiamo male? Sorridamo lo stesso!


E' una santa sociale moderna, molto stimata per la sua opera in favore degli emigrati italiani in America, per i quali lavorò con molto coraggio, creatività e determinazione, rafforzando la loro identità cristiana e italiana. Dal 1950 è "Celeste Patrona di tutti gli Emigranti".


Francesca Cabrini non è una santa vissuta nel profondo Medio Evo, e non è nemmeno una martire. ? moderna, è nostra contemporanea essendo morta meno di cento anni fa, ed ha speso tutta la vita, "sudando" per Dio e per i suoi figli: nel suo caso erano le migliaia di emigrati italiani in America.

Sognava la Cina… e la trovò in America

Nata nel 1850 a S. Angelo Lodigiano, in una numerosa famiglia: fu educata cristianamente ma non solo, anche italianamente. I genitori infatti le instillarono un giusto amor patrio, che Francesca non dimenticherà mai, specialmente nel suo lavoro in America con gli emigrati. Diplomata magistrale, accettò subito un lavoro come supplente a Vidardo. E qui dimostrò subito non solo le sue capacità educative ma anche la sua determinazione. Vinse infatti la battaglia contro il sindaco anticlericale
ottenendo il permesso di insegnare la dottrina cristiana in classe. Il sogno di Francesca però era diventare missionaria. Fece anche i voti religiosi nella Casa della Divina Provvidenza di Codogno. Furono anni difficili (?ho pianto molto? dirà in seguito) ma lei non si arrese.
Tre incontri provvidenziali. Il primo: il vescovo di Lodi la consigliò di dedicarsi agli emigranti italiani in America, fondando un istituto religioso che si chiamerà Missionarie del S. Cuore. Secondo: l'incontro con mons. G. B. Scalabrini, che non sfociò in una collaborazione piena ma impresse una svolta alla sua vita e al suo sogno missionario. Accettò infatti la direzione di una scuola e asilo a New York. Il terzo incontro provvidenziale: con il papa Leone XIII, che le disse: ?La vostra Cina sono gli Stati Uniti dove vi sono molti emigranti italiani che hanno bisogno di assistenza?. Erano gli "input" giusti di cui aveva bisogno: li lesse come volontà di Dio, che concretizzavano il suo sogno missionario. E partì per l'America.
Ma fu addirittura l'arcivescovo Michael A. Corrigan a remare contro il suo progetto. In sostanza le diceva: non basta la fede, ci vuole "money" molto "money", e questo denaro Francesca non l'aveva. Consiglio: tornare in Italia. Ma Francesca aveva fede, molta fede. E così la Provvidenza non la dimenticò. E arrivò anche il "money" attraverso una ricca signora cattolica, moglie di un illustre emigrato italiano, il Conte Luigi Palma di Cesnola, archeologo e generale, direttore del Metropolitan Museum. La strada era aperta, il progetto era chiaro: missionaria tra gli emigranti italiani.

Un principio guida per la sua attività

Francesca (o Madre Cabrini come la chiamavano) dimostrò subito una grande capacità come educatrice religiosa e organizzatrice dell'assistenza a numerosi emigrati, che, come diceva lei stessa: ?sono trattati come schiavi… bisognerebbe non sentire amor di patria per non sentirsi ferita?. Lei e le sue suore non ebbero paura ad impegnarsi in un lavoro di assistenza anche nei quartieri più degradati per la miseria che vi regnava e pericolosi per la violenza. Madre Cabrini voleva aiutare questi emigrati ad inserirsi nella realtà sociale americana, facendone cioè dei buoni cittadini, e nello stesso tempo rafforzando o facendo riemergere l'identità italiana. Compito arduo, ma svolto egregiamente, e con lavoro duro ed estenuanti viaggi transatlantici.
Un principio la guidava nella sua attività, anche per rispondere al problema del "money" di cui c'era bisogno. Lei sosteneva apertamente che gli italiani i più ricchi (cioè già sistemati bene) dovevano aiutare gli altri connazionali, ancora in difficoltà di inserimento.

Francesca dalla santità "accostevole"

Leone XIII già nel 1898 diceva di lei: ?? una santa vera, ma così vicina a noi che diventa la testimone della santità possibile a tutti?. In altre parole: una santità "accostevole", cioè alla portata di tutti.
Certo non ricordiamo Madre Cabrini per le opere teologiche che non ha scritto, o per le rivelazioni ed esperienze mistiche che non ebbe, ma per il suo impegno totale per amore del prossimo, nel ricordo di Gesù, dietro il quale lei voleva "correre". Aveva scritto: ?O Gesù, io correrò dietro di te fino alla fine della corsa?. La sua vita (e quindi la santità) fu vissuta, come lei disse, ?a lavorare, sudare, faticare per Dio e per la sua gloria, per farlo conoscere ed amare?. Qui sta il suo programma spirituale ed il messaggio per noi. Il tutto naturalmente fatto per amore di Dio e con gioia. Non amava lamentarsi nelle difficoltà e malattie anche quando ne aveva diritto. Con e per Dio si doveva lavorare sempre con gioia. Una volta fermò una sua suora in partenza, perché aveva detto ai parenti che faceva volentieri quel "sacrificio" dicendole: ?Dio non vuole importi sacrifici così gravi?.
Lavorare per Dio con coraggio creativo e con fede, nella fatica affrontata con gioia e… nel sorriso. Lo raccomandava spesso alle sue Figlie (e a noi!). Diceva: ?Ci sentiamo male? Sorridiamo lo stesso?. E questo, se non siamo santi, non è né facile né scontato. (Mario Scudu)

Pensieri
1 - Con la tua grazia, amatissimo Gesù, io correrò dietro di te fino alla fine della corsa. E ciò per sempre, per sempre.
2 - Non so dirti come, ma so che soffrendo mi avvicino sempre più al mio Diletto, so che sopporto qualche cosa per Colui che ha fatto tanto per me e questo mi basta a farmi contenta.
3 - Seguite tutte le regole della buona educazione, la quale è già mezza santità.
4 - Tu lo sai Gesù che il mio cuore è sempre stato per Te.
5 - Non voglio che le mie figlie facciano quello che non fa la loro Madre (così disse nel 1892 a New Orleans ad una consorella che la dissuadeva ad andare a fare la questua, per evitare umiliazioni e situazioni di disagio)


***Tratto in forma ridotta da:  MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Elledici 2011, Torino
        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 6  
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