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              CAMPIONI DI DIO: S. Gertrude la Grande (1256-1302) ***

  Perdutamente innamorata di Cristo

Unica donna tedesca ad essere chiamata la Grande, fu una monaca straordinaria, autrice di opere di grande valore spirituale e mistico. Cantò anche in poesia il suo travolgente e totale amore a Cristo.


Il 7 ottobre 2012 Benedetto XIV promuoveva a dottore della Chiesa S. Ildegarda di Bingen, morta nel 1179. Un grande onore certamente meritato. E' stata una grande donna, monaca e mistica tedesca, come lo fu anche la sua connazionale, Gertrude (1256-1302), conosciuta anche come Gertrude di Hefta, o Gertrude "die Grosse", cioè la Grande. Titolo che ci dà subito lo spessore di questa splendida figura di donna e di santa. Ha avuto anche altri titoli come "Teresa di Germania", "Teologa del S. Cuore" perché fu antesignana di questa devozione. E infine le parole di Gesù stesso che le appariva in visione: "In corde Gertrudis invenietis me", cioè "Nel cuore di Gertrude troverete Me". Un super complimento. Meritato.

27 gennaio 1281: la conversione

Gertrude nacque ad Eisleben, non lontano da Lipsia e già da bambina entrò nel monastero cistercense di Hefta. Raggiunta l'età giusta chiese e ottenne di rimanervi volontariamente, scegliendo di amare e servire Dio per sempre come monaca. Era di intelligenza brillante, dai molti interessi culturali nei campi della filosofia, teologia, canto, e arte della miniatura. Nel monastero c'era uno straordinario clima culturale e spirituale, favorito anche dalla presenza di altre monache di grande valore come Gertrude, badessa e la sorella Matilde di Hackeborn (diventerà anche lei badessa) e dal 1270 la beghina Matilde di Magdeburgo. Donne straordinarie spiritualmente.
Per vent'anni nulla di eccezionale. Studio e preghiera, preghiera d studio, tutti i santi giorni. La svolta decisiva o "conversione" non venne grazie a questo clima anche se altamente culturale e spirituale che lei respirava nel monastero. C'è stata una "spinta" gentile dall'alto (diversa dalla metodologia poco "soft" usata da Cristo con Paolo di Tarso sulla via di Damasco). Geltrude pensava con più passione allo studio e alla propria crescita culturale che alle cose religiose e agli impegni spirituali. Questi ultimi li viveva un po' tiepidamente. Verso la fine del 1280 entrò in crisi: provò l'angosciosa sensazione di sentirsi assolutamente sola, sperduta, inutile e avvilita mentre assisteva al crollo di tutti i suoi ideali umani. Da questo abisso di angoscia e solitudine esistenziale, ella rinacque spiritualmente donandosi a Cristo incondizionatamente e totalmente. Ecco la conversione. Che cosa era avvenuto? Era il 27 gennaio 1281 quando ebbe una prima visione del Cristo Redentore. Scrisse lei stessa: "Io lodo, io adoro, io benedico, io ringrazio come posso la vostra sapiente misericordia e la vostra misericordiosa sapienza, perché voi, mio Creatore e mio Redentore, vi sforzaste di ridurre una testa indomabile sotto il vostro giogo soave".
La conversione agì particolarmente su due fronti: ascetico e culturale. Primo: Gertrude riprese con vigore l'osservanza della regola religiosa, inasprita liberamente da veglie e digiuni, che culminarono in molte sofferenze e malattie. Secondo: una svolta sui suoi interessi culturali. Tagliò netto con le discipline profane dedicandosi esclusivamente alla Scrittura, alla teologia e ai Padri, privilegiando Agostino, Gregorio Magno, Bernardo e Ugo da San Vittore. Questi furono i suoi "maestri".

"De-scrittrice" della propria esperienza spirituale

Dopo la conversione si preoccupò non solo di studiare per sé ma di fare anche dono agli altri delle scoperte spirituali fatte nelle rivelazioni e nelle riflessioni. Ecco Gertrude scrittrice e de-scrittrice con due opere: La prima chiamata "Il Messaggero della divina misericordia". Qui abbiamo le visioni e le rivelazioni che ella ebbe da Gesù Cristo stesso e la straordinaria confidenza che ebbe con Lui. "È la prima volta, nella storia cristiana che una donna scrive una autobiografia spirituale in cui il rapporto con Dio è narrato in termini così espliciti come un rapporto d'amore. È forse un linguaggio poco abituale oggi tra i cristiani, ma questo cercarsi ed incontrarsi tra uomo e Dio ha usato, spesso, e necessariamente, il linguaggio dell'amore, come nel Cantico dei Cantici. Gertrude è innamorata di Cristo e Cristo di lei!" (C. Leonardi).
a seconda opera ha per titolo "Exercitia Spiritualia Septem". Per qualche studioso l'opera è un vero gioiello di letteratura ascetica e mistica.

Messaggio spirituale di Gertrude

Geltrude è santa e mistica. Il dono della visione del Cristo è stato un regalo divino, pura grazia dall'alto, che certo non la dispensò, anzi la incoraggiò a marciare di nuovo, speditamente e con pazienza sul duro sentiero della preghiera, del lavoro per amore di Dio (ascesi), riconoscendo sempre la propria profonda miseria e rinunciando definitivamente all'auto compiacenza, per avere unico punto di riferimento esistenziale e spirituale Dio e il suo Cristo.
Un dono da meritare "portando la propria croce" dietro il Cristo. Come ha fatto Geltrude e tutti i santi. Questo è il loro insegnamento a noi ancora in cammino.


“CRISTO, VITA DELLA MIA VITA”

“O vita della mia vita, possano gli affetti del mio cuore
accesi dalla fiamma del tuo amore, unirmi intimamente a Te.
Possa la mia anima essere come morta
riguardo a tutto ciò che potrebbe cercare all’infuori di Te.

Tu sei lo splendore di tutti i colori, la dolcezza di tutti i sapori,
la fragranza di tutti i profumi, l’incanto di tutte le melodie,
la tenerezza dolcissima dei più intimi amplessi.
In Te si trova ogni delizia, da Te scaturiscono acque copiose di vita, a Te attira un fascino dolcissimo,
per Te l’anima si riempie degli affetti più santi.

Tu sei l’abisso straripante della Divinità,
o Re, nobilissimo tra tutti i re,
o Sovrano eccelso, o Principe chiarissimo,
o Signore mitissimo, o Protettore potentissimo.
O Gemma nobilissima di vivificante umanità.
O Creatore di tutte le meraviglie.

O Maestro dolcissimo, o Consigliere sapientissimo,
o Soccorritore benignissimo, o Amico fedelissimo.
Tu unisci in Te tutti gli incanti di un’intima dolcezza.
Tu accarezzi con soavità, ami con dolcezza,
prediligi con ardore, o Sposo dolcissimo e gelosissimo.
Tu sei un fiore primaverile di pura bellezza,
o Fratello mio amabilissimo, pieno di grazia e di forza,
o Compagno giocondissimo, Ospite liberale e generosissimo.

Io preferisco Te ad ogni creatura,
per Te rinuncio ad ogni piacere,
per Te sopporto ogni avversità,
non cercando in ogni cosa che la tua lode.
Col cuore e con la bocca confesso che Tu sei il Principio di ogni bene...”.

Dalle Rivelazioni, Libro III, Cap. LXVI

Preghiera alla Trinità

“O Fonte delle Luci eterne, Trinità Santa che sei Dio...
Padre Santo, accoglimi nella tua clementissima paternità...
Gesù amatissimo, accoglimi nella tua soavissima fraternità,
Spirito Santo, Dio Amore, accoglimi nella tua benevola misericordia e carità.
O Amore che unisce, Dio del mio cuore.
Quando mi assorbirà quel dolcissimo raggio, per essere con Te un solo amore
e un solo spirito?”.
(Dagli Esercizi, VI)

            


***Tratto in forma ridotta da:  MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Elledici 2011, Torino
        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 5  
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