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       CAMPIONI DI DIO: San Gregorio Nazianzeno:
       DIO TI CHIEDE AMORE

Gregorio (330-390): grande amico di Basilio Magno e come lui dottore della chiesa. Unamente raffinata e profonda che nel Concilio di Costantinopoli (381) diede un valido contributo alle definizioni teologiche riguardanti la Trinità e la Cristologia, valide ancora oggi.

Ogni 2 gennaio celebriamo due amici santi Basilio e Gregorio Nazianzeno: ambedue vescovi e dottori della Chiesa. Grande amicizia tra loro ma anche grande differenza. Basilio: un uomo "politico", un organizzatore nato, uno coraggioso anche di fronte ai potenti. Oggi diremmo un vero "leader". Gregorio invece aveva altre qualità, e con esse ha dato il proprio contributo alla Chiesa e alla societá. Portato per natura alla contemplazione aveva una vera predisposizione alla speculazione e all'introversione. Fu anche poeta e cantore delle profonditá umane.
Di carattere emotivo Gregorio si mostrò qualche volta ingenuo e incerto, facile agli entusiasmi e talvolta fragile nelle difficoltá. Intelligente e preparato, certo, e non lo negava: aveva studiato tanti anni, non solo sapeva ma sapeva di sapere. Un'ultima annotazione: gli psicologi diagnosticherebbero in lui una componente narcisistica. Se parlava ad un uditorio importante e numeroso, Gregorio era raggiante! Comprensibile, no?

Tra la pace del monastero e la lotta per la Chiesa

Gregorio nacque presso Nazianzo, nella Cappadocia nel 330. I genitori, di famiglia nobile, lo accolsero come un vero dono del Cielo. E la madre lo consacrò subito a Dio. Per la sua preparazione scolastica non badarono a spese, Gregorio ebbe infatti un'istruzione di prim'ordine: Cesarea di Cappadocia (con Basilio), poi Cesarea di Palestina, quindi Alessandria, e infine Atene (di nuovo con Basilio).
Suo padre, diventato vescovo dopo la conversione, nel 361 lo volle con sè nel governo della diocesi. Gregorio accettò contro voglia di essere ordinato prete, ma appena gli fu possibile tornò al monastero. Salvo poi venire in soccorso del padre il quale, inesperto teologicamente, aveva firmato una formula ariana.
Intanto Basilio era diventato vescovo di Cesarea e dietro sua insistenza (e di suo padre) si lasciò consacrare vescovo di Sasima, una cittadina vicino a Nazianzo. Non ne prese mai possesso. Una diocesi troppo piccola per lui o non aveva bisogno di un vescovo? Forse ambedue le ragioni. Morto il padre si ritirò di nuovo in un monastero, dando addio all'episcopato. Si sentiva fatto per lo studio e per la vita monastica non per la carriera ecclesiastica. Aveva scritto: "Niente mi sembra più meraviglioso che riuscire a far tacere tutti i sensi, e, rapito lontano da essi, dalla carne e dal mondo, rientrare in me stesso e restare in colloquio con Dio ben oltre le cose visibili". Questo ardentemente voleva e sognava Gregorio.

Il grande salto: a Costantinopoli

Ma la storia (o meglio lo Spirito Santo, che conduce la Chiesa) bussò di nuovo alla sua porta. Questa volta attraverso una delegazione di cattolici di Costantinopoli disperatamente alla ricerca di un…vescovo. Poverini: era un piccolo gregge di cattolici galleggianti nel vasto mare di ariani. Pochi sì ma buoni e…tosti. Volevano una guida a tutti i costi. E nella "top list" c'era proprio…lui, Gregorio. Sognavano una personalità di alto profilo culturale, e l'avevano trovato, grazie a Dio e a… Basilio. Con Gregorio gli ariani avrebbero avuto pane per i loro denti. E così fu.
E la componente narcisistica? Qualcosa era rimasto: sappiamo bene che non si diventa santi subito. Finalmente una sede degna della sua preparazione culturale. Altro che Sasima… Questa era la capitale, la seconda Roma. Siamo nell'anno 379.
Ma il suo narcisismo ebbe un smacco: di accoglienza trionfale nemmeno l'ombra.. per lui non S. Sofia, ma una piccola cappella che ribattezzò Anastasis, cioè Resurrezione. Qui i cattolici avevano finalmente un punto di riferimento spirituale e culturale. Fu qui che tenne i famosi 5 Sermoni sulla Trinitá. Limpida dottrina, eloquenza travolgente, entusiasmo tra i fedeli. La sua fama crebbe enormemente tanto da ribaltare la situazione. L'imperatore Teodosio, cattolico, lo accompagnò solennemente a S. Sofia, acclamato dal popolo. Le difficoltá finite? Non proprio.

Dio, il sospiro di ogni creatura

Nel Concilio a Costantinopoli (381) Gregorio, visto che alcuni dubitavano della sua elezione a vescovo, diede le dimissioni. Furono respinte all'unanimità , anzi fu eletto presidente dell'assemblea. E fu un trionfo per lui come teologo. Gregorio difese con energia sia la dottrina sulla Trinità, sia la dottrina cristologia: Cristo vero Dio e vero uomo.
Ma arrivarono altre difficoltà. Di nuovo l'accusa di dubbia elezione a vescovo di Costantinopoli. Gli autori? I nuovi arrivati: vescovi giovani e … 'politicizzati', ma anche meno teologi (Gregorio disse: "I più giovani cinguettavano come uno stormo di gazze"). Il Nostro non sopportò il nuovo affronto, disse addio all'assemblea e tornò a Nazianzo scoraggiato e invocante 'sorella morte'. Scrisse: "C'è una sola via di uscita ai miei mali: la morte. Ma anche l'al di lá mi fa paura, se devo giudicarlo dall'al di qua".
In una sua poesia scrisse: "Sii, benigno, Tu, l'Al di lá di tutto". E Dio accoglieva tra le sue braccia di Padre (nel 390) questo servo fedele che l'aveva studiato, cantato e difeso con tanto amore e intelligenza.

                                                                                          MARIO SCUDU sdb



Tu, l'Al di lá di tutto
Tu sei l'al di lá di tutto…Tutte le cose ti cantano...
Comuni sono i desideri, di ogni essere creato.
Comuni i gemiti che tutto attorno ti circondano.
Te chiama con supplice preghiera, il tutto.
A te è diretto un inno di silenzio:
lo pronunciano tutti gli esseri che contemplano il tuo ordine.
È per te solo che tutto permane.
E' per te solo che tutto si muove, del moto universale.
E di ogni cosa Tu sei il compimento:
uno, tutto, nessuno, anche se non sei né unico né tutti..
Sii benigno, Tu, l'al di lá di tutto…
(Poesie I.1.29)

Dio ti chiede solo amore
Riconosci, o uomo, l'origine della tua esistenza, del respiro, dell'intelligenza, della sapienza, ciò che più conta, della conoscenza di Dio, della speranza del Regno dei cieli.
Riconosci, inoltre, che sei divenuto figlio di Dio, coerede di Cristo e, per usare un'immagine ardita, sei lo stesso Dio!
Donde e da chi vengono a te tante e tali prerogative? Se poi vogliamo parlare di doni più umili e comuni, chi ti permette di vedere la bellezza del cielo, il corso del sole, i cicli della luce, le miriadi di stelle e all'armonia ed ordine che sempre si rinnovano meravigliosamente nel cosmo, rendendo festoso il creato come il suono di una cetra?
Chi ti concede la pioggia, le fertilitá dei campi, il cibo, la gioia dell'arte, il luogo della tua dimora, le leggi, lo stato, e aggiungiamo, la vita di ogni giorno, l'amicizia e il piacere della tua parentela?...
Fu Dio. Ebbene, egli in cambio di tutto ciò che cosa ti chiede? L'amore. Richiede da te continuamente innanzitutto e soprattutto l'amore a lui e al prossimo….
(Da Discorso 14 Sull'amore verso i poveri)

                                                                


Tratto in forma ridotta dal volume di:
        MARIO SCUDU, Anche Dio ha i suoi campioni, Elledici, Torino-Leumann
           RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013- 1  
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