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NOVENA NEL SANTUARIO DELLA CONSOLATA - TORINO

MARIA MADRE DEI CONSACRATI -

Animatore: d. Sabino FRIGATO sdb, Vicario episcopale per la Vita Consacrata
MERCOLEDI' 17.06. 2015 / 7° giorno
2Cor 9,6-11; Mt 6,1-6.16-18

INTERIORITA'

A ben vedere la parola del Signore è una denuncia contro ogni esteriorità, e contro la mania dell'apparenza.
Per molti, ieri come oggi, salvata l'immagine è salva la vita.
E' la grande illusione di sempre. Salvo poi dover fare i conti con le delusioni e le frustrazioni che il venir meno dell'immagine comporta.

Il Vangelo è una richiesta di autenticità. Meglio ancora: è una richiesta di interiorità, vale a dire di una relazione con il Signore che parte dal cuore e dall'intimo di noi stessi. E' l'interiorità spirituale che rende vera e credibile la nostra vita come anche il nostro lavoro e le nostre relazioni.
Credo che si possa dire che la ricerca di interiorità - cioè di una vita nello Spirito - è un cammino mai concluso. Anzi, sperimentiamo molto spesso una sorta di lotta interiore tra la piacevole superficialità di certi nostri modi di fare e di essere, e il richiamo che viene dal desiderio di profondità spirituale.

L'interiorità come vita nello Spirito non bisogna mai darla per scontata o per acquisita una volta per tutte. E' un cammino di tutta la vita.

Quello che dobbiamo fare e che certamente già facciamo è un cammino quotidiano di verifica di noi stessi, della nostra mentalità, del nostro modo di sentire e di amare.
E fare queste verifiche senza la paura di scoprire in noi stessi ombre, ambiguità e resistenze al cambiamento spirituale.

Una prima verifica da fare ogni giorno riguarda la nostra mentalità, il nostro modo di pensare e di ragionare. Ci sono tante situazioni difficili che ci attorniano.
Come le sentiamo? come le valutiamo? I nostri pensieri sono mossi dal Vangelo o dalle opinioni più correnti?
Non è raro sentire religiosi che, ad esempio, sulla questione immigrati ragionano né più né meno come certi politicanti che non fanno altro che seminare paura e odio.

Al di là dell'esempio, resta vero che noi viviamo in questa cultura e la respiriamo e la portiamo anche nelle nostre relazioni comunitarie.
La cultura che respiriamo da tempo è una continua esaltazione dell'individuo.
Noi parliamo spesso di relazioni aperte e accoglienti. Tutti le desideriamo come un gran bisogno. Non di rado, invece, nelle comunità si respira un certo atteggiamento di autoaffermazione di sè, di competizione e di rivalità che generano invidie e aggressività.
Tutte cose che esistono da Adamo ed Eva, ma che questa nostra cultura esalta ed esaspera.
Fare una verifica della nostra mentalità, della nostra cultura individualista, significa chiederci quanto e come la Parola del Signore è il nostro riferimento abituale. E' un esame di coscienza da fare senza paure: dire a noi stessi davanti al Signore chi effettivamente noi siamo libera il cuore da tante ambiguità.

Una seconda verifica riguarda i nostri desideri. Si tratta di vedere quanto siamo attaccati a noi stessi, al nostro modo di sentire, di pensare, alle nostre cose, ai nostri progetti, ecc. Un rischio che un po' tutti corriamo è quello di essere talmente attaccati al nostro lavoro, alla nostra missione - in sé cose più che buone - da non accorgerci che in fondo in fondo cerchiamo noi stessi, la nostra realizzazione.
In questi casi- magari senza volerlo - cadiamo nella superficialità delle cose esteriori.

ciò che dobbiamo costantemente chiedere al Signore è la grazia di diventare sempre più liberi da noi stessi.
Un chiaro segno della nostra libertà interiore è l'atteggiamento di abbandono e di fiducia nel Signore.

Una terza verifica riguarda il nostro modo di amare.
Possiamo dire che il Signore, il desiderio di Lui viene prima di tante altre cose che ci stanno particolarmente a cuore e a cui teniamo non poco?
Un segno concreto del nostro amore verso il Signore è l'affetto interiore per Lui; il desiderio di stare con Lui. Penso al tempo dedicato alla preghiera personale, spesso bistrattato se non tralasciato lungo la giornata.
Un altro segno inconfondibile del nostro modo di amare è la capacità di dimenticarci per metterci a servizio dei nostri fratelli, delle nostre sorelle, passando sopra a sentimenti, risentimenti, ferite e frustrazioni varie.

Non dobbiamo scandalizzarci di noi stessi se dalla nostra verifica viene fuori che talvolta o anche spesso, più che Dio, al centro di me c'è il mio Io e tante altre cose. L'esteriorità batte l'interiorità.

Nonostante tutte le nostre povertà spirituali, la via dell'interiorità - che è la via nello e dello Spirito - va percorsa ogni giorno con umiltà e costanza offrendo a Signore la nostra buona volontà insieme alle nostre fatiche.

Maria, la donna dell'interiorità nello Spirito ci prenda per mano e ci accompagni col suo amore materno.


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