|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO  |


 Maria di Nazarat - Mariologia - ADMA - Spiritualità - Devozione - Santuari - Esperienze
NOVENA NEL SANTUARIO DELLA CONSOLATA - TORINO

MARIA MADRE DEI CONSACRATI -

Animatore: d. Sabino FRIGATO sdb, Vicario episcopale per la Vita Consacrata
MARTEDI' 2015-06-15 / 6° giorno
2Cor 8,1-9; Mt 543-48

PERDONO E RICONCILIAZIONE

L'amore del Padre è gratuità con una tale assolutezza che dà le vertigini.
Quello di Dio è un amore che se preso sul serio sconvolge la gran parte delle nostre relazioni.
Siamo tutti molto sensibili verso chi sentiamo amici, vicini a noi.
Proviamo, invece, un profondo risentimento fino al rifiuto verso chi non ci dimostra attenzione e tanto meno amicizia. Sentire nemica una persona è molto facile: basta sentire dentro di noi che questa non ci calcola, non ci stima, non ci considera in nessun modo.
Il Vangelo ci chiede di amare anche queste persone per il semplice motivo che il nostro Dio ama sempre.

Ma cosa vuol dire amare chi ci fa soffrire, chi ci guarda dall'alto in basso, chi non ci rispetta, cosa vuol dire concretamente amare chi sentiamo "nemico"?
Non credo che si tratti di provare particolari emozioni e sussulti di gioia verso chi faccio fatica ad accettare.
Più concretamente amare è anzitutto e prima di tutto saper perdonare; saperci riconciliarci con il fratello o con la sorella. E' importante trovare ragioni e motivazioni evangeliche per non considerare l'altro con risentimento o, peggio, con odio.

Per noi tutti - sia per chi vive in famiglia e sia per chi, come noi, vive in una comunità - il perdono e la riconciliazione hanno un ruolo insostituibile: è il sale della vita.
Parlando a noi consacrati che viviamo in comunità a volte molte variopinte per provenienze, per caratteri e così via,
per comprendere l'importanza del perdono nella nostra vita comunitaria, bisogna avere chiara quale è la comunità in cui vivo.
Se della comunità ho una idea perfezionista: cioè di un insieme di persone mature, capaci di relazioni belle aperte accoglienti, serene e via discorrendo, allora di fronte alle immancabili debolezze che ognuno di noi si porta dietro per la vita posso restare - per così dire - scandalizzato, nel senso che certe cose non dovrebbero succedere.
E' una visione idealistica quanto infantile: è difficile comprendere il valore del perdono in queste situazioni.

Quando della vita - e non solo quella dei frati e delle suore , ma anche delle famiglie - si ha una visione realistica, concreta, allora mi rendo conto che chi abita con me sotto lo stesso tetto è una persona limitata almeno quanto me. A volte anche difficile perché poco attenta agli altri.
Chi sa guardare al proprio confratello e/o alla propria consorella con questo realismo, allora non può non riconoscere che il perdono è un pane da condividere quotidianamente.
Di più: abbiamo bisogno l'uno del perdono dell'altro: solo così posiamo condividere lo stesso progetto di vita a cui il Signore ci ha chiamati.

Una comunità di consacrati, come anche una famiglia, non possono crescere e restare vive, fuori dall'umile pratica del perdono e della riconciliazione.

Non è una esagerazione dire che il perdono è il cuore della vita comunitaria e famigliare.
Chi sa perdonare e accogliere il perdono neutralizza la forza del male, cioè delle divisioni e dei risentimenti che fioriscono - purtroppo - con grande facilità dentro di noi.

Per Papa Francesco una famiglia supera tante difficoltà se usa spesso queste tre parole: scusa, permesso, grazie.

Credo che queste parole valgano anche per noi che viviamo in comunità.
Se in certe circostanze fossimo un tantino più umili e chiedessimo scusa alla prima occasione, taglieremmo alla radice la mala erba del risentimento. Saper chiedere scusa è la via del perdono che ricrea relazioni aperte, distese, serene e, soprattutto "comprensive" dell'altro e delle sue difficoltà. Una battuta di scusa fraterna può diventare un primo passo per una relazione più amichevole, di maggiore intesa.

Dovremmo sempre aver presente che non basta chiedere perdono in confessione dell'offesa fatta al fratello o alla sorella. Una via troppo comoda e non vera se non si arriva anche a qualche segnale di concreta riconciliazione.

Imparare a perdonare e a riconciliarsi è la via della nostra maturazione umana e cristiana.
Ma ad alcune condizioni.
Il perdono che fa bene al cuore, che riapre alla relazione fraterna è sempre un messaggio di stima e di fiducia. Non deve essere calato dall'alto come benevola concessione. Perdonare è un gesto umile che non può e non deve umiliare.

Questo modo di relazionarci - sia pure con tutte le difficoltà che ognuno di noi sperimenta in se stesso e negli altri - è il riflesso della misericordia e della immensa gratuità dell'amore del Padre. Praticare la via del perdono e della riconciliazione è la via della perfezione del Padre.

Chiediamo a Maria, di sostenerci in questo cammino di amore fraterno.


|  HOME | LITURGIA DOMENICA |  Archivo RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | INFO SALESIANI DB VALDOCCO  |

Visita Nr.