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NOVENA NEL SANTUARIO DELLA CONSOLATA - TORINO

MARIA MADRE DEI CONSACRATI -

Animatore: d. Sabino FRIGATO sdb, Vicario episcopale per la Vita Consacrata
LUNEDI' 15.06.2015 / 5° giorno
2Cor 6,1-10; Mt 5,38-42.

LA PROFEZIA DELLA VITA CONSACRATA

San Paolo ci ha detto di cogliere il momento favorevole della nostra salvezza.
Stando al vangelo, il momento favorevole è la carità, l'agape, la gratuità, il dare senza condizioni.
Per accogliere e vivere il dono della carità il momento è sempre favorevole in ogni situazione, in ogni istante della nostra vita.
Questo vale per ogni discepolo del Signore Gesù.
E' il dono della carità vissuto nella semplicità e nella dedizione che rende una comunità, la Chiesa, le singole persone profezia. Perché la carità, l'agape, vissuta e praticata rimanda alla sorgente ultima dell'amore: a Dio Amore, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Sappiamo come papa Francesco chieda a noi consacrati di essere profezia. Profezia, come dice, che svegli il mondo. Non è poca cosa quello che chiede a noi consacrati.
Dice il papa che mai un religioso deve rinunciare alla profezia, perché la profezia fa rumore, sveglia.

Come essere religiosi e religiose una profezia?
La nostra vita consacrata sarà una profezia sul serio e non per gioco, come dice sempre papa Francesco, se i consacrati e le consacrate saranno anzitutto e prima di tutto testimonianza di relazioni veramente umane.
I religiosi e le religiose che attirano e suscitano interesse non sono gli intellettuali, gli organizzatori o chi ha sempre una risposta pronta per tutti i problemi e per tutte le situazioni.
Chi attira è l'uomo e la donna serenamente maturi, profondamente umani perché capaci di intessere relazioni gratuite, libere.
Se guardiamo ai nostri fondatori e alle nostre fondatrici, ci accorgiamo che la loro vita è stata una grande testimonianza di umanità. Non una umanità qualunque, ma quella che riflette l'umanità di Cristo e del suo Vangelo.
Noi oggi ci rendiamo sempre più conto che il futuro del Vangelo, della Chiesa e della vita consacrata si gioca sulla nostra umanità aperta e accogliente a Dio e al prossimo.
I religiosi e le religiose devono convincersi sempre di più che il "luogo" della narrazione di Dio, della evangelizzazione è l'umano, cioè la nostra umanità di persone concrete. E' la qualità delle nostre relazioni personali e fraterne.
La qualità della nostra fraternità comunitaria è la grande profezia del nostro tempo.
Se i consacrati possono svegliare il mondo, cioè essere profeti, è perché diventano testimoni di un modo di essere, di vivere e di relazionarsi che non è quello di tanta gente oggi, ma un modo di relazionarsi ispirato e guidato dall'umanità di Gesù, dalla frequentazione quotidiana della sua Parola.
E' importante dare questa testimonianza in un tempo in cui la gran parte delle relazioni tra la gente di oggi sono rapporti di interesse e rapporti strumentali.
Noi religiosi consacrati tanto più cresciamo in umanità e tanto più narriamo l'umanità di Cristo Gesù. Non solo, ma più cresciamo in umanità e tanto più le nostre comunità fraterne narrano la presenza concreta e operante di Dio nella nostra storia umana.

Se c'è crisi, difficoltà, fatiche nella vita consacrata, le cause non sono solo l'anzianità e la scarsità delle vocazioni. Anche questo ha il suo grande peso. E tuttavia, c'è crisi quando le nostre comunità non sono luoghi di umanità vissuta. E quindi non c'è profezia.

C'è crisi di profezia quando non si vive la carità in relazioni aperte, serene, accoglienti; quando non si marra il Cristo nelle nostre relazioni quotidiane.
Cristo Signore può essere narrato e mostrato, per così dire, anche in comunità di anziani. La profezia non è un problema di carta di identità.
La grande sfida alla vita religiosa e alla Chiesa per il loro futuro è appunto tradurre in una vita umana vissuta serenamente in fraternità. E' questo il modo di tradurre le esigenze del vangelo del Signore Gesù.

Tutto ciò non toglie le fatiche quotidiane legate alle relazioni fraterne, soprattutto quando si convive con fratelli e sorelle non sereni perché feriti, difficili.
Però proprio queste presenze diventano una sfida alla fraternità, alla nostra maturità umana e cristiana. Anzi, diventano occasione di crescita umana proprio nell'accoglienza e nella carità.

Papa Francesco nel colloquio con i superiori maggiori ha affrontato il tema della fraternità e dei conflitti comunitari. Diceva che la fraternità quando è sana, cercata, voluta nonostante tutti i problemi che la attraversano, ha una forza di convocazione enorme. Invece quando non è sana perché segnata da individualismi, sotterfugi, paure .. ha una forza che distrugge.

La qualità umana dei consacrati è decisiva per essere profezia. Non solo, ma è decisiva per il suo domani.


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