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NOVENA NEL SANTUARIO DELLA CONSOLATA - TORINO

MARIA MADRE DEI CONSACRATI -

Animatore: d. Sabino FRIGATO sdb, Vicario episcopale per la Vita Consacrata
DOMENICA 14.06. 2015 - 4° giorno
11a domenica p.a. Ez 17,22-24; 2Cor 5,6-10; Mc 4,26-34

IL SEME GETTATO NELLA TERRA

Dopo il grande e lungo tempo pasquale e le due domeniche dedicate alla santissima Trinità e al Corpus Domini, la liturgia domenicale riprende il vangelo di questo anno B: il vangelo secondo Marco.
E lo riprendiamo con due racconti che ci aiutano a entrare nella dinamica del Regno di Dio.

Gesù non parla mai direttamente del Regno, ma ne parla ricorrendo a immagini e a racconti presi dall'esperienza di un popolo contadino. Tuttavia,sono comprensibili da tutti, anche se non contadini.

Il primo racconto si concentra sul seme che "un uomo getta nella terra". Tutti sappiamo che il contadino può solo gettare il seme e poi attendere. Non può far altro che attendere che dal terreno spunti la vita di uno stelo e poi della spiga con i chicchi di frumento.

Chi fa tutto ciò? Chi è all'origine del miracolo che anche noi in ogni primavera contempliamo quando dalla morte apparente dell'inverno esplode la vita?
E' il Signore Gesù. Il Regno di Dio è in mezzo a noi. Dio è all'opera. A noi l'attesa.

Mi sembra che da questa parabola possiamo trarre un insegnamento per tutti, per la Chiesa e per la vita consacrata.
Non è una novità dire che noi consacrati/e viviamo un tempo difficile. Un tempo di quasi morte. Infatti chiudiamo comunità, opere… Apriamo ormai solo più case per religiosi/e anziani.
In questo tempo possiamo vivere i sentimenti più diversi. A volte cerchiamo di frenare, rallentare e tamponare questo processo di "spogliazione". Facciamo fatica a capire che siamo entrati in una fase nuova della nostra vita consacrata.
Cosa ci suggerisce la parabola? Che in qualche modo viviamo il processo del seme gettato nella terra del nostro tempo.
E la maturazione del seme non è nelle nostre possibilità. I tempi di Dio non sono i nostri o quelli che vorremmo noi.
Come in natura, così anche il miracolo di una vita consacrata nuova è tutto nelle mani e nel cuore del nostro Signore Gesù.
Per noi abituati a programmare e fare progetti, l'attesa dei tempi e dei progetti di Dio diviene frustrante e genera ansia. Spesso ci chiediamo: che ne sarà di noi e delle nostre opere?

In questo nostro tempo, faremo bene a riandare ai nostri fondatori e alle nostre fondatrici. In loro c'era l'attesa dei tempi di Dio. Un'attesa operosa e sempre attenta a scoprire i segni di Dio. Quanti nostri fondatori e fondatrici hanno vissuto la sorte del seme nella terra prima di esultare per la nuova vita?

Il Vangelo è una parola di grande speranza e di futuro per questo nostro tempo. E' una parola che vuol liberare i nostri cuori dagli affanni di un futuro che non conosciamo e non possiamo conoscere.

La seconda parabola rispecchia in qualche modo la storia delle nostre congregazioni. Un po' tutte hanno avuto partenze difficili e primi passi quasi insignificanti, senza futuro.
La potenza di Dio ha reso i piccoli inizi delle nostre famiglie religiose degli alberi frondosi che hanno offerto e continuano ad offrire - sia pure con qualche difficoltà - ombra riposante a piccoli, grandi, sani e malati …

Il Vangelo è una parola per l'oggi e per il domani. Anche oggi il Signore semina piccoli semi invisibili ai più. Ma sono semi di Spirito Santo e per questo via via cresceranno nel modo che il Signore vorrà.

Questa parola di speranza la si può accogliere solo nella fede, nella certezza che ogni tempo, anche il nostro, è frequentato e fecondato da Dio.
Solo fidandoci del Signore, del suo Spirito ci sentiremo sereni e liberi, nonostante le difficoltà oggettive delle nostre comunità e delle nostre opere. Continueremo anche ad essere operosi, nonostante tutto. Sapremo inoltre cogliere i piccoli semi che lo Spirito semina tra noi.

La vita consacrata di oggi non può essere una lagnosa lamentela sul nostro presente e ancor più sul nostro futuro, che non sarà come il nostro passato.
La vita consacrata di oggi sarà significativa, nonostante tutto, se saprà testimoniare serena fiducia nel Signore e la certezza che è sempre all'opera.

Questa è la nostra missione al servizio del Regno di Dio in questo tempo e tra questa gente: seminare fiducia nell'opera di Dio.


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