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Contemplazione dei Misteri del Rosario:
Don Franco ASSOM, vice rettore Basilica Maria Ausiliatrice
Il valore più completo della preghiera del santo Rosario risiede nella contemplazione o meditazione approfondita del Mistero enunciato, partendo dalla immaginazione particolareggiata della scena che si svolge, come se fosse presente sotto gli occhi del nostro spirito, per cogliere il significato della presenza dei singoli personaggi, nella loro dimensione umana e soprannaturale e nella loro azione e passione; e per far poi diventare questa lettura contemplativa in noi una fonte di sentimenti di ammirazione, di ringraziamento, di amore.
I testi che seguono non sono stati scritti di per sé per una lettura pubblica di fronte a numerosi uditori: ciò potrebbe portare a un ascolto distratto, superficiale e poco fruttuoso.
L'intento, invece, è quello di suggerire ad ogni persona che si raccolga in preghiera privatamente o in preparazione personale alla preghiera in comunità, pensieri che possano facilitargli ciò che si dice "contemplazione" dei Misteri della vita di Gesù. Cioè, essendo propriamente la vita di Gesù una realtà storica e allo stesso divina e metastorica, che si fa dunque presente ad ogni uomo che si metta in raccoglimento di preghiera, ogni giorno della nostra storia personale, i fatti contemplati sono efficaci per la propria conversione e salvezza, con la stessa forza che provavano coloro che li vissero contemporanei a Gesù.
Il vivere poi questi Misteri salvifici in unione con Maria, cioè con la sua partecipazione, i suoi sentimenti e la sua offerta spirituale, unisce chi prega all'anima di Maria e più facilmente ottiene le grazie proprie di ogni Mistero di Gesù, contemplato pregando.
1 - Misteri Luminosi (o della luce)
1° Mistero luminoso: GESU' SI RECA AL BATTESIMO DI GIOVANNI

Da tutta la Galilea, anzi da tutto Israele accorrono al Giordano, dove Giovanni il Battista, cugino di Gesù, ma che lui non ha mai visto, predica una battesimo di contrizione dei propri peccati, e di penitenza, quella vera, che consiste nel lasciare il peccato e rimediarlo con un nuovo stile di vita. Non è dolce Giovanni: già il vestito, proprio di chi è sempre vissuto nel deserto, lo dice: avvolto in una pelle di cammello, magro, emaciato per le lunghe penitenze e digiuni, la sua voce è stentorea mentre chiama a penitenza senza mezzi termini. Eppure attira le folle, perché dice solo cose vere, che ti entrano nel cuore e lo cambiano. C'è addirittura dolcezza, a suo modo, nelle sue parole. Sì, la dolcezza di chi ti assicura che Dio ti perdonerà, che non passerai più notti insonni roso dal rimorso, che Dio ti è Padre e devi affrettarti al pentimento perché i tempi di Dio sono vicini.

E corrono, proprio: corrono a farsi battezzare da lui. E' un passa- parola sussurrato e poi gridato dalla felicità di essere finalmente nuovi dentro. E inconsciamente scaricano nell'acqua del Giordano i loro peccati e risalgono luminosi e decisi a cambiar vita. Tutti.
Proprio tutti?
Ormai arrivano anche, come sempre in questi casi e in ritardo, dei curiosi, dei diffidenti, degli ironici fino al sarcasmo; e anche… sì anche alcuni Farisei e Dottori della Legge, quelli che la sanno lunga. Tanto lunga che non scenderebbero mai nell'acqua davanti a un fanatico mal vestito che si fa passare per santo. Giovanni non si sente santo: per questo si adira con quelli che mettono in dubbio non la sua santità, ma l'Amore infinito e il Perdono Misericordioso di Dio. E li tratta come si meritano.
E' Gesù stesso che lo premia e lo approva. Anche Lui scende al Giordano e si mette in fila, umilmente, silenzioso, cercando di passare inosservato. Lo Spirito Santo ne rivela l'identità a Giovanni:.Egli si sente perso: il Messia profetizzato è davanti a lui, come uno dei tanti peccatori. E si prostra dinnanzi a Lui. Ma Gesù è irremovibile: vuole essere asperso con l'acqua che ha purificato gli uomini; e si raddrizza dal Giordano non puro, ma carico dei peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi. Quei peccati non suoi, lo sa, li avrebbe lavati nel suo Sangue, rifacendo giorno dopo giorno l'esperienza umana, conoscendo le gioie delle mamme, l'affetto degli sposi, le ribellioni dei figli, l'impurità dei violenti, le ingiustizie di chi detiene il potere, le lacrime dei poveri.
Dio Padre stesso conferma il proposito e l'offerta che Gesù fa di sé e lo proclama Suo Figlio amato in un'atmosfera di celestiale serenità. Ora il Messia profetizzato, umile, fraterno, è pronto per l'olocausto in favore degli uomini: è già un'ostia che deve solo perfezionare il suo Sacrificio.

Gesù, Figlio di Dio e fratello, insegnami a cambiare la mia esperienza umana in gioia di essere amato da te, che mi perdoni e mi accompagni ogni giorno della nostra vita.

2° Mistero di Luce: GESU' E MARIA ALLE NOZZE DI CANA

Devono essere amici di Gesù e Maria gli sposi che oggi si giureranno una tenerezza d'amore eterna. L'amore che, pur imperfetto e bisognoso di continuo rinnovamento di fantasia e volontà, è pur sempre l'immagine umanamente più vicina all'Amore di Dio, che ama senza limiti di tempo o di intensità, né pone mai condizioni al suo Dono. Coloro che sono veramente innamorati e si sono preparati al loro sì sincero, correggendo il proprio carattere dai difetti che impediscono di ricevere il dono del partner come senso pieno della propria esistenza, intuiscono il valore del loro amore come qualcosa che li rende sempre più vicini a Dio, li rende capaci di intuire l'Amore che rende eterni.
E' bello contemplare Maria e Gesù che, per strade diverse, arrivano a Cana per partecipare alla gioia degli amici, li sentiamo veramente nostri, pienamente umani. Maria arriva accompagnata da parenti; Gesù dai numerosi discepoli che lo seguono da qualche tempo, tra i quali fra poco sceglierà coloro che dovranno far parte del numero biblico e simbolico dei 12 apostoli. Si uniscono alla moltitudine di parenti e amici arrivati da ogni dove: scambio di saluti, commenti reciproci, gioia di ritrovarsi. Poi la solenne cerimonia sotto la tenda rituale. E finalmente il convivio nuziale. Un pranzo dove uomini e donne sono separati: hanno i loro interessi diversi e i loro diversi commenti…
E' facile distrarsi in un banchetto di questa sorta, è fin troppo facile concentrarsi sui propri…interessi immediati.
Ma non è così per Maria. Anche se separata dal settore degli uomini, la sua attenzione, come sempre, è rivolta al suo Figlio e alle necessità dei presenti. Si accorge dell'andirivieni dei servi, ne intuisce la costernazione, e interviene. Sono troppi gli invitati, o i presenti … non invitati che nessuno mai avrebbe pensato di allontanare. Manca il vino ormai, e proprio a metà banchetto, quando gli animi si surriscaldano. Non si può guastare una festa che sa di tenerezza di Dio.

Maria, con la delicatezza propria di una madre dice ai servi che si avvicinino a Gesù con discrezione: lo sposo e gli invitati non devono aver sentore della difficoltà. Gesù risponde un poco duro, almeno all'apparenza: non è ancora giunta la sua ORA. Quella di far miracoli? Quella di svuotarsi nell'amore dei fratelli fino alla morte? Insomma, non è ancora nel progetto di Dio suo Padre che Egli si manifesti con un miracolo. Ma la Madre intuisce. Sa che può cambiare i progetti di Dio: una madre è fatta apposta perché è la fonte della vita. Può piegare Dio, se è per salvare la VITA. E dà ordine ai servi di fare quello che Gesù dirà loro. Non resta che obbedire alla Mamma!
E avviene il primo miracolo di Gesù. Circa 600 litri di vino sono tramutati dall'acqua nei grandi otri che servono per le abluzioni di mani e piedi prima di entrare in casa: se si deve fare un miracolo, tanto vale farlo in grande.

I commentatori diranno che era come se lo SPOSO FOSSE GESU' CHE ANELAVA SALVARE LA SUA SPOSA, LA CHIESA. Sta di fatto che i Discepoli questa volta cominciarono a credere più profondamente in Gesù.

Grazie Maria! Tu ci insegni che la fiducia piena in Dio ottiene le grazie più belle, quando queste sono necessarie per la vita dei suoi figli, la vita piena, compresa quella dello spirito. Intercedi per noi, peccatori.

3° Mistero di Luce: GESU' PREDICA, GUARISCE E SALVA.

Due o tre anni scarsi di predicazione, percorrendo senza sosta le vie e i paesi più sperduti di Israele e dei territori vicini. Predicare, ascoltare, guarire, risuscitare, fermarsi gioioso con i peccatori chiamati a conversione, pregare in solitudine il Padre, spiegare agli Apostoli le profondità delle sue Parole, inviarli in esercizio di quell'apostolato che fra poco dovranno fare da soli…

Quante esperienze umane! Cogliendo ad ogni passo le lacrime e i rifiuti degli uomini, cercando di vincere anche i cuori più induriti e quelli diffidenti e superbi. E' necessario: deve portare tutto questo con sé sulla Croce, per gridare di là al mondo, immerso nella solitudine sorda del peccato ,che Dio è AMORE, che noi non siamo mai soli, che sempre possiamo essere perdonati, se lo vogliamo.

Predicazione del Figlio di Dio! Le sue Parole sono divine: dunque, infallibili, certe, danno sollievo, sicurezza, serenità. Ma chi le ascolta davvero? Chi le cerca con ansia e sete di verità e d'amore? Chi si lascia convincere dal fascino evidente della sua personalità? Gli stessi discepoli dubitano e qualcuno crolla e si allontana quando Lui annuncia che darà se stesso in cibo d'amore, nell'impeto irresistibile, nell'onda soprannaturale di tenerezza che viene dall'alto, da Suo padre Dio, e passa per il Cuore ferito di Lui che ha accettato di amarci, fino a darsi totalmente (non è questo l'Amore?), fino alla morte dolorosa di croce, fino a farsi Pane di Vita nell'Eucaristia.

Predica, compie miracoli per chiunque lo invochi con fede, risuscita anche il figlio di una vedova. Organizza i Suoi, lascia a loro e a Pietro in particolare, tutti i suoi poteri di Figlio di Dio che ha sulla terra. Deve rimproverarli di non capire e approfondire le sue Parole. Annuncia chiaramente la sua Morte e Risurrezione. Deve fare di alcuni di loro i testimoni della sua Trasfigurazione, del momento cioè in cui la sua personalità traluce la divinità con intensità abbagliante; mentre parla, superando giustamente il tempo e lo spazio, con i massimi profeti dell'Antica Alleanza.
E la Madre? Riservata, ma sempre presente con l'affetto e la preghiera, ovunque ha notizia che Suo Figlio passa e viene accolto o rifiutato. Povera Madre! La obbligano persino a recarsi da Lui, coloro che non capiscono la trascendenza e la novità dirompente del Suo Messaggio. Costoro preferiscono ritenere pazzo Gesù, forse per avere una scusa e non mettere in pratica le Sue parole.
La trascinano ad ascoltare le Parole di Dio dalla bocca del Figlio. Ella rimane ancora in disparte, silenziosa, con il cuore spezzato dalla sordità degli uomini che preparano la loro propria sventura.
Sono gli altri che interrompono Gesù e gli dicono della presenza di Sua Madre. Forse pensano che Lui smetta di parlare, le si avvicini, la smetta di gridare cose che sembrano pazze.
Gesù invece rivela che chiunque ascolta e mette in pratica le Sue Parole è suo padre e sua madre e fratello e sorella: suo intimo familiare, nello Spirito Santo che li accomuna con Gesù.
Sembrerebbe aver poco rispetto di sua Madre, invece ne tesse la lode più bella e più vera, perché nessuno mai ha messo in pratica le Sue Parole più di Maria, nessuno è più madre sua di Lei, che umile, addolorata, rassegnata ma piena di fiducia certa, ascolta senza parlare e riama intensamente quel Figlio adorabile.
Madre, insegnami la vita interiore dell'amore, che crede con fiducia e sempre ottiene nello Spirito.

4° Mistero di Luce: GESU' SI TRASFIGURA DINNANZI A TRE APOSTOLI

Si sono domandati, Pietro Giacomo e Giovanni, perché debbano fare la faticaccia di salire fino alla cima dell'altura del Tabor, mentre i loro compagni attendono tranquilli ai piedi del monte, riposandosi del continuo camminare. Ma una volta lassù, non solo si rendono conto del privilegio che è stato loro accordato, ma ne saranno così ripagati che non potranno mai più dimenticare quel giorno.

Sono in preghiera, come sempre approfitta Gesù ad ogni momento un po' libero. Quando … qualcosa di troppo strano accade. Gesù comincia ad emanare una luce fortissima, sempre più risplendente e bianca, anzi pare solo più luce; eppure il suo volto, tutte le sue fattezze sono nitidissime. E vicino a Lui due figure solenni, che i tre apostoli sanno subito individuare: nientemeno che Mosè, il Liberatore del popolo dalla schiavitù d'Egitto e il Legislatore che aveva parlato con Dio faccia a faccia; ed Elia, il più grande dei Profeti dell'Antica Alleanza. Uomini di Dio, santi e venerati da secoli, il cui solo nome obbliga alla prostrazione come davanti ai re. Eppure sono loro che si sono chinati in venerazione di Gesù, come davanti a Dio. E con questa attitudine di sottomissione hanno cominciato a colloquiare con il Maestro, parlando di cose di cui gli Apostoli comprendono praticamente solo il suono delle parole.
Sembra che Gesù debba chiarire cose, caricarsi ancora di esperienza umana dei secoli trascorsi attraverso l'esperienza di Mosè ed Elia, essere perfetto uomo anche in questa conoscenza storica, per portare tutta la storia dell'umanità all'altare della sua Croce. Certo deve in qualche modo rafforzare la sua capacità di sopportazione dei dolori che presto gli cadranno addosso fino a schiacciarlo: il lasciar trasparire la sua Divinità, per di più con l'approvazione di Dio suo Padre che in modo singolare gli parla, sembra lenire l'angoscia dell'ombra dolorosissima che sta per sopraggiungere.
I tre Apostoli sono fuori di sé: stupore, gioia, luce di divinità, parole come incomprensibili eppure fortificanti nell'intimo… Solo la voce di Dio Padre è chiarissima, quella rivolta proprio a loro: "Questi è il Mio Figlio, il Diletto, ascoltatelo".
Poi tutto purtroppo svanisce, lasciandoli nella sicurezza di non aver sognato: sono cambiati dentro, forse fin troppo sicuri adesso, come se avessero potuto aver meritato loro quella grazia speciale, che invece è stata gratuita e concessa per poter un giorno confermare i fratelli che Gesù è vero Dio.
Pietro ne fa subito l'esperienza, con il suo carattere impetuoso, lui che non vuol capire che Gesù dovrà soffrire fino a una morte infame: e riceve un duro rimprovero dello stesso Gesù.

Gesù, che con la tua santa Grazia mi unisci a te fin da adesso, concedimi di comprendere il valore di ogni atto e preghiera, di ogni sofferenza e vero amore, che ci trasformano momento dopo momento in Te. Tu ci trasfigurerai sempre più nella luce della tua divinità, se ascoltiamo la tua voce, come il Padre ci ha comandato.

5° Mistero di Luce: L' ULTIMA CENA DI GESU' CON I SUOI APOSTOLI

L'ORA, quella prestabilita dal Padre e perfettamente conosciuta da Gesù, sta per arrivare. L'ora della sofferenza e della fuga paurosa dei discepoli dovrà essere preceduta da un testamento d'amore. Gesù non riesce a credere, nel suo affetto per i discepoli (cioè per noi), di doversi staccare dagli amici che ha difeso anche contro i Dottori della Legge. E' uomo perfetto, Lui che ha pianto al sepolcro dell'amico Lazzaro. E ora il suo Cuore è pieno di nostalgia, anche se è sicuro della sua prossima Risurrezione e della discesa dello Spirito Santo sugli amici.
Questa sera Gesù celebra, come tutti gli Ebrei osservanti, la Cena rituale della Pasqua, memoriale della Liberazione dalla schiavitù dall'Egitto. Osservano fedelmente le norme stabilite: deve riunirsi insieme il nucleo familiare; si deve dividere l'agnello vergine ( da 1400 anni profezia di Gesù stesso) in parti proporzionali ai commensali; si ripete ritualmente il racconto della Liberazione; mangiano il pane azzimo e le erbe amare, e si ringrazia una e un'altra volta Dio Jahwè, bevendo i calici rituali.

Ma Gesù aggiunge qualcosa di Suo questa sera, di tremendamente nuovo e importante, tanto che per sempre, come Lui comanda, quell'atto si dovrà ripetere con amore in ogni parte della terra. Prende il pane azzimo e lo consacra in evidente miracolo: "questo è il mio Corpo, consegnato a morte per voi"; poi prende il calice del vino:" questo è il calice del mio Sangue sparso per tutti". Nell'atto simbolico della doppia consacrazione significa ciò che quello stesso giorno (è cominciato il giorno di venerdì al cadere del sole), dovrà fare, innalzato sul patibolo della Croce: versare tutto il suo Sangue fino all'ultima goccia. E ordina ai Discepoli di mangiare il suo Corpo e bere il suo Sangue, come ha annunciato quando predicava. Oggi ha sostituito l'agnello vergine dell'Antica Alleanza con il Dono di Se Stesso, Nuova Alleanza nel Suo Sangue. D'ora in poi chi mangerà di Lui Eucaristico si unirà al Suo Amore sacrificale.
Proprio per questo, prolungandosi nel discorso ancor sempre pieno di nostalgia per i suoi, parla di amore, caratteristica da cui tutti gli uomini dovranno riconoscere i suoi veri discepoli. E comanda loro di ripetere il gesto di questa sera, nella medesima atmosfera di amore e offerta sacrificale. Comanda di ripetere, dunque sta consacrando i discepoli come sacerdoti, dando loro un potere che solo il Figlio di Dio può lasciare. Poi la nostalgia prende il sopravvento, si lascia andare a promettere che non li lascerà soli, ma che manderà lo Spirito Santo come nuovo avvocato e difensore davanti al Padre; e che lo Spirito suggerirà loro quanto sarà necessario.

Gesù! Il Cristo, il Messia atteso! L'Amico vero e totale! Colui che dà la propria vita per gli amici! Che si dà in cibo per comunicarci la Sua Vita in abbondanza! Che conosce in precedenza il nostro tradimento, eppure non pensa neppure di abbandonarci. Grazie, o Figlio di Dio, che tanto mi ami!

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