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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | Archivio 2015:
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L'autentica devozione mariana
È bene soffermarsi brevemente sul senso della genuina devozione mariana lasciandoci guidare dai santi e dal concilio Vaticano II. Oggi si ha l'impressione, infatti, che l'acritica adesione di tante anime belle ai messaggi di presunti veggenti o alla predicazione di esaltati profeti, laici e clericali, abbiano inquinato ed appesantito la semplice testimonianza evangelica di Maria di Nazareth.

La testimonianza dei santi

Tutti i santi sono degli innamorati della madre di Gesù. Mi limito a presentare quanto scrive Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa ed appassionata devota della Vergine. Sono parole che tutti dovremmo sempre tenere ben presenti, soprattutto coloro che hanno il compito di essere guida e pastori dei fedeli. Scrive Teresa: "Non si dovrebbe consentire che in chiesa si raccontino cose inverosimili su Maria. Una predica sulla Santa Vergine, per portare frutti, dovrebbe mostrare la sua vera vita, quella che ci lascia intravedere il Vangelo, non una vita immaginata. Eppure si intuisce bene che questa sua vita, a Nazareth e successivamente, deve essere stata del tutto comune". I miracoli di Grazia compiuti da Jahweh nel cuore della donna ebrea scelta per essere artefice dell'Incarnazione divina, non l'hanno esentata dallo sperimentare sulla sua pelle tutte le emozioni, le paure, le fatiche, la solitudine che ogni madre prova e vive. Le grazie spirituali elargite dal buon Dio non sono mai delle assicurazioni antisofferenza o elisir di lunga ed allegra vita. Riconoscere Maria come modello, significa essere disposti a seguire i suoi esempi, sempre e dovunque, nel silenzio, nella muta solidarietà, nella discrezione della preghiera e nella docile disponibilità. Maria è un capolavoro di grazia, non "fenomeno da baraccone".

L'insegnamento del Concilio

A cinquanta anni dalla sua conclusione, è bene andare a rileggere quanto dice la Lumen Gentium al capitolo VIII. I padri conciliari riconoscono nella Madonna "La vera Madre di Dio e del Redentore". Per essi "È la figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito santo". Per grazia di Dio "precede di molto tutte le altre creature, celesti e terrestri". "È unita, nella stirpe di Adamo, con tutti gli uomini bisognosi di salvezza", "è riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa e sua immagine ed eccellentissimo modello nella fede e nella carità". La testimonianza che la Vergine ci presenta è ancorata al più radicale consenso esistenziale alla Parola; alla totale offerta di sé, come serva, alla persona ed all'opera del Figlio. La sua vita è come un fazzoletto nelle mani di Dio. La sua incredibile docilità non è mai a scapito della sua intelligenza e della sua libertà. In Lei non c'è nulla di fideistico, tutto profuma di profonda spiritualità animata da una fede trasparente e da una granitica obbedienza. Non è una "piagnona", ma donna forte. Anche ai piedi della croce lo straziante dolore non lascia spazio alla disperazione o alle sceneggiate funebri allora tanto di moda. Nel tentativo di contestualizzarne la vita nella realtà del suo tempo è importante lasciarsi guidare dai numeri 56-57-58-59. La sua ascensione non è frutto di un trucco magico del destino, non è altro che la testimonianza della sua piena confermazione al Figlio "vincitore del peccato e della morte". Il numero 61 sintetizza in modo meraviglioso l'essenza della vita ed il "core" della nostra devozione a Lei: "Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al padre nel tempio,soffrire col Figlio suo morente sulla croce, ella ha cooperato in modo tutto speciale all'opera del Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza e l'ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo è stata per noi la madre nell'ordine della grazia". Il compito di qualsiasi corretta spiritualità mariana è quella di insegnarci a riconoscerla come madre che ci segue con la stessa dedizione, costanza, riserbo, attenzione con cui ha vegliato su Gesù. La Madonna non è una divinità, ma un essere incarnato come ognuno di noi, che ha saputo rispondere in pienezza alla grazia divina. Quindi non c'è nulla di "demoniaco" se ci impegniamo a conoscerla più profondamente, con tutto il rispetto dovuto, nella sua realtà sociale, umana, culturale che come tutte le persone del suo tempo ha dovuto imparare a vivere, affrontare e gestire nella continua certezza di essere solo "l'umile ancella del Signore" e nient'altro.

Bernardina do NASCIMENTO
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 - 5 

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