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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | Archivio 2015:
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Il Rosario: Un aiuto per la grande impresa
Un pomeriggio del 1944, sulla riva del Djone, affluente del fiume Congo, il generale P. Leclerc passeggiava, da solo quando un uomo di colore gli si avvicinò: "Buon giorno, generale" lo salutò. "Buon giorno, amico". L'uomo, vista la sua cordialità, dopo un po' di esitazione e con coraggio gli chiese: "Generale, perché lei sta qui tutto solo a passeggiare, mentre i suoi ufficiali e camerati sono laggiù alla mensa a bere acquavite?".
Il generale Leclerc, mettendo una mano sulla spalla dell'uomo, gli rispose: "Vedi, io ho una grande impresa da portare a termine, ed ho bisogno di un grande aiuto. Perciò prego". E, così dicendo, gli mostrò la corona del Rosario che teneva fra le dita.
La grande impresa. Ce n'è una più grande della riuscita della propria vita? Se conquistiamo il mondo intero ma falliamo il suo obiettivo, abbiamo perso tutto e per sempre. Non c'è dubbio: la vita di ciascuno di noi è una grande impresa, da realizzare giorno dopo giorno, ricominciando ogni mattina. Non da soli, ma con l'assistenza di tante persone che ci aiutano prima ancora di venire alla luce, ci consigliano, ci sostengono, ci perdonano quando sbagliamo e ci rimettono nella giusta via. Ma soprattutto ci amano, che è la cosa essenziale per vivere bene.
E questo lo diciamo anche sul versante spirituale. Uno dei mezzi che la fede cristiana, nel solco di una lunga tradizione collaudata e sperimentata da tanti santi, è quello della recita del santo Rosario. I papi l'hanno sostenuto, i santi lo hanno recitato e fatto conoscere, milioni di credenti, di tutte le razze e di tutti i gradi di cultura, lo recitano ogni giorno, traendone coraggio, conforto e nuova fiducia per andare avanti. Consci tutti che questa recita è una richiesta di aiuto a Maria di Nazaret, la Madre di Gesù, centro della nostra fede, la Via, la Vita, la Verità. In altre parole Gesù rimane sempre la Meta finale della grande impresa della nostra vita. Maria è vista nel Rosario come colei che ci aiuta a meditare sul mistero di suo Figlio Gesù, sì perché il centro del nostro pregare, e della sequenza di quelle Ave Maria, è proprio e solo Lui. Come scrisse papa Giovanni Paolo II (santo nel 2014): nel Rosario "con Lei e attraverso di Lei è in definitiva a Gesù che va l'atto di amore" (Rosarium Virginis Mariae, n. 26). È una bella definizione di Rosario: un atto di amore a Gesù Cristo, attraverso il ricordo e il saluto 'Ave Maria' a sua Madre. E di atti di amore, piccoli o grandi, visibili o nascosti, fatti dagli uni verso gli altri, in tutte le professioni sociali, ma specialmente nelle famiglie e comunità religiose, c'è assoluto bisogno. Il Rosario recitato è un aiuto a vivere così e costruire piano piano, con gli altri e con Maria, la nostra grande impresa della vita.
1 - "Per comprendere il Rosario, bisogna entrare nella dinamica psicologica che è propria dell'amore. Una cosa è chiara: se la ripetizione dell' Ave Maria si rivolge direttamente a Maria, con Lei e attraverso di Lei è in definitiva a Gesù che va l'atto di amore" (RVM, n26).
2 - "Il baricentro dell'Ave Maria, quasi cerniera tra la prima e la seconda parte, è il nome di Gesù … Ripetere il nome di Gesù, l'unico nome nel quale ci è dato di sperare salvezza (At 4,12), intrecciato con quello della Madre Santissima…. costituisce un cammino di assimilazione, che mira a farci entrare sempre più profondamente nella vita di Cristo". (RVM, n33).

Mario Scudu sdb
archivio.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 - 5 

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