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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | Archivio 2015:
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Maria e celibato di Gesù
Una virtù per nulla apprezzata….

Maria non deve solo sopportare tutte le malevoli insinuazioni sul suo "misterioso" concepimento verginale, ma anche deve confrontarsi con i sarcasmi legati al fatto dell'inspiegabile scelta celibataria fatta da suo figlio: "Un celibe non è un uomo nel pieno senso della parola" taglia corto il Talmud. La mentalità ebrea è così lontana dal fatto che uno non si sposi da non contemplare, anche nel linguaggio della Scrittura, i termini "celibe" e "nubile". Anche i rabbini, che pure si dedicano completamente allo studio ed all'insegnamento della Bibbia, sono obbligati a prendere moglie. In tutta la storia di Israele si ha notizia di uno solo, rabbi Ben Azzai vissuto nel secondo secolo, che si è sottratto al dolce fascino muliebre. Naturalmente questa sua decisione viene da tutti aspramente biasimata perché "un rabbino non sposato non è nemmeno immaginabile" sentenzia lapidario, come al solito, il Talmud. Il matrimonio è così importante che uno viene addirittura autorizzato a vendere un rotolo della Thorah, cosa altrimenti considerata sacrilega e degna di morte, per mettere insieme i soldi necessari per la dote che permetta di prendere moglie. Il non sposarsi ed il non avere figli, dalla gente, vengono equiparati all'uccisione di una persona, alla cancellazione stessa dell'immagine di Dio che espressamente comanda: "Siate fecondi e moltiplicatevi" (Gen 1,28). L'uomo che vive senza donna vive senza Dio, è la convinzione di tutti. I rabbini nelle sinagoghe citano, come modello da seguire, Gedeone che è padre di ben settanta figli avuti da molte mogli (Gdc 8,30-31).

I dubbi di Maria…

Maria è ben conscia di tutto questo. Suo figlio ha ormai raggiunto i trent'anni e non dimostra, stranamente, il minimo interesse per la vita matrimoniale. Perché questo? Da madre discreta rispetta la sua decisione, ma il suo cuore è lacerato dal dubbio. Perché suo figlio, così zelante nel vivere ed osservare la Thorah, si sottrae ai desideri di Jahweh a riguardo del matrimonio? Con prudenza cerca di indagare sulle vere intenzioni del figlio. Ben presto prende atto dell'atteggiamento irremovibile di Gesù. È inutile ricordargli le due mogli ed i due figli di Mosè (Es 2 ,21-22; 18,4; Nm 12,1). Abramo, oltre a Sara, ha come mogli Agar e Ketura (Gen 11,29; 16,3-4; 25,1) che, sommate, lo rendono padre di 8 figli. Di consorti il patriarca Giacobbe ne ha quattro. Il santo re Davide, da cui discende per via dinastica, ne ha una decina, accompagnate da svariate concubine, che lo rendono padre di una ventina di figli maschi e di svariate figlie (1 Cr 3,9; 2 Sam 3,2ss; 11,2ss). E che dire del saggio Salomone che ha la bellezza di settecento mogli e trecento concubine che gli generano figli e figlie in abbondanza (1 Re 11,3)? Perché un atteggiamento così refrattario ed irremovibile, sordo a qualsiasi motivazione e ragionamento?

…e la determinazione di Gesù

Gesù conosce benissimo l'insegnamento impartito dal rabbino della piccola sinagoga di Nazareth da lui assiduamente frequentata. Più volte l'ha sentito tuonare che il matrimonio è un obbligo a cui nessuno può sottrarsi perché "l'uomo è obbligato alla riproduzione". Solo quegli abominevoli eretici di Esseni praticano il celibato. Che il figlio di Maria sia per caso uno di loro? Nella mentalità del tempo chi non ha figli è un disonorato, un vile da disprezzare. Viene evitato da tutti. È uno zombie, un dead man walking, un morto vivente. Il termine ebraico per matrimonio è "qiddushin" che significa santificazione. Nella lista delle virtù necessarie alla santità la verginità non è contemplata. Dio vigila perché ogni ebreo si sposi entro il diciottesimo anno, al massimo entro il ventesimo, dopo si scoccia e chi si sottrae all'obbligo lo maledice per sempre. Questo gela il cuore di Maria. Suo figlio ha superato di gran lungo quel limite. Che sia maledetto? A meno che sfugga alla maledizione divina perché portatore di difetti fisici che lo inabilitano alla procreazione? Maria è una madre sensibile, presente ed attenta. Le rare volte che si allontana da casa, passando per i vicoli del suo villaggio, coglie, come autentiche stilettate, i sorrisini, gli ammiccamenti, le battutine, le domande stillanti veleno che, direttamente o indirettamente le vengono rivolte. Ne soffre da morire. I dialoghi con suo figlio non portano a nulla. Gesù stesso ne soffre. Solo durante la sua vita pubblica tenterà di giustificare la sua scelta: "C'è chi nasce evirato e chi si evira per il Regno di Dio" (Mt 19,12). Ma nessuno lo può comprendere. Anche Maria deve ancora maturare la sua fede al riguardo. Anche per questo Gesù decide di allontanarsi scendendo verso Cafarnao e lasciandosi dietro le spalle il suo villaggio, la madre, gli amici, i parenti, il suo lavoro, il suo presente.

Bernardina Do Nascimento
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 - 3 

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