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RIVISTA MARIA AUSILIATRICE | Archivio 2015:
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Maria: un martirio fatto di silenzio e di emarginazione
Il periodo di tempo che abbraccia il ritrovamento di Gesù nel Tempio e l'inizio della vita pubblica con il suo Battesimo nelle acque del Giordano per mano di Giovanni il Battista, racchiude un arco di quasi diciotto anni. Sulla famiglia di Nazareth cala un silenzio totale. Abbiamo lasciato Maria nel fiore dei suoi ventisei anni e la ritroviamo in piena vecchiaia avendo raggiunto i quarantaquattro anni. Non dobbiamo dimenticare che la lunghezza media della vita è, in quell'epoca, di quaranta anni. Gesù, adolescente al momento del suo ritrovamento a Gerusalemme, è ormai un uomo di trent'anni nel pieno della sua maturità. Di Giuseppe non possiamo dire nulla. Non sappiamo se sia ancora vivo, perché tutto tace intorno alla sua persona. Per quanto riguarda Maria è possibile ritagliarci un'idea sul tipo di esistenza che ha affrontato, giorno dopo giorno, nello sperduto e sconosciuto villaggio di Nazareth. La sua vita sociale, a causa dell'ignoranza e dei pregiudizi dei suoi contemporanei, è fatta di dolore ed emarginazione, di sofferenza e solitudine.

Madre dolce e forte

Il suo sì a Dio si trasforma in un lento martirio. La sua maternità misteriosa ed anomala la espongono al disprezzo, al dileggio ed alla solitudine che solo la vita familiare, nel complesso serena nelle relazioni, riesce a mitigare. Ancora oggi nel Talmud abbiamo dei chiari indizi sulla pessima opinione che ebrei e rabbini hanno di Lei. Viene definita con termini boccacceschi che possono fare felici solo i giornalisti di Charlie Hebdo. Di certo con trepidazione segue la crescita umana e religiosa del suo Figlio. Lo vede frequentare la scuola annessa alla povera sinagoga del villaggio. È felice nel suo cuore nel constatare, lei analfabeta, che Gesù è svelto di cervello e progredisce velocemente nello studio dell'ebraico, tanto che spesso se lo ritrova intento a leggere e spiegare la Scrittura nei giorni di Shabbat. Il suo bambino, giorno dopo giorno, diventa un bel ragazzone forte e sano. L'aiuta nel lavoro dei campi. Contribuisce al bilancio familiare collaborando con Giuseppe nella sua professione sia a Nazareth che nella costruenda città di Sefforis, situata a quattro km di distanza. Bello, non sfugge allo sguardo femminile. Eppure non sembra interessato a mettere su famiglia. E questa è un'autentica stranezza nella cultura del tempo. Questo modo anomalo di comportarsi lo espone ad insinuazioni cattive, a battute grevi. Lui non se ne cura. Studia, lavora e, spesso, si ritira in solitudine a meditare e pregare. Maria su tutto vigila in silenzio. Osserva, ascolta, riflette, cerca di capire. Conosce il mistero del suo concepimento,intuisce la sua particolare vocazione, ma non riesce a trovare delle risposte che la tranquillizzino.

L'Addolorata che dona solo Amore

Tutti i giorni prova sulla sua pelle tutta la sofferenza contenuta nella profezia di Simeone: "Una spada ti trafiggerà l'anima" (Lc 2,35). È un dubbio che consuma, è una preoccupazione che avvolge il futuro di inquietudine e sofferenza. È il normale tormento di qualsiasi mamma di fronte all'impenetrabile mistero esistenziale dei figli. È uno stato d'animo quanto mai attuale. Sono milioni, oggi, le madri che si lacerano l'anima di preoccupazioni per le loro famiglie. L' Addolorata è la Madonna in cui si riconoscono milioni di donne. Mai come oggi il verbo amare va a braccetto con il verbo soffrire.

Bernardina Do Nascimento
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 - 2 

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