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Archivio RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015:
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Un figlio speciale

L'attesa di un figlio, il primogenito, è un momento di gioia e trepidazione: Riccardo, tanto atteso, nasce sano e forte ma a sette mesi un'encefalite virale gli lascia nel bambino segni permanenti. Ma Irene non si lascia vincere dalla disperazione e, come Maria, trova la forza di accettare e crescere quel figlio speciale


Irene ama parlare della nascita del suo primogenito e nel ricordare quei momenti felici i suoi occhi brillano ed il suo viso si illumina, anche se da allora sono passati quasi quarant'anni.
"Era bellissimo! Il più bello del reparto di maternità, lo dicevano anche i dottori e le infermiere!".
Ama mostrare le foto dei primi mesi di vita del suo Riccardo e ama sottolineare come fosse vivace, robusto e vitale, un dono grande per tutta la famiglia…
Poi ci fu quella febbre terribile a sette mesi: un'encefalite di natura virale, purtroppo ricorrente nell'età pediatrica. I medici cercarono di rassicurarla sostenendo che nella maggior parte dei casi è una malattia curabile, da cui si guariva e non c'erano conseguenze ma per Riccardo invece non fu così ed i danni furono pesanti e permanenti. Irene doveva accettare una realtà terribile, un cambiamento totale rispetto alla vita che aveva fatto sino ad allora, la fine dei suoi sogni e dei mille progetti che ogni madre fa per il proprio figlio. Ma si rese però conto che, oltre il dolore e la disperazione che provava c'era qualcosa da fare: doveva chiedersi che cosa potesse servire per il futuro del suo bambino, per aiutarlo e per non arrendersi. Doveva conoscere a fondo i suoi problemi e cercare con ogni mezzo di stimolare e sostenere tutto ciò che di sano rimaneva in lui affinchè potesse vivere nel miglior modo possibile.

Vita, oltre la diagnosi

Quella vita che lei gli aveva dato l'avrebbe strappata con le unghie e con i denti alla terribile diagnosi di cerebroleso che gli era stata fatta. Irene non era una donna istruita, era poco scolarizzata e il numero di libri che aveva letto sino a quel tragico episodio si potevano contare sulle dita di una mano ma il suo desiderio di imparare fu così forte ed impellente che la fece avvicinare a testi scientifici, di psichiatria, di psicologia e di medicina ad alto livello.
Divenne una lettrice instancabile, un'autodidatta, fu molto faticoso ed impegnativo ma la motivazione era ancora più forte! Leggeva la sera ed in ogni momento libero dagli impegni del negozio di tintoria, dalle faccende domestiche e dalla cura per gli altri due figli, nati dopo Riccardo.
I ritardi di apprendimento e le difficoltà di linguaggio resero complessa la scolarizzazione ed Irene cercò in ogni modo di aiutare suo figlio anche con supporti privati di logopedisti ed insegnanti.
Era convinta che frequentare la scuola gli servisse molto e senza scoraggiarsi degli insuccessi lo guidò sino al conseguimento di un diploma di scuola professionale che gli permise un lavoro dignitoso ed una certa autonomia.

Con la forza della fede

Purtroppo Irene ha sempre lottato da sola poiché suo marito si arrese subito, ma ha lottato con una forza che scaturiva dentro di lei dal modello di Maria Consolatrice, mediatrice e madre di tutti.
Irene credeva senza bisogno di "riflettere" sulla propria fede, perché credere è un dono, è in sé una grande consolazione, tanto maggiore quanto più fiduciosamente ci si abbandona ad essa.
Rifletteva sul fatto che Myriam era stata una creatura normale e come tante altre ragazze aveva avuto dei sogni, dei progetti, poi le era stata fatta una grande richiesta, quella di portare in sé il figlio di Dio e la sua vita era stata stravolta da un qualcosa che aveva accettato prima ancora di capire ed aveva vissuto tutta la sua vita in funzione di quel figlio speciale, così diverso dagli altri, lo aveva seguito e sostenuto sino alla fine.

Figlio prediletto?

Anche Irene aveva avuto la vita trasformata da un qualcosa che non aveva certo scelto, anche a lei era stato dato un figlio "speciale" che doveva amare in modo speciale, proteggere, tutelare e indirizzare anche se ciò
era difficile da far capire agli altri suoi figli che spesso le rimproveravano di trattare Riccardo come il figlio prediletto.
In realtà però lei sapeva bene che avevano ragione: amava i suoi tre figli allo stesso modo ma il primogenito per lei era davvero speciale

Francesca Zanetti - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015 - 1 

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