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Archivio RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2015:
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L'Ausiliatrice nella Divina Commedia

Al pari di Francesco Petrarca, Dante (1265-1321), padre della lingua italiana, non può trascurare nella sua vita spirituale il chiaro riferimento alla beata Vergine Maria. Infatti ne riserva un ruolo tutto particolare


Dante Alighieri precedette san Giovanni Bosco nella venerazione di Maria Ausiliatrice. È la sottolineatura che la studiosa torinese Maria Teresa Balbiano d'Aramengo sviluppò nella seconda metà del Novecento attraverso centinaia di popolari conferenze in Italia e all'estero. La sua interpretazione è codificata in un saggio (Un viaggio guidato da Maria) che l'editrice Riccadonna ha recentemente pubblicato in appendice al volume della Balbiano sull'Inferno di Dante, primo tomo di un apprezzato commento alle tre cantiche della Divina Commedia (Torino 2003-2006).

Il soccorso materno e spontaneo di Maria

Fin dai primi canti dell'Inferno l'azione ausiliatrice di Maria - di aiuto "spontaneo" all'uomo, donato anche senza essere stato richiesto - viene messa in evidenza esplicita da Dante, che coglie la Madonna in una sfumatura diversa da quella di altre devozioni mariane, per le quali Maria è piuttosto una "mediatrice" da invocare per ottenere grazie presso Dio. L'Ausiliatrice viene in soccorso di Dante senza essere stata invocata, si muove di propria iniziativa, è spinta soltanto da premura materna.
"Agli albori del Novecento - osserva la Balbiano - don Bosco diffuse il culto della Vergine Auxilium Christianorum, ma Dante ci aveva pensato con sei secoli di anticipo; la Divina Commedia è, da cima a fondo, un attestato di fede nella Madonna Ausiliatrice. Ausiliatrice, si badi bene, del tutto spontanea. Descrivendo il suo smarrimento nella selva oscura, Dante dice di aver passato una notte di terrore; non dice, non accenna di aver pregato; non si è rivolto a Lei, non ci ha pensato nemmeno, eppure Ella si è mossa in suo soccorso, e ha dato il via a quel susseguirsi di avvenimenti - provvidenziali tutti - che costituiranno la meravigliosa avventura dantesca e termineranno, così come da Lei sono cominciati, soltanto ai piedi di Lei". La vicenda è nota: Maria si è mossa dal Cielo per redimere Dante, ha incaricato Beatrice, la quale si è rivolta a Virgilio… una catena di straordinari interventi per salvare l'uomo.

Contemplare Maria nella Divina Commedia

Fra la comparsa dell'Ausiliatrice nel Canto II dell'Inferno ("Donna è gentil nel ciel che si compiange…") e la sua celebrazione completa nel XXXIII del Paradiso per bocca di san Bernardo ("Vergine Madre, figlia del tuo figlio") il cammino di Dante nei tre Regni dell'Aldilà è puntellato di riferimenti mariani, piccole continue catechesi costruite attorno alla Madonna, agli episodi evangelici che vi si riferiscono, alla devozione della Chiesa nelle sue tante espressioni. Il saggio della Balbiano rintraccia tutti i riferimenti, uno per uno, offrendo la Commedia in una luce nuova sul piano narrativo, molto interessante sotto il profilo della meditazione spirituale.
L'intero commento della Balbiano alla Divina Commedia è un invito a meditare, oltre che a godere la lettura del testo poetico: la semplicità delle spiegazioni, l'originalità dei suggerimenti critici sono affiancati da brevi riassunti di ogni canto, da una versione in prosa moderna di tutti versi poetici e da illustrazioni inedite dell'artista piemontese Fabio Bodi.

Aelredo Comollo - redazione.rivista@ausiliatrice.net


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Maria Teresa Balbiano d'Aramengo (1911-1988), attivissima divulgatrice dell'opera dantesca e campionessa del primo "Lascia o Raddoppia?" nel 1956. La grande popolarità che questa studiosa raggiunse agli albori della televisione italiana diede il via a migliaia di lezioni e conferenze in tutta la penisola, privilegiando le platee popolari: scuole, parrocchie, circoli giovanili, università della terza età. Nasce da questa esperienza un commento destinato al grande pubblico - appassionati e principianti - per la linearità delle spiegazioni e l'originalità degli spunti interpretativi. (P. Càccavo).


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