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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014
                  
Maria di Nazaret - Mariologia - Spiritualità - Devozione - Santuari - Esperienze mariane...


LA STRAGE DEGLI INNOCENTI E LA FUGA IN EGITTO

Dopo la presentazione di Gesù al Tempio, abbiamo una netta divaricazione nei racconti evangelici attribuiti a Matteo e a Luca. Luca è estremamente sintetico: "Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la Grazia di Dio era sopra di Lui" (Lc 2,39-40). Lo stile è notarile: burocratico, essenziale senza possibilità di fantasie inutili. Matteo, invece,prima del ritorno a Nazaret, inserisce gli accenni alla fuga in Egitto ed alla strage dei fanciulli innocenti di Betlemme.

La fuga in Egitto e la strage degli innocenti

Innanzitutto bisogna dire che non sono racconti storici, ma narrazioni che richiamano da vicino l'uso dei midrash tipici dei rabbini di quel tempo. Non può essere diversamente, dato che Matteo scrive per cristiani di origine ebraica. Nella mentalità ebraica la figura dominante, nel contesto familiare, è quella del padre. È per questo motivo che Giuseppe torna ad essere il perno degli avvenimenti. Proprio lui che, dopo essere stato poco cortesemente snobbato dai magi: "entrati nella casa, videro il Bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono" (Mt 2,11), attraverso il solito sogno, viene posto di nuovo al centro della vita familiare "alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto" (Mt 2,13). Nella sua narrazione l'evangelista è soprattutto preoccupato di innestare la storia di Gesù nel solco della Sacra Scrittura. Aggancia i fatti relativi alla famiglia di Betlemme ai racconti biblici. Perché la fuga in Egitto? Perché nel libro del profeta Osea c'è scritto: "Dall'Egitto ho chiamato mio figlio" (Os 11,1). La vita di Gesù Messia ricalca quella dei grandi personaggi che lo hanno preceduto. In Egitto sono andati e ritornati Abramo, i figli di Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Geroboamo, il profeta Uriya… In quella nazione tutti hanno trovato rifugio, protezione, persecuzioni prima del loro ritorno in patria per portare a termine il compito assegnato loro da Jahweh. Anche il racconto della strage degli innocenti è supportato da una citazione di Geremia: "Un grido è stato udito in Rama, un pianto ed un lamento grande; Rachele piange i suoi figli e non vuole essere consolata, perché non sono più" (Mt 2,18). Siccome, ancora oggi, gli ebrei si recano in pellegrinaggio a Betlemme per venerare la tomba di Rachele, è evidente l'intenzione di Matteo di avvalorare il suo racconto legandolo alla tradizione ebraica. Il sanguinario Erode si comporta esattamente come il Faraone di Egitto nei riguardi dei fanciulli ebrei al tempo dell'Esodo.

Il ruolo di Maria

Nella narrazione di questi due episodi evangelici Maria non è mai menzionata. La sua persona si inabissa nel silenzio. Non può essere diversamente. Nella famiglia ebraica, la madre agisce dietro le quinte. È lei che fatica, educa, lavora, soffre. Tutto questo in silenzio, senza lamentarsi. L'unico ad apparire è il padre. È lui che prende le decisioni. La madre e i figli devono solo obbedire. Giuseppe decide di partire per l'esilio che non deve essere durato più di due o tre anni, in quanto Erode muore nel 4 a.C.. Per la famiglia di Gesù sono stati anni duri, caratterizzati da solitudine, problemi di inculturazione, di adattamenti difficili e dolorosi, di lavoro precario, di difficile sopravvivenza. Maria conosce sulla sua pelle le stesse emozioni che molte madri sperimentano anche oggi tutte le volte che devono quotidianamente confrontarsi con le guerre, le ingiustizie, le violenze, i pregiudizi, la mancanza di lavoro e le precarietà del vivere. È una madre moderna in tutti i sensi. Tutto questo possiamo solo intuirlo, perché il racconto evangelico tace. Solo gli apocrifi, come al solito, si sbizzariscono. Il Vangelo dello Pseudo Matteo imperversa. Secondo la sua narrazione la famiglia di Gesù parte per l'Egitto accompagnata da asini e buoi che trasportano le masserizie; incontrano draghi, leoni e leopardi con la testa china che adorano compunti; anche le statue delle divinità egiziane vanno in frantumi al passaggio; le palme si piegano fino a terra per permettere a Maria di raccogliere i datteri senza fatica. Si tratta di un genere letterario.
Il vero messaggio che il Vangelo vuole trasmetterci è invece molto serio e impegnativo. La nostra devozione mariana non può essere solo ingolfata di tenere emozioni e di prediche. La vera immagine della madre di Gesù, "modello dell'atteggiamento spirituale con cui la Chiesa celebra e vive i divini misteri" (Paolo VI, Marialis Cultus 16), dobbiamo essere in grado di scoprirla in ogni donna che, a qualunque costo e sacrificio, vive la sua vocazione di madre sempre ed in ogni circostanza, comunque la vita si presenti.

Bernardina Do Nascimento - redazione.rivista@ausiliatrice.net


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