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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014:
                    
Maria di Nazarat - Mariologia - Spiritualità - Devozione - Santuari - Arte - Esperienze...
   
Maria nei secoli :
L'Incoronazione della Vergine' di Raffaello

L'artista rende visibile l'invisibile: in basso, gli apostoli sbalorditi sono intorno al sepolcro dove sbocciano gigli e rose; in alto, Maria è accanto Gesù in anima e corpo

Raffaello nacque ad Urbino il 6 aprile1483. Suo padre Giovanni Santi fu anch'egli pittore e probabilmente il primo ad indirizzare il figlio verso la pratica pittorica. Da Urbino, cuore dell'Umanesimo matematico promosso dalla corte dei Montefeltro, Raffaello fu condotto presso Pietro Vannucci detto il Perugino, uno dei più rinomati maestri dell'epoca. Tra Città di Castello e Perugia, Raffaello si formò al fianco del maestro e lo superò, rendendo l'umanità delle sue figure più viva e comunicativa.
Nel 1504, il giovanissimo Raffaello raggiunse Firenze, dove dominavano Leonardo e Michelangelo. Per la ricca committenza fiorentina, Raffaello realizzò opere in cui con genialità assoluta assimilò gli insegnamenti dei due maestri, fondendoli con quel senso di armonia ed equilibrata bellezza che lo rese sempre più affermato (ad esempio, la Madonna del Cardellino). È però a Roma, presso papa Giulio II Della Rovere, che Raffaello realizza la sua opera forse più grandiosa: la decorazione delle stanze private del pontefice. Amatissimo alla corte papale e quasi venerato per le sue doti, Raffaello morì improvvisamente a Roma il Venerdì Santo del 6 aprile 1520 e fu sepolto al Pantheon, quasi ad esaltare l'origine divina della sua arte.

Maria già in cielo

Questa sontuosa Pala d'altare fu l'opera con cui Raffaello entrò in concorrenza con l'arte del Perugino e fu il suo primo autentico capolavoro. Fu realizzata nel 1504, durante un periodo particolarmente turbolento per Perugia: le due famiglie più influenti, gli Oddi e i Baglioni, erano in conflitto per il predominio sulla città e molti erano rimasti uccisi nelle lotte. Alcuni di loro furono sepolti nella chiesa di San Francesco al Prato, dove i nobili perugini avevano le cappelle gentilizie, adornate da opere di prestigiosi artisti. Fu difatti Leandra Oddi, nata Baglioni, a commissionare quest'opera a Raffaello per la cappella di famiglia, richiedendogli un opera dove venisse raffigurata l'Assunzione in cielo di Maria e la sua Incoronazione.
Nei dipinti del Perugino, solitamente l'evento miracoloso aveva luogo in una mandorla di luce che si apriva nel cielo; ma tale rappresentazione risultò troppo statica e devozionale per Raffaello che sviluppò l'evento in modo totalmente nuovo. Il giovane artista evitò di raffigurare il momento di passaggio della Vergine tra cielo e terra, la quale appare sopra le nubi mentre è incoronata dal Figlio.

E gli apostoli attòniti

Il miracolo dell'Assunzione di Maria è quindi soltanto espresso dalle reazioni che suscita ad entrambi i livelli: in basso gli apostoli sbalorditi sono intorno al sepolcro dove sbocciano gigli e rose, mentre Maria in anima e corpo è accanto Gesù che la incorona Regina del Cielo e della Terra. È in questo modo che l'artista rende visibile l'invisibile, cioè il miracolo stesso che è di origine divina e quindi non accessibile all'uomo, è intuito dallo spettatore come se fosse un atto di fede.
La corporeità di Maria (che è simbolo dell'umanità redenta) è glorificata e già raffigurata nei cieli e i gigli bianchi e le rose che fioriscono da sepolcro sono segno della vittoria della vita sulla morte e delle virtù della Vergine, quali la purezza e la bontà. Il cielo e la terra sono nel dipinto nettamente distinti: nello spazio umano, Raffaello, donò verità e dinamismo alle figure, poste in un realistico e verdeggiante paesaggio umbro; tutto nei cieli è invece fisso ed immobile, soltanto il colore e la superba resa dei panneggi e dei corpi danno vita all'eternità perfetta del Paradiso. Lo spettatore più attonito è Tommaso, l'apostolo dubbioso che leggenda vuole abbia ricevuto da Maria una cintola come segno tangibile della sua Assunzione: Raffaello lo pose al centro dell'opera con lo sguardo rapito a guardare il cielo. Il sarcofago di Maria, infine, posizionato diagonalmente, evidenzia la maestria di Raffaello nell'utilizzo dei principi prospettici, nel solco di Piero della Francesca.

Stefano Ugolini
redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 4  
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