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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014
                                 
Maria di Nazaret - Mariologia - Spiritualità - Devozione - Santuari - Esperienze...
In cammino con Maria:  Racchiuso in un drammatico "sì" il miste dell'incarnazione

La tranquilla esistenza di una ragazza felice.

Il mese di marzo è molto piacevole a Nazareth. La temperatura è primaverile; le ultime piogge rendono la campagna ricca di erba; i mandorli hanno già portato a maturazione il loro frutto; la prima aratura degli uliveti è stata portata a termine; i duri lavori, richiesti da una agricoltura povera e da un terreno sassoso, affaticano le donne del villaggio. Myriam è stanca ma felice. Si è fidanzata ufficialmente con il suo bel Giuseppe. Il suo cuore gronda amore ed il suo cervello è una fabbrica di sogni. Fantastica liberamente. Nei rari momenti concessi dal lavoro agricolo e domestico, da brava innamorata, dà libero sfogo all'immaginazione. È in pace con sé, con la natura, con i suoi sentimenti e con il suo Dio. Una indefinibile tranquillità esistenziale, figlia di un amore onnicomprensivo, la avvolge e tranquillizza. È in questo contesto che gli occhi di Dio si posano su di lei.

L'annunciazione

Come avviene l'incontro di Myriam con Dio rimane un qualcosa di ineffabile che nessuno può descrivere. Il vangelo ci parla dell'arcangelo Gabriele. Tutto sa di grazia, silenzio, rispetto e libera adesione. Le parole si condensano in un semplice "sì". Myriam non viene trattata da rechem (utero) e neppure, come fanno i rabbini di allora, da kli (vaso da riempire), ma da persona da coinvolgere mediante un assenso maturato nella più radicale libertà.

I turbamenti di un'anima semplice

La proposta di Gabriele, quella di diventare madre di Dio, è semplicemente inammissibile per la mentalità ebraica. Sa più di diabolico che di divino. Myriam è frastornata e sconcertata. Conosce la Bibbia. Le Scritture dicono che Dio, durante l'intera storia di Israele, ha parlato una sola volta con una donna. Lo ha fatto per rimproverare Sara, moglie di Abramo (Gen 18,10-15). Il fatto non si è mai più ripetuto. Come fa, ora, Dio a parlare a lei, donna? Si tratta di una allucinazione o di una tentazione diabolica? Che non sia anche lei vittima di quei mascalzoni, come ha sentito raccontare, che si travestono da angeli solo per ingannare e sedurre innocenti ed ingenue fanciulle? Da brava credente sa che Dio non ha figli: "Il Signore è uno solo!" (Dt 6,14).
Sostenere l'esistenza di un Figlio di Dio, da tutti è ritenuto essere una orribile bestemmia, passibile di morte. Nonostante tutte queste perplessità Myriam accetta la proposta di Dio. È fede, o azzardo, o incoscienza? Quella ragazzina che, secondo Origene nel Contro Celso, "nessuno, neanche i vicini di casa conoscono", è capace di fare propria la sfida di Dio. La "serva del Signore" non si defila, non si nega e non accampa scuse.
Gli interrogativi ed i dubbi ingolfano il suo cervello, ma non intasano il suo cuore. Il pensiero corre a Giuseppe a cui si è promessa sposa. Si sente in colpa verso di lui per non averlo consultato prima di accettare quella misteriosa ed inquietante maternità. Cosa penserà? Come reagirà? La denuncerà ai rabbini esponendola alla sicura morte per lapidazione?
Ed i suoi genitori, moriranno di dispiacere e di vergogna? Lei sa di chi è figlio il bambino, ma gli altri no! Umanamente parlando si è cacciata in un bel guaio. Che sarà di lei? Crederanno alla sua innocenza? La sua smisurata fiducia nel Dio dei suoi padri, è un atto di fede o di follia? Tutta la felicità che riempie il suo cuore corre il rischio di essere azzerata da una inquietudine esondante. Porta il Figlio dentro di sé, ma si sente terribilmente sola ed abbandonata.
Chi la sottrarrà ad una legge di morte implacabile e crudele? Chi arginerà lo tsunami delle male lingue? Il suo grande ed unico amore la capirà e le crederà? C'è da impazzire. Non c'è nulla di mieloso e di zuccheroso nel suo "sì". Sfinita si accuccia in un angolo della sua stanzetta tenendosi la testa fra le mani, mentre le lacrime scorrono sul suo viso perdendosi tra le pieghe dei suoi abiti. Finalmente un sonno profondo scende su di lei. Nello stesso momento lo stesso Spirito Santo sceso su di lei (Lc 1,35) scende su Giuseppe nel sonno.
Dio opera anche nel sonno. Il sonno di Myriam è il frutto di una incredibile esperienza di fede. Il sonno di Giuseppe è figlio di fatica e di stanchezza fisica. Anche su di lui lo Spirito scende e lo rende capace di assumersi la responsabilità di una paternità umanamente inaccettabile. L'io di Giuseppe e l'io di Myriam si trasformano in un noi genitori di Gesù Messia tanto atteso e desiderato. Mistero dell'amore che sfida ed annienta la ragione.


Bernardina Do Nascimento - redazione.rivista@ausiliatrice.net


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 3  
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