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ARCHIVIO RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014:
                      
Maria di Nazarat - Mariologia - Spiritualità - Devozione - Santuari - Esperienze...
   
A tutto campo :
Maria, casa per Dio e per l'umanità

Con il suo sì alla parola del Signore, Maria ha consentito che Dio prendesse stabile dimora dentro di Lei, la abitasse pienamente. Dio l'ha resa spazio ospitale per accogliere nel cuore e nel grembo Gesù. Lei stessa è casa che genera, custodisce, educa e fa fiorire la vita. Per la sua fede e carità, Maria diventa casa per Dio e per l'umanità.
In un mondo che sembra avere smarrito alcuni punti di riferimento significativi, come quelli di famiglia, casa, relazioni, noi siamo chiamati a rivivere il disegno originario di Dio, accogliendo Gesù nella nostra casa con il cuore docile e disponibile di Maria e diventando così anche casa per tutta l'umanità.

Un sapore tipicamente familiare

Don Bosco e Madre Mazzarello hanno chiamato le loro istituzioni "case". Papa Francesco precisa che la parola "casa" evoca un luogo di accoglienza, una dimora, un ambiente umano dove stare bene, ritrovare se stessi, sentirsi in un territorio, in una comunità.
"Casa" ha dunque un sapore tipicamente familiare che richiama il calore, l'amore che si possono sperimentare in una famiglia.
Da questo punto di vista essa rappresenta la ricchezza umana più preziosa, quella dell'incontro, delle relazioni tra persone, anche di cultura, età, storia, formazione diverse, che insieme si aiutano a crescere.
La parola casa richiama l'intimità dei rapporti, la forza degli affetti, la potenza del cuore e anche la condivisione del dolore e della speranza. La casa è il luogo dove avvengono le decisioni più profonde per la vita. Il luogo dove si impara a crescere, a ricevere e a donare amore; lo spazio della tenerezza, dell'attenzione, della fraternità.
È l'ambiente dove non solo ci si sente accolti, ma ci si apre al dono. Si vive un'ospitalità aperta, si respira un clima di gratuità e di fraternità. Per questo essa è luogo che educa alla carità, alla solidarietà, ad essere buoni samaritani con un cuore che vede.
La realtà attuale ci interpella fortemente ad uscire fuori dalle nostre abitudini, dai nostri ambienti, dalle nostre case, proprio perché altri possano trovare una casa, un luogo di accoglienza e di condivisione.

Contribuire a costruire una "globalizzazione della solidarietà"

La globalizzazione dell'indifferenza deve essere sostituita dalla globalizzazione della solidarietà e dalla fraternità. Siamo chiamati a creare una nuova cultura: dell'ascolto, del buon vicinato, del prendersi cura generando vita, del condividere quello che siamo e abbiamo, specialmente con chi è maggiormente esposto all'esclusione, alla povertà, alla miseria.
Mornese, piccolo paese del Monferrato dove fu aperta la prima comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fu definita la casa dell'amor di Dio. In quell'ambiente l'amore per Dio e per gli altri costituivano un unico comandamento: il comandamento della gioia. L'amore condiviso genera, accresce e diffonde l'allegria.Anche per Maria di Nazareth l'annuncio che la invitava ad aprirsi all'inedito di Dio è stato preceduto da una chiamata alla gioia: "Rallegrati, piena di grazia!"-
Nell'oggi storico che ci è dato di vivere vogliamo riscoprire la gioia semplice dell'accoglienza della fede, dell'ospitalità senza riserve, dell'amore che non fa calcoli. Desideriamo riappropriarci dell'arte del prenderci cura, di essere samaritani della gioia fino al dono della vita. Vogliamo accogliere nel nostro cuore l'umanità ferita, sola e infelice e avvolgerla con il manto della misericordia e dell'amore di Dio, della tenerezza di Maria.
Sappiamo quanto ha sofferto don Bosco notando che nel suo oratorio le caratteristiche di casa e famiglia stavano venendo meno e venivano sostituite da comportamenti forse più efficaci sul piano della disciplina, ma non certo più favorevoli alla crescita in umanità delle giovani generazioni.

Maria, la madre a cui affidarsi

La presenza di Maria, la Madre e la Maestra che il personaggio del sogno dei nove anni aveva donato a Giovanni Bosco per accompagnarlo nella sua missione, non è decorativa o devozionale, ma essenziale perché indica un modo di vivere, uno stile, un'arte di rapportarsi che è il fondamento di una umanità chiamata alla comunione e alla solidarietà. Alla base della crescita c'è un atto di amore, di accoglienza e di affidamento, come percepì chiaramente Santa Maria Domenica Mazzarello sulla strada di Borgo Alto a Mornese quando risuonarono nel suo cuore le parole: "A te le affido: abbine cura!".
Papa Francesco testimonia che un rinnovato affidamento a Maria, una ritrovata fiducia reciproca, una fede e una speranza più forti in Gesù sono il presupposto di una umanità capace di vivere in comunione, di sostenersi a vicenda, di donarsi reciprocamente il perdono e la misericordia che Dio elargisce in abbondanza a tutti noi.
Il Bicentenario della nascita di don Bosco, a cui ci stiamo preparando già da alcuni anni, ci rinnovi nell'amore a Maria e ci faccia ritrovare la gioia di vivere come Lei aperti a Dio e disponibili ad incontrare in profondità tutti i suoi figli e figlie.

Suor Yvonne Reungoat - Superiora generale fma


RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2014 - 3  
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