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  ARCHIVIO RMA 2013 : ESPERIENZE - INTERVISTE - AVVENIMENTI - FATTI -.... ecc.
             
MAMME SULLE ORME DI MARIA : La prima notte di quiete
La Via Crucis di una madre che, come Maria, impotente, segue la figlia in un percorso di sofferenza e autodistruzione. Poi, in fondo al tunnel, una luce.

"La prima notte di quiete" è un film di Valerio Zurlini del 1972, con uno splendido Alain Delon come protagonista: il titolo fa riferimento ad una frase di Goethe in cui la morte è vista come una "notte quieta", la prima, perché finalmente priva di sogni. Ho scelto per questo spunto per il mio articolo non per parlare di morte, ma perché mi è sembrata la migliore sintesi per la storia di Carla. Carla, una donna dalla vita normale, tranquilla, madre di una ragazza di diciassette anni che da un momento all'altro, in un tardo pomeriggio di alcuni anni fa, ha visto andare in mille pezzi il suo mondo. tava aspettando che sua figlia Giada tornasse da scuola; era un po' in ritardo ma non era preoccupata perché capitava spesso che la ragazza si fermasse a chiacchierare con le compagne: Giada era allegra, socievole, affettuosa e molto scelta dalle amiche. Quella volta però il ritardo si prolungò un po' troppo… e quando finalmente sentì suonare il campanello il suo sollievo di Carla durò poco perché si trovò davanti la figlia stravolta e stremata: nel tragitto scuola­casa, con la forza, era stata costretta da uno sconosciuto ad entrare nell'androne di una vecchia casa e le era stata usata violenza. Quante volte, purtroppo, Carla avere letto sui giornali o sentito alla televisione di casi di stupro, tante, troppe. Ne era stata scossa, aveva provato sentimenti di rabbia, pena, solidarietà per quelle donne, aveva invocato leggi più severe, ne aveva discusso animatamente con le sue amiche, si era interrogata per capire da che cosa nascesse questa volontà maschile di sopraffare le donne e di umiliarle. Ora era toccato anche a Giada, alla sua Giada, alla sua bambina e lei era lì impietrita, incapace di trovare le parole giuste, i gesti adatti per consolarla: anche lei in quel momento era stata violentata nel suo spirito materno, attraverso quel giovane corpo che aveva tenuto dentro di sé per nove mesi, che aveva protetto, curato, amato nel corso degli anni.

Perché non urli?

Giada non pianse, non urlo', non buttò fuori il suo dolore, la sua rabbia, la sua disperazione, si rinchiuse a riccio e come un riccio tirò fuori gli aculei ed iniziò a costruire attorno a sé una fortezza inespugnabile che la isolasse da quel mondo minaccioso e dalla gente cattiva che lo abitava, una difesa dagli altri … ma purtroppo non da se stessa. Carla cercò in ogni modo di far breccia in quel muro di sofferenza, di aprire un varco, di rompere quel silenzio. Accompagnò anche la figlia da uno psicologo ma Giada con collaborava, era come distaccata ed assente e giorno dopo giorno si allontanava sempre di più da tutto, da tutti, compresa lei, sua madre. Era diventata la peggior nemica di se stessa: iniziò a non mangiare quasi più, perse peso, divenne magrissima, anoressica,una figurina dolente che girava per casa con gli occhi e il cuore vuoto. Aiutare chi non vuol essere aiutato è difficilissimo: Carla cercò tutte le maniere possibili e trovò aiuto nel pensare alla Madonna che seguì la via Crucis di suo figlio Gesù, ferito nel corpo e nello spirito dalla cattiveria e dall'indifferenza degli uomini. Un figlio tanto amato che Maria potè aiutare solo con la sua addolorata presenza, seguendo a distanza la sua sofferenza sino alla croce, senza poter fare altro, senza poter impedire tutto quel dolore e quell'umiliazione.

Carla sotto la croce…

Anche Carla fu spettatrice impotente della rovinosa strada che Giada intraprese: iniziò a non frequentare più la scuola, a restare quasi tutto il giorno fuori casa, a rientrare sempre più tardi la sera e a non tornare a casa per giorni. Infine come molti giovani sofferenti e disorientati, Giada approdò al mondo della droga, a quel miraggio di consolazione che travolge e distrugge e non tornò più a casa. Un dolore profondo e costante divenne il compagno di Carla, un compagno che non la lasciava mai durante il giorno, che le impediva di riposare di notte facendole fare sogni terribili. Dov'era Giada? Cosa le era successo? Ogni telefonata, ogni squillo di campanello erano per Carla come grida di allarme, era sempre in attesa di qualche tremenda notizia . Poi un giorno uno squillo alla porta pose fine alle sue angosciose domande: due poliziotti le annunciarono che Giada era stata arrestata per spaccio di droga. Carla, nel Commissariato di Polizia finalmente rivide sua figlia, segnata dalla vita nel fiisico ma con una luce negli occhi che era come una richiesta, un grido di aiuto, una mano protesa. Carla comprese che da quel momento avrebbe potuto aiutarla: avrebbe stretto quella giovane mano per riporla a sé, per tirarla fuori dal baratro. Quella sera tornò a casa un po'più serena, aveva ritrovato sua figlia e quella notte non avrebbe pensato a dove potesse essere finita, come aveva fatto nelle notti passate.Quella sarebbe stata dopo tanto tempo la prima notte di quiete.

                                   Francesca Zanetti - redazione.rivista@ausiliatrice.net


        RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 4  
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