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  ARCHIVIO RMA 2013: Maria nell'Arte - Mariologia - Spiritualità - Devozione - Esperienze ... ecc.

              MARIA NEI SECOLI:  La Madonna della Cintola di Benozzo Gozzoli


"Allora anche l'apostolo Tommaso fu trasportato all'improvviso sul monte degli Ulivi e vide il corpo di Maria dirigersi verso il cielo, e si mise a gridare: O madre santa, madre benedetta, madre immacolata! Allora la fascia con cui gli apostoli avevano cinto il corpo della Madonna fu lanciata a Tommaso. Ed egli la prese, la baciò e scese a valle con gli altri discepoli". Così si legge nel vangelo apocrifo "Transito della Beata Vergine Maria" attribuito a Giuseppe d'Arimatea, composto alcuni secoli dopo i vangeli canonici. Si sa che i vangeli apocrifi sono testi non ispirati e frequentemente contengono storie edificanti e fatti mirabolanti, spesso utilizzati dai predicatori e dagli artisti. La tavola, usualmente denominata Madonna della Cintola, di cui ci stiamo interessando fu dipinta dal pittore toscano Benozzo Gozzoli nel 1450 per la chiesa francescana di San Fortunato a Montefalco in Umbria. L'importante presenza di Benozzo a Montefalco è suffragata anche da un ciclo di affreschi che raccontano la vita di San Francesco con affigurati i fatti più significativi occorsi al santo di Assisi. La tavola nel 1848 fu donata dai cittadini di Montefalco al papa Pio IX ed è tuttora conservata nei Musei Vaticani. Benozzo Gozzoli utilizzò, e come lui tanti altri prima e dopo, il testo apocrifo per raffigurare un episodio dell'assunzione di Maria al cielo. Questo dogma è stato definito nel 1950 da Pio XII, ma la tradizione cristiana, spogliata da tutti i dati fantastici, ha da sempre ritenuto che Maria è stata assunta con il suo carpo accanto al figlio suo risorto.

L'opera

Gli elementi che costituiscono l'opera sono dei più tradizionali: una tavola centrale, con l'episodio principale, è contenuta entro due lesene corinzie con raffigurati i santi patroni della chiesa e dell'ordine francescano. In basso, una predella racconta gli episodi principali della vita della Vergine. La scena principale è concepita in modo tale da incentivare la devozione: la Madonna è seduta su un trono di nubi è circondata da una miriade di angeli; alcuni, in primo piano, suonano degli strumenti musicali, gli altri, defilati, sono in atteggiamento di preghiera. Il fondo oro è trattato in modo che sulla superficie siano ricavati raggi che creano il senso della gloria e dello splendore del paradiso cui è destinata la Vergine. Inginocchiato, e proteso verso la madre di Dio, Tommaso tiene un capo del cinto che gli è porto e sostenuto per l'altro capo da Maria; tra i due intercorrono gli sguardi che dicono il significato del dono: è l'estremo saluto all'apostolo che ha la ventura di essere sempre in ritardo. Alcuni elementi naturalistici ambientano la scena: un albero, tenace come la fede di Maria, è piantato tra le rocce, aspre e desolate e in mezzo ad un prato, ricco di tutte le erbe prodotte dalla natura, è collocato il sepolcro dal quale, poco prima, la Madonna ha preso il volo, non vuoto ma pieno di fiori. Sulle due lunghe lesene corinzie laterali sono raffigurati sei Santi: quattro francescani (i primi in alto e gli ultimi in basso) intervallati da due santi locali; in ordine San Francesco d'Assisi, San Fortunato in abiti vescovili, San Bernardino da Siena, San Ludovico di Tolosa, San Galgano e Sant'Antonio da Padova. La predella narra la vita della Vergine nei suoi momenti salienti: ai due estremi la sua nascita e la sua morte e, in successione, il matrimonio con Giuseppe, l'annunciazione, la natività di Gesù e la sua presentazione al tempio. Sono tavolette dipinte con freschezza e con una verve narrativa tipica di Benozzo.

Il pittore

Benozzo di Lese di Sandro, soprannominato Gozzoli dal Vasari, era nato a Scandicci nel 1420. Trasferitosi ancora fanciullo a Firenze con la famiglia entrò nella bottega del Beato Angelico e con il maestro partecipò all'impresa della decorazione delle celle dei domenicani nel convento fiorentino di San Marco. Seguì il maestro al lavoro in diverse imprese, a Roma, nella cappella Niccolina in Vaticano, fino ad Orvieto nella decorazione della volta della cappella di San Brizio. Fu successivamente in Umbria, a Montefalco dove realizzò le opere che conosciamo e finalmente a Firenze dove, nel 1459 completò l'opera sua più famosa: la cavalcata dei Magi nella cappella del palazzo Medici. Si trasferì a San Gimignano dove, nell'abside della chiesa di Sant'Agostino, dipinse le storie con la vita del Santo. Portò a compimento numerose commissioni per chiese e confraternite di tanti luoghi della toscana: la morte lo colse a Pistoia il 4 ottobre 1497.

                                    Natale Maffioli sdb: maffioli.rivista@ausiliatrice.net
                                               
                   


            RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 4  
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