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        ARCHIVIO RMA 2013: Maria - Mariologia - Spiritualità - Devozione - Esperienze ecc.

IN CAMMINO CON MARIA:  Da 'vedere un segno' ad 'essere segno'

Maria esce dalla casa natale, inizia il suo viaggio, metafora di un "pellegrinaggio nella fede" e di tutte le tappe nel cammino della vita. Maria parte da Nazareth dietro un "segno" inviatole dall'angelo: " Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile" (Lc 1,36). Nella modesta casetta del sacerdote Zaccaria, l'anziana Elisabetta attende il figlio donatole per grazia sorprendente. Questo fatto deve essere per Maria una prova della potenza di Dio a cui "nulla è impossibile" (Lc 1,37).

Nulla è impossibile a Dio

Quando Sara, moglie di Abramo, rideva incredula al pensiero di poter ancora partorire nella vecchiaia, il Signore le fece questa domanda: "C'è forse qualcosa impossibile per il Signore? " (Gn 18,14). Così il figlio della promessa, Isacco, porta il nome che significa "che Dio gli arrida", e che è, in persona, un segno della benevolenza meravigliosa di Dio (cf Gn 21,7). Al popolo scoraggiato e travolto dalla sofferenza Isaia invita a fidarsi di colui che può tutto: "Ecco non è troppo corta la mano del Signore da non poter salvare; né tanto duro è e il suo orecchio, da non poter udire" (Is 59,1), di colui che ama operare segni sorprendenti: "Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?" (Is 43,19).
Maria cammina verso la montagna animata dalla fiducia in Dio. Come dirà poi nell'esplosione di gioia del Magnificat, il Signore è per lei "Salvatore", "l'Onnipotente", un Dio che opera "grandi cose" in lei e in tutto il mondo, un Dio che "si ricorda della sua misericordia" e la stende "di generazione in generazione su quelli che lo temono" (Lc 1,47.49-50).

Maria, l'aurora

La fiducia di Maria è rafforzata dal "segno" offertole da Dio, ma in realtà, Maria stessa è un segno di Dio dato all'umanità, "un segno di speranza e di consolazione" (Lumen Gentium n.68). Infatti Maria segna l'aurora che precede il sorgere del sole, segna l'irrompere della salvezza nella storia secondo la profezia di Isaia: "Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio" (Is 7,14), la sua esistenza segna "la pienezza del tempo" (Gal 4,4). Mentre Isacco, il bambino di Sara, e Giovanni, il bambino di Elisabetta, portano il messaggio che Dio può tutto, il bambino di Maria è il Dio che può tutto, il Dio onnipotente fattosi uomo debole e nascosto.
Nel cammino di fede di Maria, c'è una circolarità tra scoprire il segno di Dio negli altri e essere segno di Dio per altri. Si tratta della meravigliosa solidarietà tra i credenti. L'incontro tra Maria e Elisabetta la rivela nella sua piena bellezza.
Maria e Elisabetta: due donne protese verso il futuro del loro grembo, due donne che custodiscono dentro di sé un mistero ineffabile, un miracolo stupendo. La coscienza d'essere rese oggetto di particolare predilezione di Dio le unisce, la missione comune di collaborare con Dio per un progetto grandioso le entusiasma e le fa esplodere in benedizione e in canto di lode, l'esperienza della maternità prodigiosa le rende solidali.

Vocazione a ricevere

Il prodigio di Dio in Elisabetta è stato per Maria un "segno" che l'ha aiutata a pronunciare il suo fiat; ora il prodigio di Dio in Maria è segno per Elisabetta, un segno che suscita in lei una confessione di fede. Così le due donne sono, l'una per l'altra, luogo di scoperta di Dio, epifania della sua grandezza e motivo per cui lodarlo e ringraziarlo. Nel riconoscersi reciprocamente come segno di Dio, la loro comunicazione, densa di intuizione e di intesa profonda, permeata dal rispetto per il mistero, si fa benedizione, si fa canto e poesia. Il confronto vicendevole nella fede fa sgorgare la profezia vicendevole, animata dalla forza dello Spirito. Insieme, tutte e due, diventano segno della solidarietà di Dio con tutta l'umanità.
Inoltre, l'incontro di Maria con Elisabetta nella situazione emblematica della gravidanza è un segno paradigmatico che rivela la solidarietà profonda di Maria con tutte le donne. In Maria la donna riconosce la propria dignità, si scopre d'essere nel progetto di Dio luogo di gestazione di novità, grembo del futuro, terreno dell'avvento di Dio. In Maria la donna prende più profonda coscienza della propria vocazione di ricevere, custodire, donare e far crescere la vita, di generare speranza; in lei la donna impara a convivere con il miracolo, a dimorare nel mistero, a gustare la bellezza dell'amore, in lei la donna trova una "sorella".
Maria, riconoscendo le "grandi cose" operate in lei dall'Onnipotente, è resa il "grande segno" di speranza nell'onnipotente Dio. La Chiesa, pellegrinante in questa storia tra difficoltà e prove, guarda a Maria che brilla dinanzi a lei "quale segno di sicura speranza e di consolazione" (Lumen Gentium 68). Per questo Paolo VI, al termina la sua Esortazione Apostolica Marialis cultus, invita l'uomo d'oggi a innalzare gli occhi a Maria, segno profetico di speranza: ella "offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull'angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte" (n.57).

Maria Ko Ha Fong fma - kohafong.rivista@ausiliatrice.net     



     RIVISTA MARIA AUSILIATRICE  2013 - 2  
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